in 50 pagine le motivazioni

Roberta Ragusa: le motivazioni della condanna di Antonio Logli

di Redazione - - Cronaca

ROMA – Con la pubblicazione delle motivazioni della sentenza dello scorso luglio della Corte di Cassazione si è appreso che, secondo i giudici,  la condanna di Antonio Logli per l’omicidio di Roberta Ragusa, pur non essendo stato ritrovato il corpo della donna,  era fondata sia sul piano del movente sia su quello della ricostruzione dell’accaduto, in base all’enorme mole di indizi emersi .

«La Ragusa – fa notare la Cassazione – aveva disponibilità di denaro, derivante dall’attività di gestione dell’autoscuola. Costituisce un dato certo che il Logli, nonostante la lunga relazione con la Calzolaio, non avesse mai inteso separarsi». Confermato insomma lo scenario delle liti legate, oltre che alla presenza ingombrante dell’amante (ed ex baby sitter) Sara Calzolaio, a cospicui interessi economici. La vittima era infatti «intestataria di quote della società» e «gestiva» l’attività di famiglia, «sicché in caso di separazione avrebbero dovuto trovare regolamentazione i suoi diritti di socia e di soggetto coinvolto nella gestione dell’impresa».

Nelle 50 pagine di motivazioni, la I sezione della Cassazione ripercorre anche, secondo per secondo, quanto accaduto quella notte in casa Logli, confermando i tanti elementi già messi a fuoco in precedenza, ritenuti «oggettivamente dimostrati». «Egli (Logli, ndr) la notte tra il 13 ed il 14 gennaio 2012 mentre la moglie stava compiendo ordinarie attività domestiche prima di coricarsi, avendo già indossato l’abbigliamento da notte descritto dalla figlia Alessia, si era ritirato in soffitta ed era stato impegnato in tre conversazioni con la Calzolaio, l’ultima delle quali, iniziata alle ore 00.17, si era interrotta bruscamente…». Eccolo, il momento in cui per i giudici accade qualcosa di grave, una lite, una minaccia, o chissà cos’altro: in ogni caso, la scintilla decisiva. «Costei (la Ragusa, ndr) aveva improvvisamente abbandonato l’abitazione senza indossare altri indumenti, ne prelevare oggetti di qualsiasi tipo, per l’unica spiegazione possibile e ragionevole che fosse stata indotta a ciò da una forte emozione e da un forte timore per la propria incolumità dopo avere avuto la certezza, spiandolo, che il marito avesse ancora una relazione con un’amante e che costei fosse proprio l’amica e collaboratrice Sara Calzolaio…». A questo punto, la sequenza diventa drammatica. «Il Logli, accortosi della fuga della moglie per i campi, senza essersi coricato a letto (come da lui sostenuto, ndr), era uscito a bordo della sua Ford Escort e si era posizionato lungo la via Gigli in luogo in cui aveva ritenuto di poterla intercettare, ove era però stato visto e riconosciuto dai coniugi Gozi-Gombi (i vicini e testimoni dell’accusa, ndr) nonostante il tentativo di nascondere il volto con la mano. Consapevole di ciò aveva fatto rientro a casa, distante da quel punto appena 700 mt., ove aveva lasciato in tutta fretta l’auto sul vialetto e prelevato l’utilitaria Citroen C 3 della moglie e si era recato nuovamente in via Gigli, ove aveva effettivamente incontrato la Ragusa, tanto che il cane molecolare aveva fiutato traccia della sua presenza…». «Logli aveva litigato con lei e l’aveva costretta a forza a salire sull’auto, venendo visto e sentito dal Gozi, mentre la Gombi aveva percepito le grida dalla sua abitazione senza poter comprendere da chi provenissero. Abbandonato il luogo in tutta fretta, l’aveva quindi condotta in altro luogo rimasto ignoto per poi sopprimerla con modalità anch’esse non potutesi accertare e farne sparire definitivamente, almeno sino ad ora, il corpo…».

 

 

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