I rischi di andare controcorrente

Maestro Zeffirelli, riposa fra i Grandi e ignora il professor Ignoto

di Sandro Bennucci - - Cinema, Cronaca, Cultura, il Blog di Sandro Bennucci, Lente d'Ingrandimento

Franxo Zeffirelli (foto FirenzePost)

Franco Zeffirelli e la sua Firenze (foto Firenze Post)

Ha ricevuto l’abbraccio di Firenze e l’inchino del mondo, Franco Zeffirelli, che tutti onorano, giustamente, come il Maestro. Ora riposa alle Porte Sante. Quel cimitero, sotto la millenaria basilica di San Miniato, che aspetta qualcuno (ci sarà un moderno Ugo Foscolo?), capace di raccontare l’insieme dei Grandi contemporanei che lo popolano: Vasco Pratolini, Pietro Annigoni, Giovanni Spadolini. E, ma sì, anche Mario Cecchi Gori, nonostante le stroncature che i suoi film, nei decenni, hanno subìto da tanti critici. Soprattutto da coloro che andavano nelle sale semivuote: perchè le pellicole che prediligevano venivano sistematicamente trascurate dalle folle. Anche Franco Zeffirelli, del quale ero amico da una quarantina d’anni, ha dovuto sopportare gli attacchi di chi, probabilmente, riteneva, e tutt’ora ritiene, che le belle storie, tipo Gesù di Nazareth o Francesco, oppure le regìe e le scenografie teatrali fossero troppo alla portata di tutti, quindi non arzigogolate e poco comprensibili, per assurgere al ruolo di opere d’arte. Che cos’è l’arte? Qualcosa di elevato, ma masticabile. Ci fu qualcuno che a una Biennale di Venezia espose la … merda d’artista. E nessuno lo cacciò.

PROFESSORE – Oggi mi dicono che Zeffirelli, tanto straordinario da portare, nel 1967, al cinema la Bisbetica domata di Shakespeare, con Richard Burton ed Elizabeth Taylor, sia stato etichettato da un professore come «Scespirelli, insopportabile mediocre». Un tipo capace anche di dipingere come «orrenda» Oriana Fallaci. Aggiungendo di non gradire gli «alti lai della Firenzina genuflessa in lutto». Allora, sottolineato che Oriana era non solo bella ma soprattutto geniale e dotata di un’eccezionale capacità di scrittura, possiamo dare per scontate alcune cosette, per esempio che il professore non dirigerà mai una Maria Callas; non riceverà mai il titolo di baronetto dalla regina d’Inghilterra; non sarà osannato dalle folle sudamericane che impazzirono per il Francesco zeffirelliano; non avrà l’onore di firmare regie e scenografie all’Arena di Verona e nei maggiori teatri del mondo; non aspetterà l’aereo inviato dal sultano dell’Oman; non inaugurerà un museo nel centro di Firenze dove raccogliere i settant’anni di lavoro; non gli sarà riservata la camera ardente nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio; non riceverà l’ultimo saluto in Duomo.

IGNOTO – Tutto ciò premesso, anche se nella vita, è vero, non si deve mai dire mai (professore si dia da fare, corra, se vuole raggiungere qualcuno dei traguardi citati), viene da chiedersi il motivo di tanto livore, che ai miei occhi è solo provocazione. Il ricordo va a non pochi politici, a Roma e in Palazzo Vecchio, che facevano gli schizzinosi al nome di Zeffirelli. Quelli li bollavo come spinti dall’invidia. L’ideologia è un’altra cosa: prevede il rispetto dell’avversario. Ho apprezzato un titolo del Fatto Quotidiano: «Zeffirelli, l’aristocratico amato dal popolo ma non dai critici». Cioè quelli che vanno nei cinema vuoti.  Il professore dell’attacco postumo a che cosa mira? Mi dò una risposta: la voglia di andare controcorrente per far notizia, per far parlare di sè, per ottenere quel pizzico di notorierà che, in genere, i bastian contrari ottengono quando la sparano grossa. Parlar male di Garibaldi è stato, nei decenni, un banale esercizio di storici che volevano far sapere di aver scritto qualcosa. Ma chi è, mi potrete chiedere, il professore che oltraggia il Maestro?  Già, chi è? Me l’hanno detto, ma non ricordo il nome. Colpa della mia età, ma anche, probabilmente, perchè in cinquant’anni di giornalismo, e con più d’una conoscenza nel mondo accademico, non l’avevo mai sentito nominare. Così com’è entrato nella mia testa, dev’essersene andato subito. Lo chiamerò il professor Ignoto. Anche perchè temo che non sia molto familiare nemmeno alle migliaia di «firenzini», come me, genuflessi davanti al feretro del Maestro. Ovviamente, se si volesse presentare per raccontarmi le gesta (per me tutt’ora misteriose) potrei perfino ascoltarlo. Per poi spiegargli che, andando controcorrente, cioè all’indietro, rischia di finire nel burrone. O, se gli va meglio, di pestare … una liscia di vacca. Di quelle che si trovano, ancora oggi, dopo il passaggio del Corteo del calcio storico. Dove c’è il popolo «firenzino»: che onora Zeffirelli.

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