Le dichiarazioni di fuoco dell'ex ministro Terzi

I due marò: iniziata l’udienza finale alla Corte arbitrale dell’Aja, dopo 7 anni dal fatto

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

I fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone a New Delhi 6 febbraio 2014.
ANSA

L’AJA – E’ iniziata l’udienza finale presso la Corte arbitrale dell’Aja sul caso della ‘Enrica Lexie’ riguardante Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due fucilieri della Marina italiana accusati di aver ucciso due pescatori indiani nel 2012 al largo della costa del Kerala, nel sud dell’India.

Agli occhi dell’India non c’è presunzione di innocenza: i Marò erano colpevoli di omicidio ancora prima che le accuse fossero formulate”. Lo ha detto l’ambasciatore Francesco Azzarello, davanti al Tribunale arbitrale internazionale all’Aja, rivendicando per l’Italia la giurisdizione del caso, ricordando inoltre che in India “ci sono stati ingiustificabili rinvii del processo. Sono state inventate speciali procedure, in violazione con la stessa Costituzione indiana”.

“L’Italia sostiene di avere l’esclusiva giurisdizione” sulla vicende dei marò, “ma bisogna tenere a mente che l’India e due suoi pescatori sono le vittime di questo caso”: “due esseri umani a bordo di una barca indiana sono stati uccisi da individui che erano su una nave commerciale”, ha affermato il rappresentante di Delhi, G. Balasubramanian

Queste le tappe principali della vicenda: i due marò italiani sono impegnati in una missione di protezione della nave mercantile italiana Enrica Lexie, in acque a rischio di pirateria. Dopo l’uccisione dei due pescatori indiani, qualche giorno dopo il fermo dei due militari italiani, il tribunale di Kollam dispone il loro trasferimento nel carcere ordinario di Trivandrum. Ne escono solo il 30 maggio quando l’Alta Corte del Kerala concede ai due fucilieri la libertà su cauzione di dieci milioni di rupie (143.000 euro) stabilendo l’obbligo di firma quotidiano che impedisce loro di allontanarsi dalla zona di competenza del commissariato locale. Ai due fucilieri viene anche ritirato il passaporto.

Solo a dicembre del 2012, qualche giorno prima di Natale, il governo italiano riesce a ottenere dall’Alta Corte del Kerala un permesso di due settimane per i due militari italiani che consente loro di trascorrere le festività in Italia con l’obbligo di tornare in India alla scadenza del permesso. Tornano quindi a casa il 22 dicembre e vengono interrogati dal procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo. Il 3 gennaio 2013, alla scadenza del permesso, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone tornano in India, per poi rientrare ancora in Italia alla fine di febbraio, quando ai due fucilieri viene dato un permesso di 4 settimane in occasione delle elezioni politiche.

La posizione del governo italiano è, inizialmente, quella di non rimandare i due fucilieri in India, ma la Presidenza del Consiglio dei Ministri  (premier Mario Monti, Capo dello Stato Giorgio Napolitano) annuncia invece successivamente che i fucilieri sarebbero tornati nel Paese asiatico. L’allora ministro degli Esteri Giulio Terzi annuncia quindi in Parlamento le proprie dimissioni irrevocabili in polemica con la decisione del governo di rimandare i marò in India.

Il 16 dicembre del 2014 arriva il no della Corte Suprema indiana alle istanze presentate dai marò, anche per quanto riguarda il possibile rientro in Italia di Girone. Dopo mesi di schermaglie politiche e diplomatiche, il governo italiano decide, il 26 giugno del 2015, di attivare la procedura di arbitrato internazionale di fronte all’impossibilità di arrivare a una soluzione negoziale con l’India.

L’Italia chiede di consentire la permanenza di Latorre in Italia (nel frattempo tornato nel nostro Paese per alcuni problemi di salute) e il rientro in patria di Girone durante l’iter della procedura arbitrale. Il 2 maggio 2016 il Tribunale Arbitrale dispone che anche Girone faccia rientro in Italia fino alla conclusione del procedimento
arbitrale.

«Nel corso di questa procedura arbitrale attivata in origine dal governo Monti e solo dopo numerose mobilitazioni pubbliche rilanciata dal governo Renzi, si sono accumulati troppi ritardi, specie dopo la dissennata decisione presa
all’epoca di rimandare i marò in India». Lo ha detto dice all’Adnkronos Giulio Terzi di Sant’Agata, già ministro degli Esteri nel governo Monti, che si dimise da ministro degli Esteri  proprio in dissenso per la linea adottata dall’esecutivo.

«La decisione -ricorda- è in qualche modo procedurale, perché attiene alla risposta da dare sulla competenza a giudicare nel caso, se sia dell”India o dell’Italia. E dubito che ci sia un giurista disposto a negare che la giurisdizione sia italiana, a meno, naturalmente, che non si tratti di un giurista indiano. In base agli stessi documenti prodotti da parte indiana si rileva che la localizzazione della ‘Enrica Lexie’ era ben più lontana dalle acque territoriali indiane rispetto a quella indicata in origine e anche che le modalità con cui la nave fu costretta ad attraccare risultano illegali. Speriamo che si metta al più presto la parola fine a questa lunga vicenda che ha colpito i diritti di due marò italiani impegnati secondo le norme internazionali in attività di anti pirateria. L’udienza potrebbe limitarsi ad un dibattimento breve, posso solo auspicare che la decisione non richieda un’attesa di mesi».

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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