Iran minaccia: «Non basta morte di Trump per vendicare Soleimani». E Conte chiama l’Iraq

ROMA – Giuseppe Conte, escluso dal vertice dei grandi sulla nuova, pesantissima crisi mediorientale, ha provato a rientrare in gioco chiamando il presidente iracheno Saliq per esprimere «la preoccupazione e il conseguente sforzo europeo volto ad esercitare la massima pressione diplomatica per un abbassamento della tensione nel Paese e per fermare la spirale innescatasi in questi giorni».

«Anche se colpissimo tutte le basi Usa, o uccidessimo Trump o il suo ministro della Difesa, non sarebbe sufficiente a vendicare l’uccisione di Qassem Soleimani. Solo l’espulsione degli americani dalla regione lo sarà». Lo ha detto il brigadiere generale Amir Ali Hajizadeh, comandante delle unità aerospaziali dei Pasdaran, durante i funerali del generale Soleimani a Teheran.

Ali Akbar Velayati, consigliere del leader iraniano Ali Khamenei, citato da Farsnews minaccia: «Se gli Stati Uniti non ritirano le forze dalla regione, affronteranno un altro Vietnam. Nonostante le vanterie dell’ignorante presidente degli Stati Uniti, l’Iran intraprenderà un’azione di ritorsione contro la stupida mossa degli americani che li farà pentire»

Oggi il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto che saranno colpiti anche siti culturali iraniani in caso di rappresaglia di Teheran per l’uccisione del generale, nonostante si tratti di crimini di guerra. «A loro è consentito uccidere, torturare e mutilare la nostra gente e a noi non è consentito toccare i loro siti culturali? Non funziona così».

Dopo il voto del parlamento iracheno sulla risoluzione non vincolante per l’uscita delle truppe americane dal Paese, Trump ha minacciato non solo grandi sanzioni ma anche di farsi restituire i soldi spesi per la base militare Usa. «Abbiamo lì una base straordinariamente costosa, costruirla è costato miliardi di dollari, ben prima che io mi insediassi. Non ce ne andremo a meno che non ci restituiscano i soldi». La Camera Usa, controllata dai dem, voterà questa settimana una risoluzione sui poteri di dichiarare guerra per limitare eventuali azioni militari contro l’Iran da parte del presidente Donald Trump. Lo ha annunciato la speaker Nancy Pelosi in una lettera ai deputati, spiegando che l’aula introdurrà e voterà una risoluzione simile a quella presentata la scorsa settimana in Senato dal senatore dem Tim Kaine.

La tensione, come si può comprendere, è altissima. Se gli Usa compiranno un nuovo attacco dopo la rappresaglia iraniana per l’uccisione del generale Qassem Soleimani, Teheran «cancellerà» Israele dalle carte geografiche. Lo ha affermato Mohsen Rezai, ex capo delle Guardie della rivoluzione, attualmente segretario del potente Consiglio per la determinazione delle scelte, un organo di mediazione fra le diverse istituzioni dello Stato. «Le truppe Usa saranno presto espulse dalla regione», ha aggiunto Rezai, citato dall’agenzia Fars, parlando questa sera ad una commemorazione di Soleimani a Teheran. La risposta di Trump non si è fatta attendere: «Se l’Iran dovesse attaccare qualunque persona o obiettivo americano gli Stati Uniti colpiranno subito anche in maniera sproporzionata. Questi post serviranno come notifica al Congresso. Nessun avviso legale è richiesto, ma ciononostante viene fornito!» Trump aveva già affermato in precedenza che se l’Iran avesse colpito americani o asset americani, gli Usa avrebbero colpito molto duramente. Spiegando che gli Stati Uniti hanno già individuato 52 siti iraniani che potranno essere attaccati molto rapidamente: 52 come il numero degli ostaggi americani presi dall’Iran molti anni fa nell’ambasciata Usa a Teheran.

Da Teheran, invece, il ministro iraniano della Difesa Amir Hatami, citato dall’Irna, ha chiesto a tutti i paesi del mondo «di prendere posizione appropriata contro le mosse terroristiche degli Usa, se vogliono evitare che si ripetano atti odiosi e senza precedenti come l’uccisione del generale».

Anche oggi, intanto, Una folla di milioni di persone ha invaso oggi le strade di Teheran per partecipare alla cerimonia funebre per il comandante delle forze di Qods Qassem, Soleimani. A guidare le preghiere  Ali Khamenei, guida Suprema dell’Iran. Sabato una marea umana ha invaso le strade di Ahvaz, in Iran, per il primo corteo funebre in memoria del generale

 

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Sandro Bennucci

Direttore del Firenze Post
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