Da giovedì 20 a sabato 22 febbraio alle ore 21

Firenze: al Teatro di Rifredi torna «La scortecata» con la regia di Emma Dante

di Roberta Manetti - - Cronaca, Cultura

Salvatore D’Onofrio e Carmine Maringola in «La scortecata» di Emma Dante, da Basile

FIRENZE – Al Teatro di Rifredi da giovedì 20 a sabato 22 febbraio torna un riuscitissimo spettacolo con la regia di Emma Dante, «La scortecata»: una rilettura non banale di una novella tratta da «Lo cunto de li cunti» di Giovambattista Basile (Trattenimiento decemo de la iornata primma); alla messinscena giova anche la straordinaria bravura dei due interpreti, Salvatore D’Onofrio e Carmine Maringola.

Ne «La vecchia scortecata» lo scrittore napoletano narra la storia di un re che s’innamora della voce di una vecchia, che vive in una catapecchia insieme alla sorella più vecchia di lei. Il re, gabbato dal dito che la vecchia gli mostra dal buco della serratura, la invita a dormire con lui. Ma dopo l’amplesso, accorgendosi di essere stato ingannato, la butta giù dalla finestra. La vecchia non muore ma resta appesa a un albero. Da lì passano le fate che, grate per le risate che si sono fatte, dopo una nottata di crucci, a vederla penzoloni, la trasformano in una bellissima giovane e il re la sposa davvero; la sorella maggiore la tormenta per sapere come abbia fatto e lei, esasperata, risponde che s’è fatta scorticare. La vecchia ancora vecchia cercherà di imitarla e morirà.

Non è così che va nella rilettura della regista siciliana: qui l’accento va a cadere sulle dinamiche dell’amore-odio fra le due decrepite sorelle che convivono nella catapecchia, sulle loro frustrazioni e col progredire dello spettacolo si capisce che la storia del re e della fata è una loro messinscena quasi rituale, per ingannare il tempo, la solitudine e la vecchiaia. Lì è proprio la vecchia meno vecchia che, smessi i panni della giovane sposa del re nella loro triste messinscena, chiede alla sorella maggiore di scorticarla per levarle di dosso la vecchia scorza («mi sono stufata d’esser vecchia», dice, con una battuta rubata a Natalia Aspesi, spettatrice della prima a Spoleto).

Nell’adattamento di Emma Dante le due vecchie sorelle decrepite e brutte, Carolina e Rusinella, sono interpretate da Salvatore D’Onofrio e Carmine Maringola (marito di Emma Dante), una coppia di maschi vigorosi e sudati cui sono affidati ruoli femminili come nella tradizione del teatro settecentesco. Usando degli elementi minimalisti ed essenziali, in un palcoscenico praticamente vuoto, due seggiulelle per fare il vascio, una porta per fare entra ed esci dalla catapecchia e un castello in miniatura per evocare il regno, i due uomini mettono in gioco tutta la loro prorompente fisicità per dare vita a un racconto da sogno, drammatizzando la fiaba con umorismo e volgarità. Sembra che il re intenda sposare la più bella del reame e che loro, seppur rattrappite e grinzose e iscritte al libro mastro della bruttezza, abbiano qualche possibilità di successo. La fantasia prende facilmente il volo e le anziane artritiche acquistano improvvisamente agilità per rappresentare i vari personaggi che si affacciano alla loro mente esaltata. Basta un cencio in testa per diventare un re, un lenzuolo si trasforma nel manto di una fata, una parrucca rossa e due lunghi guanti bianchi ed ecco che la sorella più giovane sembra l’atomica Rita Hayworth…

Lo spettacolo, che si è già visto a Rifredi esattametne due anni fa, debuttò con grandissimo successo al Festival di Spoleto nel 2017.

Teatro di Rifredi (via Vittorio Emanuele II, 303 – Firenze; tel. 055/422.03.61, www.toscanateatro.it)

Da giovedì 20 a sabato 22 febbraio, ore 21

Intero € 16, ridotto € 14. Prevendita Teatro di Rifredi dal lunedì al sabato (ore 16 – 19), biglietteria@toscanateatro.it Circuiti  BoxOfficeToscana e Ticketone www.boxofficetoscana.it – www.ticketone.it

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