Le dichiarazioni del sottosegretario alla presidenza

Tav: la Lega insiste, per fermarla non basta Conte, ci vuole un voto del Parlamento

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

ROMA – Per fermare la Tav non bastano «né Conte né il Consiglio dei ministri: serve un voto del Parlamento». La Lega è convinta che alla fine la Tav, anche se rivista e corretta, si farà. E la ragione la sintetizza Giancarlo Giorgetti. Serve un voto delle Camere per bloccare l’opera, perché l’opera è partita con la ratifica di un trattato internazionale: in Parlamento i Sì sono sulla carta una larga maggioranza, considerato che anche Fi e Pd sono a favore.
Il giorno dopo, la tregua armata nella maggioranza sulla Torino-Lione mostra così già le prime crepe e la crisi di governo, prima proclamata e oggi negata, appare un rischio solo rinviato. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dopo aver informato il presidente francese Emmanuel Macron e il presidente della commissione Ue Jean Claude Juncker sul supplemento di riflessione richiesto sulla Tav, si prepara ad aprire  un’interlocuzione sull’opera per riequilibrare costi e benefici.
Sapendo che la Lega spinge per il progetto di mini o nuova Tav, che taglierebbe ad esempio la stazione di Susa. Il M5s preme per il No a un’opera che urta la sensibilità dei militanti, tanto che Luigi Di Maio evita pure di citare la parola Tav: Vale il contratto di governo, dice.
Di Maio e Matteo Salvini sono entrambi a Milano, ma non si vedono né si sentono. La tensione tra alleati è palpabile. Ma siglata la tregua, i vicepremier tornano a rassicurare sulla tenuta del governo. Durerà altri quattro anni, dichiara il capo del M5s. Mai parlato di crisi. Di Maio è corretto e leale: deluderò chi parla della mancata storia d”amore tra di noi, afferma il leader della Lega. Ma il ministro dello Sviluppo tra le righe accusa Salvini di alimentare un senso di instabilità.
Giorgetti, dopo aver ricordato che dovrà pronunciarsi il Parlamento, invoca il modello svizzero, dove per il San Gottardo si è deciso con un referendum e la tassazione dei tir. Lunedì mattina il cda di Telt darà il via libera agli avis de marchés, gli inviti a presentare la candidatura, che rappresentano la prima fase dei bandi per scavare 45 km del tunnel di base in territorio francese.

Il governo, ricorda Di Maio, ha sei mesi per ridiscutere il progetto e intanto rilanciare le infrastrutture. Ma anche su questo terreno,
Salvini rilancia: «Almeno ora i miei amici di governo hanno capito che oltre alla Tav ci sono altri 300 cantieri fermi da anni. A Conte chiederò di portare a giorni, non a mesi in Cdm il decreto sblocca cantieri. E’ emergenza nazionale» .
Ma la crisi di governo sfiorata, rianima la battaglia dell”opposizione. Matteo Renzi rivendica di aver tenuto il Pd fuori da un’intesa con M5s: «La strategia dei pop-corn ha funzionato e ha indebolito anche Salvini visto che al Nord avrà difficoltà a ritornare», dichiara. Da Forza Italia, che si è detta pronta a lanciare il referendum sulla Tav, Mariastella Gelmini parla di vergogna e tradimento del Nord,
dell’Italia e dell’Europa, con un rinvio di ogni decisione fatto solo per difendere le poltrone di governo

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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