Palazzo Chigi in forte fibrillazione

Coronavirus: decreto liquidità, scuola, golden power e riaperture. Il governo non è pronto. Slitta tutto

di Sandro Bennucci - - Cronaca, Economia, Politica, Primo piano, Salute e benessere

Il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, alle prese con provvedimenti ancora non definiti

ROMA – Ancora una volta, questo governo si dimostra non all’altezza per gestire l’emergenza coronavirus. Il decreto liquidità, quello scuola, l’estensione del golden power annunciata da Riccardo Fraccaro: le prossime ore porteranno queste tre novità nell’azione anti-virus del premier Giuseppe Conte. Ma la strada resta in salita. Il dl liquidità non è pronto ed è possibile che la riunione, fissata in un primo momento per oggi, slitti a lunedì.  E se da un lato il governo sembra imboccare la via di un pur non facile dialogo con le opposizioni, lo spettro di nuove tensioni, anche nella maggioranza, si affaccia sull’ipotesi di una task force sulle riaperture. Con, sullo sfondo, quell’Eurogruppo di martedì dove è tutt’altro scongiurata la possibilità che sul tavolo finisca l’utilizzo del Mes. E il M5S già fibrilla.

Ma torniano al tema liquidità: sul decreto che persistono spigolature tecniche e politiche. Innanzitutto sull’entità della garanzia statale per i prestiti bancari alle aziende. Iv chiede una garanzia al 100%, trovando sulla stessa linea anche il M5S. Ma il titolare del Mef Roberto Gualtieri frena: la garanzia sarà al “100% per i prestiti fino a 800mila e aumenteremo al 90% per i prestiti fino al 25% del fatturato. La differenza è sensibile. Una garanzia al 90% non esonera le banche dalle procedure di verifica delle solvibilità tipiche dell’erogazione dei prestiti, rischiando di ritardare l’erogazione della liquidità.

Altro tema aperto è come garantire i prestiti. Il M5S spinge perché le garanzie arrivino attraverso Cassa Depositi e Prestiti. Ma nel Mef si è fatta spazio l’idea di usare Sace, controllata Cdp che, a quel punto, verrebbe trasferita direttamente sotto l’egida di via XX settembre. Idea che, al Movimento, proprio non piace. Così come i Cinque Stelle guardano con un certo scetticismo all’istituzione di quella task force sulle aperture caldeggiata da giorni dal Pd. «Dovrà essere fatta da gente che sa costa sta accadendo, professionisti, imprenditori. Non serve l’Accademia», avverte Vito Crimi. «Serve in tempi rapidi una cabina di regia con scienziati, amministratori, categorie. Bisogna coinvolgere tutti», rilancia il capogruppo, Dem Andrea Marcucci.

Conte, spiegano fonti di governo, ha dato piena disponibilità ad una condivisione delle scelte sulla ripresa. Ma, più che di cabina di regia in senso istituzionale, a Palazzo Chigi preferiscono parlare di raccordo con i principali attori coinvolti. E, a proposito di riaperture, Vincenzo Spadafora annuncia: l’attività dei volontari del servizio civile riprenderà il 16 aprile. Nel frattempo con Regioni e opposizioni ci sono prove di dialogo.

E il governo va incontro alle richieste delle opposizioni sul golden power: Fraccaro ne annuncia infatti l’estensione, anche per iniziative provenienti dall’Ue e impone la comunicazione anche per le Pmi. Intanto, nella maggioranza, si guarda sempre con preoccupazioneall’Europa: l’idea di un Mes light non convince Conte e spaventa il M5S. Ma potrebbe essere il cavallo di Troia per ottenere, almeno per finalità specifiche, quei bond comunitari che restano la stella polare del governo.

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Sandro Bennucci

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Direttore del Firenze Post
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