La rivelazione di Rosato a Repubblica

Renzi: scissione dal Pd, il 20 ottobre alla Leopolda. Ma resta (per ora) la fiducia al governo

di Sandro Bennucci - - Cronaca, Economia, il Blog di Sandro Bennucci, Politica, Top News

Mattei Renzi: il 20 ottobre alla Leopolda l’uscita dal Pd

ROMA – Non la chiamano scissione, ma separazione consensuale. E la data c’è già: il 20 ottobre, in occasione della decima edizione della Leopolda, Matteo Renzi e i suoi lasceranno il Pd per dar vita a una forza centrista e liberaldemocratica, anche con sguardo rivolto a sinistra (qualcosa di simile alla Dc morotea?), ma staccata da un Pd che, a loro dire, starebbe riprendendo le fattezze del vecchio Pci. Con possibili ritorni di D’Alema e dei fuoriusciti di Leu. Non sarebbe, a quanto sottolineano dalla sponda renziana, un partito di soli parlamentari, ma con basi già nel Paese, attraverso quei Comitati civici che hanno già due coordinatori nazionali: Ivan Scalfarotto ed Ettore Rosato. Proprio Rosato, vicepresidente della Camera, in un’intervista a Repubblica, rivela il progetto: «Decideremo alla Leopolda. Io penso sia naturale fare una riflessione, sia per motivi politici che personali. Politici perchè, dopo l’accordo con i 5Stelle, è cambiato tutto. Personali perchè Renzi non può essere sempre accusato di tutto e, con lui, chi ha lavorato per tirare fuori il Paese dalla crisi».

SEPARAZIONE – Sulle parole, però, Rosato fa dei distinguo: «Non la chiamerei scissione, ma, eventualmente,  separazione consensuale – sottolinea – come in quelle coppie che le hanno provate tutte per stare insieme, ma proprio non ce la fanno. E’ del resto questione di settimane e, nel Pd, torneranno D’Alema e gli amici di Leu. Erano già candidati nelle nostre liste alle europee. Giusto che Renzi e tutti noi ci
pensiamo seriamente. Noi non siamo il partito che canta Bandiera Rossa al comizio conclusivo del segretario. Legittimo, ci mancherebbe altro, ma per quello meglio chiamare Speranza e D’Alema, non noi. Noi vogliamo un’Italia libera, fresca, viva – aggiunge Rosato -. E un partito senza correnti e senza fuoco amico. Ogni volta che Renzi parla, viene attaccato da Salvini e da un esponente del Pd. Più che un nuovo partito abbiamo in mente un luogo dove fare politica sentendosi a casa, senza insulti. Se ci sarà la separazione consensuale, struttureremo in poche settimane i comitati civici come movimento organizzato – spiega Rosato -. Abbiamo una rete diffusa. Piu’ che un’operazione di Palazzo, sara’ una operazione di popolo. Grazie alla mossa di Renzi di apertura ai 5Stelle, abbiamo mandato a casa Salvini. Ora si tratta di strutturare l’iniziativa tra la gente, non solo in Parlamento».

ZINGARETTI – Visto che Matteo Renzi ha dalla sua una forte percentuale di parlamentari del Pd, viene spontaneo chiedersi che cosa sarà del governo Conte bis. Ma su questo arriva la rassicurazione: avrà la fiducia dei renziani. Ovvio, perè altrimenti bisognerebbe andare subito alle elezioni, senza che il nuoo partito di Matteo si possa essere strutturato. E Zingaretti? Lui spera ancora che la scissione non ci sia, ma intanto ha respinto l’idea di Renzi di fare l’alleanza con il M5S. Perchè – è il ragionamento del segretario del Pd – due gruppi fusi difficilmente fanno un gruppone. E Salvini potrebbe avere gioco più facile nel cercare di battere, in un colpo solo, Pd e M5S messi insieme. Intanto, Carlo Calenda è particolarmente critico nei confronti di Matteo Renzi: lo accusa di star prendendo tempo per fondare un suo partito e poter tornare ad ambire concretamente alla carica di premier. Ovio che, in quest’ottica, il Conte bis, che doveva essere un governo di legislatura, durerà molto meno. Renzi vuol scavalcare Conte e tornare a… contare. Magari prima del 2022, quando si dovrà eleggere il nuovo Capo dello Stato. Resta da vedere con chi, i renziani, vogliono allearsi. Pare ci siano stati contatti con Forza Italia, soprattuto alcuni esponenti di spicco come Mara Carfagna, ma ancora è tutto da valutare. Anche perchè Salvini, consapevole della nuova aria che tira, non a caso sta cercando di rinsaldare il centrodestra. Non a caso ha incontrato Berlusconi per preparare nuove strategie. Quadro in movimento, dunque, e l’illusione di Conte di avere stabilità pare svanendo.

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Sandro Bennucci

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Direttore del Firenze Post
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