Tredici repliche, fino a domenica 27 ottobre

Firenze: il Teatro di Rifredi apre la stagione con «Tebas Land»

di Roberta Manetti - - Cronaca, Cultura

Ciro Masella e Samuele Picchi in «Tebas Land» (foto Marco Borrelli)

FIRENZE – La stagione del Teatro di Rifredi si è aperta con «Tebas Land» del franco-uruguaiano Sergio Blanco in prima nazionale, dopo l’anteprima al festival di Todi l’estate scorsa; prima produzione italiana di questo testo, nella traduzione di Angelo Savelli, che firma anche la regia, lo spettacolo resterà in scena per altre tredici repliche, fino a domenica 27 ottobre.

Possono sembrare molte, ma va tenuto conto che è uno spettacolo a posti limitati, nel quale il pubblico sta sul palco insieme agli attori, come in  altre fortunate produzioni di Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi, tipo «L’ultimo harem». Dimenticarsi però le atmosfere fiabesche e leggere: in «Tebas Land» sono evocate l’antichità e il mito, naturalmente quello di Edipo che uccide inconsapevolmente il padre, ma il testo si finge originato da un contemoporaneissimo fattaccio di cronaca nera, un parricidio il cui  autore ventunenne, nell’originale, si chiama Martín Santos, nome fin troppo parlante (il famoso santo di Tours nacque pagano e fu così chiamato dal padre, tribuno militare, in onore del dio della guerra), Martino nella versione italiana. Un docente universitario e drammaturgo di età vicina a quella del padre assassinato (chiamato semplicemente S. – Sergio, evidentemente – e interpretato da Ciro Masella) programma una lunga serie di incontri-intervista in carcere con l’idea di scrivere, su incarico del teatro San Martín di Buenos Aires, una pièce e portare il vero parricida in scena, in un esercizio di teatro-verità; il luogo degli incontri, il campetto da basket recintato da una gabbia altra tre metri, è perfetto per essere trasposto sulla scena in sicurezza, e così, dopo che S. li ha arringati spiegando genesi e struttura del lavoro, gli spettatori vengono guidati sul palco davanti al gabbione e assistono ai primi dialoghi fra detenuto e scrittore, che oltre a essersi preparato leggendo il fascicolo del processo, ha reperito ben 666 link sul web: un po’ “Santos” un po’ anticristo, evidentemente per mettere subito in rilievo (anche troppo) le antinomie. Naturalmente arriverà dall’alto il diniego di far recitare il parricida e si dovrà selezionare un attore (Federico nell’originale e Samuele, vero nome del bravo Samuele Picchi che lo interpreta, nella versione in scena a Rifredi). Lo spettacolo prosegue così intrecciando i piani, quello della “verità” degli incontri in carcere e quello della finzione teatrale, con la loro ricreazione / trasposizione nelle prove con l’attore (l’ormai classico teatro nel teatro). E così l’argomento trattato da tanti drammaturghi da Pirandello in giù, ovvero la possibilità di trasporre correttamente la realtà in una creazione artistica, va ad aggiungersi a quello dell’analisi psico-sociologica delle motivazioni di un delitto così inconcepibile (degrado familiare, mancanza d’amore da parte del padre …) e a quello della libertà della scelta sessuale. Non tutto quadra e non tutto è credibile, ma riesce l’esperimento di svegliare la simpatia (in senso etimologico) per il carnefice-vittima nel pubblico, chiamato in qualche modo a giudicare, ed è piuttosto coinvolgente la resa del rapporto tra il giovane parricida e l’autore, che finirà per sostituire in qualche modo la figura del padre.

Al Teatro di Rifredi va riconosciuto il merito di portare a Firenze tanti esponenti della nuova drammaturgia contemporanea, a volte già ben noti all’estero ma poco o per nulla conosciuti in Italia e di promuoverne la divulgazione anche con incontri a ingresso libero: sabato 12 ottobre alle 17 l’autore Sergio Blanco sarà in sala insieme al cast e al regista, per la presentazione dei suoi libri «Teatro» e «Autofinzone», con Daniele Corsi, docente di lingua spagnola e traduzione all’Università per Stranieri di siena, e Attilio Scarpellini, saggista e critico teatrale.

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