Olimpiadi a Firenze: scommessa da tentare, dopo l’idea nata nel fango dell’alluvione

di Sandro Bennucci - - Cronaca, Economia, Eventi, il Blog di Sandro Bennucci, Lente d'Ingrandimento, Politica, Sport

E’ affascinante, ma per niente nuova, l’idea di candidare Firenze come sede delle Olimpiadi d’estate. Ne sentii parlare, per la prima volta, nel novembre del 1966: avevo 16 anni e gli stivali coperti dal fango dell’alluvione. E frequentavo, timidamente, da qualche settimana, la redazione sportiva de La Nazione. Il vocione di Giordano Goggioli, grande maestro di giornalismo sportivo e non sportivo, distolse tutti dai racconti, anche personali, del disastro: «I pochi impianti sportivi sono impraticabili, un troiaio. Per risollevarci ci vuole una grande idea, capace di coinvolgere il governo, le federazioni, tutti. Bisogna organizzare le Olimpiadi a Firenze. Quando? Fra 10 anni, nel 1976. O anche nel 1980. Pensiamoci. E intanto lanciamo la proposta al mondo».

GENIO – Un’utopia, soprattutto nelle condizioni del momento. Giordano Goggioli, ex pallanotista, ex allenatore ed ex dirigente sportivo, lo sapeva bene. Ma ebbe la capacità di scatenare un dibattito gigantesco: capace di coinvolgere Havery Brundage, presidente dell’epoca del Cio, il comitato olimpico internazionale. Il sindaco, Piero Bargellini, si entusiasmò, ma aveva da pensare al Cristo di Cimabue di Santa Croce, sfregiato dall’acqua e dal fango, e doveva pensare ai tanti «poveri cristi», i fiorentini, artigiani e commercianti, che avevano perso tutto. Solidale ma freddino, alla democristiana, il presidente del consiglio, Aldo Moro. Risultato? Firenze non ebbe le Olimpiadi, ma  la genialata del Goggioli,  con gli anni, portò molte cose: a cominciare dalla piscina Costoli, poi il palazzo dello sport (che, con tutto il rispetto per Nelson Mandela, io avrei intitolato a lui, lo «zio» Giordano), quindi lo stadio di atletica, dopo che i mondiali del 1990 avevano visto distruggere la pista dello stadio Franchi (che si chiamava ancora Comunale), dove Sebastian Coe (era il 10 giugno del 1981) stabilì il record del mondo degli 800 metri, con 1’41″73. Nei primi anni Novanta, il buon Sebastian, nominato baronetto da Elisabetta d’Inghilterra, tornò a Firenze. Lo incontrai. E su La Nazione scrissi un articolo con questo titolo: «Sebastian Coe piange: la sua pista non c’è più».

APPENNINO – Ecco allora che, con questo vissuto alle spalle, mi chiedo, oggi, quanto sia convinto Dario Nardella della sua uscita. Intanto ha fatto bene a pensare, sull’esempio di Milano e Cortina, di unire Firenze con Bologna: per l’Olimpiade dell’Appennino. Prima di tutto, credo che sarebbe indispensabile coinvolgere l’intera Toscana e tutta l’Emilia Romagna. L’Olimpiade è un’impresa enorme. La Grecia, con l’edizione di Atene del 2004, arrivò a svenarsi. E quei debiti li sta pagando ancora: con la cura da cavallo imposta dall’Unione Europea e dalle banche. Ha ragione Stefano Baldini, maratoneta medaglia d’oro proprio ad Atene 2004, che bisogna attrezzarsi alla grande. Ma non condivido certo il suo punto di vista, ossia che le Olimpiadi, in Italia, si possano fare solo a Roma. Era vero nel 1960, quando l’Italia del boom doveva rifare pace con il mondo dopo la seconda guerra mondiale, ma oggi credo che, proprio l’Italia, debba allargare gli orizzonti ad altre sue risorse: la storia di Firenze e la capacità produttiva emiliana.

GRANDI OPERE – Capisco i romani, che rosicano perchè Milano, alleandosi con Cortina, ha ottenuto i giochi invernali. Ma Firenze, nel ricordo della primitiva idea nata sul fango dell’alluvione del 1966, deve provarci. Anche per ottenere, sull’onda emotiva che l’obiettivo olimpico potrà suscitare, la spinta risolutiva alle grandi opere, diventate novelle dello stento: l’ampliamento dell’aeroporto di Peretola, il sottoattraversamento per l’Alta velocità ferroviaria, il Polo fieristico, la Tirrenica, la Due Mari, il completamento delle terze corsie sull’A 1 e l’A 11. Ci saranno difficoltà, tanto per cominciare, con il governo giallorosso del di nuovo premier Conte? Firenze e Bologna, capoluoghi di due regioni che sono senza dubbio azioniste di maggioranza del Pd, devono superare l’eventuale problema politico. Come? Battendo da subito la grancassa. Io vidi, anche senza Internet e i mezzi di comunicazione globalizzati di cui disponiamo ora, il movimento che riuscì a provocare Giordano Goggioli. Magari, sindaco Nardella, non si limiti a parlarne nei confini fiorentini e bolognesi. Occorre chiamare il Coni, il Cio, le federazioni sportive internazionali. E andare a tenere conferenze stampa nella sede romana della stampa estera. Mettendo in conto i tanti ostacoli che verranno buttati fra le gambe. E attrezzandosi contro le polemiche: soprattutto quelle che divamperanno dentro Firenze. Dove, dai tempi di Dante, se ci ritroviamo a parlare in tre, scopriamo di avere otto idee diverse.

 

 

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Sandro Bennucci

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