Giovedì 11 aprile alle 20

Firenze: tutto esaurito in prevendita per la «Sinfonia dei mille» diretta da Luisi al Maggio Musicale

di Roberta Manetti - - Cronaca, Cultura

Fabio Luisi, direttore musicale del teatro del Maggio (foto Pietro Paolini-TerraProject)

FIRENZE – Torna il Ciclo Mahler al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, dove giovedì 11 aprile Fabio Luisi dirige la colossale Sinfonia n. 8 in mi bemolle maggiore di Gustav Mahler, detta «Sinfonia dei mille», non perché alluda ai garibaldini, ma per lo sterminato organico strumentale e vocale che prevede: otto solisti (tre soprani, due contralti, un tenore, un baritono e un basso) e un doppio coro misto di oltre cinquecento elementi, trecentocinquanta voci bianche, centosettanta strumenti in orchestra e un organo; tant’è che al Coro del Maggio Musicale, per la serata, si aggiunge il Coro del Teatro Carlo Felice di Genova. Non sono frequentissime le occasioni di ascoltare dal vivo questa sinfonia così dissimile dalle altre (a Firenze mancava in cartellone dagli anni Ottanta), e giustappunto il concerto ha fatto segnare con buon anticipo un altro “tutto esaurito” al Maggio. Solisti per questa esecuzione sono i soprani Jennifer Rowley, Valentina Farcas e Francesca Longari, i contralti Olesya Petrova e Diana Haller, il tenore Brenden Gunnell, il baritono Roman Trekel e il basso Rafał Siwek.

Un’opera della cui grandezza e originalità era ben consapevole lo stesso autore: «Ho appena finito la mia Ottava, è la più grande che abbia scritto fino adesso, è così particolare nel contenuto e nella forma che niente si può scrivere su questo. Pensate che l’universo cominci a emettere musica e suoni. Non sono più voci umane ma pianeti e soli che ruotano». Nell’estate del 1906, mentre si trova a Maiernigg per le vacanze estive, Mahler si imbatte nel testo dell’inno liturgico “Veni, creator spiritus”: in preda a un impetuoso slancio creativo il compositore stende in sole otto settimane quello che diventerà un affresco sinfonico-corale grandioso.

Dopo le ultime tre sinfonie puramente strumentali – Quinta, Sesta e Settima – Mahler decide di ritornare alla voce umana, strumento privilegiato a cui affidare il messaggio di amore al centro della sua nuova creazione. Sebbene per l’innovativo impianto formale – due soli monumentali movimenti interamente cantati – si discosti dalla struttura canonica della sinfonia, avvicinandosi piuttosto all’oratorio o alla cantata, l’Ottava soggiace tuttavia a una volontà costruttiva unitaria e di respiro sinfonico, sottolineata dai continui rimandi tematici, tonali e poetici tra le due macro sezioni, tanto che l’apparente distanza tra l’inno liturgico medievale nel primo movimento e l’ultima scena del Faust di Goethe nel secondo sembra annullata dall’idea comune di amore universale, inteso come amore creatore e redentore. Con l’Ottava Mahler ottenne il suo più alto riconoscimento in vita; quell’opera ibrida in cui convivono scritture molteplici, dal dotto contrappunto al sinfonismo tardo romantico, dal corale allo stile vocale teatrale, fu accolta da quasi trenta minuti di applausi ininterrotti, il doveroso omaggio alla grandezza di un musicista acclamato unanimemente solo in quell’occasione.

La prima esecuzione fu a Monaco, nella nuova sala da concerto nel Parco Esposizioni della città, il 12 settembre 1910. Fu un avvenimento senza precedenti. Bruno Walter, che era presente, ricorda che al termine dell’esecuzione, mentre il pubblico applaudiva entusiasticamente, Mahler risalì il palcoscenico fino al coro dei bambini, stringendo le piccole mani protese verso di lui. Fra gli amici ed ospiti illustri c’era anche Thomas Mann. Poche settimane prima Mahler aveva dedicato l’opera alla moglie Alma.

Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

Giovedì 11 aprile alle 20

 

 

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