La guerra infinita

Autostrade per l’Italia: nuova proposta per il governo. M5S: «Insufficiente». La Boschi: «Pagheranno i cittadini»

di Ernesto Giusti - - Cronaca, Economia, Politica, Top News

ROMA – Il piano c’è: ora tocca al governo decidere se inerpicarsi sulla difficile, e costosissima strada della revoca, accompagnata dalla ricerca di un nuovo gestre, oppure se trovare la soluzione con Autostrade per l’Italia. Nella mattinata di oggi, 11 luglio, il cda di Autostrade per l’Italia ha preparato la sua proposta. Il Cda, a quanto pare, ha approvato uno schema articolato, finalizzato a una positiva definizione della procedura di contestazione in corso sul nodo delle concessioni autostradali. La proposta è in corso di invio alle istituzioni governative competenti.

Non sarebbe giudicata sufficiente, a un primo esame, dal M5s, la proposta di Aspi. A quanto si apprende da fonti pentastellate di governo starebbe già emergendo qualche malumore, al trapelare delle prime notizie sulla proposta giunta all’esecutivo. «I Benetton devono uscire dalla gestione», è l’idea dei pentastellati.

Ma Italia Viva non ci sta. «Stiamo cercando di portare un po’ di buonsenso e di ragionevolezza nelle discussioni dentro il governo sulle concessioni autostradali come su mille altri argomenti, noi crediamo che si debba guardare anzitutto all’interesse dei cittadini, chi ha sbagliato deve pagare e sono i tribunali a doverlo stabilire, noi dobbiamo garantire ai cittadini che i servizi siano di qualità, quindi garantire che sulle reti autostradali ci sia manutenzione, ci siano investimenti e salvaguardare i posti di lavoro».

Lo ha detto la capogruppo di Italia Viva alla Camera, Maria Elena Boschi, a Barletta, dove ha partecipato con la ministra per le politiche agricole Teresa Bellanova, alla presentazione della candidatura a presidente della Regione Puglia  di Ivan Scalfarotto nell’anfiteatro all’interno dei giardini del castello.

«Secondo noi la revoca rischia – ha aggiunto Boschi – di ottenere l’effetto opposto, mettere a rischio i posti di lavoro, bloccare le opere e, soprattutto, fare iniziare un contenzioso che durerà anni, fra lo Stato e il concessionario e a pagare il conto saranno i cittadini. Ecco perché ci sembra la strada più pericolosa quella della revoca».

 

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Ernesto Giusti

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