In aula Mori e De Donno

Trattativa Stato-mafia: al via processo d’appello a Palermo

di Paolo Padoin - - Cronaca, Primo piano

PALERMO – E’ iniziata con la lettura della relazione introduttiva del Presidente della Corte d’assise d’appello di Palermo Angelo Pellino l’udienza del processo d’appello per la trattativa tra Stato e mafia. Il Presidente, giudice a latere Vittorio Anania, ha già annunciato che la relazione sarà molto lunga e che si protrarrà per almeno quattro udienze. In aula alcuni degli imputati, tra cui il generale Mario Mori e il colonnello Giuseppe De Donno, con i loro legali.

La prima udienza del dibattimento d’appello  si apre anche con la richiesta di una perizia che accerti se Massimo Ciancimino, imputato e superteste, sia in grado di partecipare coscientemente al processo. Un giallo, quello delle condizioni di salute del figlio dell”ex sindaco mafioso di Palermo, visto che un certificato medico del carcere attesta che l”imputato sarebbe lucido. Per i legali, invece, Ciancimino ha avuto un ictus cerebrale e non sarebbe in grado di partecipare coscientemente al processo. Sulla questione i giudici si sono riservati la decisione.

Il dibattimento arriva a un anno dalla sentenza di primo grado che condannò tutti gli imputati, fatta eccezione per Nicola Mancino, che era accusato di falsa testimonianza. I giudici avevano condannato a dodici anni di carcere gli ex vertici del Ros Mario Mori e Antonio Subranni, accusato di minaccia a corpo politico dello Stato. Stessa pena per l’ex senatore Marcello Dell’Utri e Antonino Cinà, medico fedelissimo di Totò Riina. Otto gli anni di detenzione inflitti all’ex capitano dei carabinieri Giuseppe De Donno, ventotto quelli per il boss Leoluca Bagarella. Prescritte, come richiesto dai pubblici ministeri, le accuse nei confronti del pentito Giovanni Brusca.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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