M5S: processo a Di Maio per frenare i malumori. Conte chiede la fiducia a Salvini
ROMA – Matteo Salvini lancia la flat tax, vuole 30 miliardi, e vuole tutte le altre sue iniziative di governo (federalismo, eccetera), imponendo la forza del risultato elettorale. Il premier, Giuseppe Conte, chiede in sostanza la fiducia a Salvini: vuol sapere se deve continuare a stare a Palazzo Chigi o no. Per questo pensa a un vertice con lo stesso Salvini e con Di Maio per capire a che punto siamo dopo lo tsunami che ha travolto il Movimento 5 stelle nel voto per le europee. Di Maio, da parte sua, è nell’occhio del ciclone, messo in discussione per il troppo potere e perfino er i troppi incarichi. C’è chi vorrebbe metterlo sotto tutela. A poche ore da un’assemblea congiunta di deputati e senatori grillini, che ha il sapore della sfida all’ O.K. Corral, è già iniziato il processo a Luigi Di Maio. E, questa volta, non si tratta solo dei soliti ortodossi. Il malumore è esteso, variegato, include praticamente gli interi gruppi parlamentari trovando il suo apice nelle parole che Gianluigi Paragone – tra i presenti alla riunione ristretta del Mise – affida ai media nel pomeriggio. «La generosità di Di Maio di mettere insieme 3-4 incarichi in qualche modo, deve essere rivista», scandisce il senatore. Probabile che il vicepremier annunci l’istituzione di una sorta di segreteria politica, di 5-10 membri e composta da persone non al governo. Organismo nel quale potrebbe rientrare Alessandro Di Battista.
Intanto, sul Movimento, regna la confusione. Di Maio per tutta la giornata evita microfoni e corridoi parlamentari, al lavoro con il suo staff. Nel pomeriggio vede alcuni esponenti di spicco del M5S, come i due capigruppo D’Uva e Patuanelli e, probabilmente, i ministri Fraccaro e Bonafede. Il malcontento, soprattutto tra i dimaiani, monta quando Paragone scandisce la necessità di una leadership 24h. «Sai come le chiamo io queste persone? Traditori. E un traditore è sempre un traditore», sbotta un deputato in Transatlantico. Se oggi, in assemblea, tutti dovessero chiedere più partecipazione e una rivoluzione nella gestione del Movimento e delle sue scelte solo una parte, minoritaria, potrebbe chiedere le dimissioni di Di Maio da capo politico. Magari allegando alla richiesta un documento scritto, con tanto di
firme. Il testo per ora, sembrerebbe non ancora nero su bianco ma non è un caso, la presenza a Montecitorio della senatrice Paola Nugnes, dissidente di lungo corso. E nel regno del dissenso si inseriscono anche Carla Ruocco e Roberta Lombardi. In silenzio, per ora, resta Roberto Fico. Ma il suo silenzio comincia ad essere assordante, in vista di un’assemblea dove i veleni coperti dalle ragioni di governo usciranno con tutta la loro evidenza. E dove non è escluso che si punti il dito anche sulla stessa squadra scelta per l’esecutivo, giudicata troppo debole rispetto allo strabordante Salvini. Di Maio potrebbe parare il colpo annunciando una profonda riorganizzazione del M5S e una segreteria con il ritorno in grande stile di Di Battista. Oggi, probabilmente, ne parlerà con Davide Casaleggio, atteso a Roma. Poi affronterà i parlamentari. Con un gradito incitamento che giunge in serata. «Fu la necessità a far sì che Aristide tornasse per sconfiggere i persiani», scrive la compagna Virginia Saba su Instagram.
