In barba alla chiarezza da lui richiesta

Mattarella, seppur irritato, cederà all’indecoroso accordo giallorosso, anche se avverrà in extremis

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

ANSA/ETTORE FERRARI

Dopo la prima giornata di consultazioni formali, ma improduttive, il presidente Mattarella riflette amaramente sulle prospettive di governo, in attesa di ascoltare domani i partiti più importanti che stanno offrendo uno spettacolo indecoroso e desolante.

Niente sembra mutato con lo scorrere dei secoli nel nostro Paese, tanto che la situazione attuale dell’Italia può essere descritta con i versi di Dante Alighieri (Purgatorio, canto VI, 76 – 78):

Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!

Il nocchiere (che dovrebbe essere Mattarella) non sembra che riesca a dirigere la nave con polso fermo, anzi temporeggia senza decidere, come fece del resto in occasione delle consultazione delle elezioni di marzo 2018. Il bordello della situazione nazionale è manifestamente dimostrato dal comportamento delle forze politiche, mentre infine l’ostello di dolore è prerogativa assoluta dei cittadini onesti, incavolati per questa situazione, ma soprattutto stufi di non essere da tempo ormai padroni di decidere del futuro della propria Nazione. Grazie alla vera e propria dittatura politica e finanziaria dell’Europa e all’accondiscendenza dei vari Presidenti della Repubblica (in particolare Re Giorgio Napolitano) tutti ovviamente di matrice sinistrorsa.

Dunque in questi giorni ne abbiamo viste delle belle, a partire dalla crisi innescata da Salvini, che poi, pentito, ha fatto retromarcia e ha cercato di ricucire con Di Maio. Renzi ha subito colto la palla al balzo, profittando dell’errore grave dell’altro Matteo, e ha spinto, sembra con successo, per un governo alternativo, fondato sull’improbabile coalizione grillina – Pd, dopo aver detto per anni peste e corna di Di Maio e compagni. Ma al rottamatore più che la coerenza interessa mantenere le poltrone per sé e per i suoi, destinati a essere falcidiati in caso di elezioni anticipate.

Zingaretti è combattuto fra la tentazione di fare fuori Renzi con nuove elezioni o mantenere al PD clientele consolidate, recuperando il potere centrale. La sinistra tifa per il ribaltone e spera di rientrare comunque in gioco.

Salvini è entrato in confusione e trascina nella sua confusione la Lega e una parte della politica italiana. Il centrodestra chiede elezioni ma nessuno lo segue.

Ci si mette pure Trump che sostiene il premier uscente Giuseppe Conte, un personaggio uscito dal nulla e che si è accreditato a livello nazionale e internazionale cercando di accontentare tutti per restare a galla.  Attraverso  conoscenze internazionali basate su colloqui episodici e pacche sulle spalle e ok, all’americana. Naturalmente anche l’establishment europeo sostiene il Presidente del Consiglio, nel timore che qualcosa in Italia cambi e cerca di fare in modo che l’Italia resti la discarica degli immigrati non qualificati e sia sacrificata finanziariamente, come accaduto puntualmente nel 2011, quando continuammo, con la collaborazione di Napolitano – Monti, a essere sacrificati da politiche di austerità imposte dalla Merkel.

Questo il quadro che si presenterà domani al Presidente Mattarella, che sembra sempre più irritato dalla piega degli avvenimenti. Ma che è sensibile però alle lusinghe dell’ex sinistra Dc (sono tornati in campo perfino Castagnetti e Prodi), che vuole ad ogni costo l’accordo giallorosso. Un’ulteriore notte di riflessione potrà giovare al siculo presidente per adottare una decisione che miri più al bene del paese che alle mire di alcune parti politiche. Ci permettiamo però di dubitare che si arrivi a una conclusione della vicenda coerente con l’irritazione e la voce stizzita esibite in questi giorni da Mattarella nei confronti dei protagonisti della crisi, che non hanno certo fornito quella chiarezza da lui pretesa all’inizio, anche se arriveranno a un accord0.

«Il coraggio, uno non se lo può dare» balbetta don Abbondio nel 25° capitolo dei Promessi Sposi al cardinale Federigo Borromeo che lo incalza con i suoi rimproveri per non avere il parroco celebrato le nozze di Renzo e Lucia ed essersi fatto intimidire dai bravi inviatigli da don Rodrigo.  Temiamo che la frase si adatti a pennello al nostro Capo dello Stato, nella speranza di essere smentiti. Saremo i primi a riconoscerlo e a felicitarci con lui.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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