tre anarchici accusati di attentati con finalità di terrorismo

Terrorismo, il pericolo anarcoinsurrezionalista è sempre in agguato. L’inchiesta della procura di Milano

di Paolo Padoin - - Cronaca, Cultura, il Blog di Paolo Padoin, Lente d'Ingrandimento, Politica

Buste esplosive  ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

Mentre la sinistra, con il governatore toscano Rossi in testa, manifesta e lancia allarmi contro il risorgere del pericolo fascista, organizza presidi e manifestazioni violente per non far parlare il ministro Salvini, definito anch’egli razzista e fascista, nel migliore stile della sinistra che denigra gli avversari, la magistratura più seria si occupa di quel che avviene nella galassia degli anarcoinsurrezionalisti che si scoprono costituire un pericolo per la democrazia. E nel frattempo buste con proiettili vengono inviate anche al ministro Salvini, e intercettate dalle Poste.

In molte sedi, in particolare Padova e Torino, sono state molte le inchieste nate da verifiche fatte dagli organi di polizia su mia indicazione, quando ero prefetto in quelle città. Ricordo per tutte i 17 arresti a Padova per l’inchiesta sulle nuove Brigate Rosse, e la conseguente chiusura del centro sociale Gramigna. O a Torino le tante inchieste contro centri sociali e frange violente dei No tav. Ebbene quelle inchieste e quelle tesi vengono confermate adesso dall’ultima inchiesta della Procura di Milano, che ha portato all’arresto di tre anarcoinsurrezionalisti – Giuseppe Bruna, Robert Firozpoor e Natascia Savio – accusati di attentati esplosivi contro i pubblici ministeri di Torino e contro il direttore del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Costoro devono rispondere di attentato
con finalità di terrorismo.

La Procura ipotizza la «saldatura tra due componenti dell’anarcoinsurrezionalismo: quella più sociale e interventista, che appoggia anche forme di protesta come il movimento No Tav, e quella più insurrezionalista e violenta che fa attentati esplosivi. Gli inquirenti hanno  spiegato che negli ultimi anni ci sono stati anche tredici attacchi ai carabinieri, l’ultimo dei quali a Roma, più un attentato anche al Ris di Parma, in cui era coinvolto sempre Alfredo Cospito, l’anarchico detenuto delle Fai-Fri che le indagini definiscono l’ideologo da cui hanno tratto ispirazione i tre arrestati e che è stato anche condannato con il compagno Nicola Gai per l’attentato all’ad di Ansaldo nucleare, Roberto Adinolfi, avvenuto a Genova. «I tanto denigrati pacchi-bomba sono una pratica antica che fa parte della tradizione anarchica». Sono queste – così venivano riportate dai siti internet di area antagonista – le espressioni utilizzate da Cospito per spiegare le azioni del gruppo.

Nel corso della conferenza stampa, investigatori e inquirenti hanno elencato tutti gli attacchi della galassia anarco-insurrezionalista degli ultimi anni, facendo riferimento, poi, anche al documento «Per un giugno pericoloso», elaborato in un centro sociale romano nell’aprile 2017 per spingere la lotta anarchica a forme più violente. E
hanno fatto riferimento anche ad un ultimo blitz del febbraio scorso nei confronti di una cellula che aveva compiuto diversi attentati a Trento.
Il pm Nobili ha ricordato che i due colleghi torinesi Sparagna e Rinaudo, oltre ad essere i destinatari di due plichi
esplosivi, avevano subito anche una campagna pesantissima di minacce, mentre l’allora direttore del Dap Consolo era accusato dagli anarco-insurrezionalisti di aver applicato, a detta loro, un regime troppo duro nei confronti di alcuni anarchici detenuti.
Un quadro sicuramente inquietante e pericoloso, al quale la politica dovrebbe prestare maggiore attenzione, sostenendo l’azione delle forze dell’ordine e della magistratura, e non sempre, per esperienza personale, risulta averlo fatto.

E’ sempre presente nella sinistra la tesi giustificatoria dei compagni che sbagliano, di nefasta memoria, riferita allora, negli anni di piombo alle gesta delle Brigate Rosse. Anche il ministro Salvini dovrebbe distogliere l’attenzione concentrata quasi esclusivamente sulla vera e propria guerra ingaggiata con a migranti e le navi ong o a provare la sua fede religiosa con manifestazioni estemporanee e in sostanza controproducenti. Si concentri piuttosto sulla lotta antiterrorismo interno, seguendo le indicazioni delle efficienti strutture del Ministero dell’interno e di quella parte di magistratura che non apre inchieste preferibilmente sui politici di centrodestra, ma segue e contrasta, come suo dovere, i pericoli per la democrazia che arrivano anche da altre parti.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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