L’Italia invecchia, la salvezza è l’immigrazione. Parola di Visco, il refrain dei poteri forti

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

I poteri forti insistono nel sottolineare le difficoltà del Governo e dell’Italia, vogliono assolutamente il ritorno della sinistra al potere, come se questo bastasse per risolvere i problemi, molti dei quali sono stati causati proprio nel periodo dei governi di quella maggioranza. La Banca d’Italia, gli industriali, l’Ue, i vescovi il Papa, tutti alleati nel denigrare il governo gialloverde e nell’auspicare una svolta, visto che lo spread aumenta come ai tempi del duo Napolitano – Monti che scalzarono, con l’appoggio della grande finanza e dell’Europa, il Governo Berlusconi, in spregio alla volontà degli elettori.

Adesso Visco ripete il trito refrain dell’Italia Paese già vecchio e destinato ad invecchiare ancora di più negli anni a venire, la soluzione dei cui problemi può essere data solo dall’immigrazione che ringiovanisce l’età media e ci salva le pensioni. Boeri docet. Tanto più perché, complici i ritardi strutturali dell’economia, i giovani cervelli continuano a fuggire all’estero. Per questo, conferma il Governatore, il segreto del futuro economico dell’Italia potrebbe risiedere anche nel ruolo chiave dell’immigrazione. E di quella qualificata in modo particolare. Della quale però in Italia non c’è quasi traccia, solo nullafacenti, sbandati, massa a disposizione della criminalità, ma anche mano d’opera nei settori abbandonati dagli italiani.
A sostegno della sua tesi Visco cita le previsioni di Eurostat secondo cui «nei prossimi 25 anni la quota della popolazione con almeno 65 anni raggiungerà il 28% del complesso dell”Unione, il 33% in Italia». E da noi la popolazione tra i 20 e i 64 anni diminuirà di 6 milioni. «L’immigrazione può dare un contributo alla capacità produttiva del paese – suggerisce il Governatore – ma vanno affrontate le difficoltà che incontriamo nell”attirare lavoratori a elevata qualificazione così come nell’integrazione e nella formazione di chi proviene da altri paesi».

Dai primi anni ’90 il numero degli immigrati supera ogni anno quello degli emigrati, con il saldo che ha continuato a salire per arrivare nel 2018 a quasi 190.000 persone, lo 0,3% della popolazione. La quota dei laureati tra gli stranieri, pari a quasi il 13%, è meno della metà della media Ue. Mentre l’emigrazione dei nostri giovani ha raggiunto lo 0,5% nel 2017, quintuplicandosi nell”arco di 10 anni e quella dei laureati, pari allo 0,4%, è raddoppiata.
I dati parlano chiaro: da qui al 2030 senza il contributo dell”immigrazione, la popolazione di età compresa tra i 20 e i 64 anni calerebbe di 3,5 milioni e di ulteriori 7 nei successivi 15 anni, sostiene Visco, che ribadisce:  «Queste prospettive sono rese più preoccupanti dall’incapacità del Paese di attirare forze lavoro qualificate dall”estero e dal rischio concreto di continuare anzi a perdere
le nostre risorse più qualificate e dinamiche».

Analisi corretta, belle critiche nello stile aulico della Banca d’Italia, peccato che quest’istituzione, al di là di queste analisi annuali e della bacchettate preferibilmente ai governi non progressisti, non sia riuscita a fornire un contributo di proposte costruttive, capaci di indirizzare l’azione del Governo in un modo più corretto. Senza dimenticare che l’invasione di immigrati non qualificati, in gran parte irregolari o economici, è avvenuto proprio nel periodo 2011 – 2016, quando comandavano i governi di centrosinistra, che ci hanno riempito di presunti rifugiati e profughi da mantenere di tutto punto, mentre la Merkel e la Germania si accaparravano l’immigrazione qualificata proveniente dalla Siria, utile per la loro economia. Ma di questo nella dotta relazione di Visco non c’è traccia.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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