Firenze, al via «Fabbrica Europa 2020»: il programma completo

Cristina Donà, Daniele Ninarello e Saverio Lanza (Teatro Studio, 17 e 18 settembre)

FIRENZE – Il Festival Fabbrica Europa 2020, dal 3 settembre all’8 ottobre, trova vita, forme, formati, sonorità, poetiche e narrazioni all’interno e all’esterno del PARC Performing Arts Research Centre, in scorci verdi del Parco delle Cascine, sul palco del Teatro Studio di Scandicci (grazie alla collaborazione con Fondazione Teatro della Toscana), del Teatro Puccini e del Teatro Cantiere Florida.

Apre il Festival Violin Phase di Rosas (Parco delle Cascine, 3, 4, 5 settembre), terzo dei quattro movimenti che compongono Fase, Four Movements to the Music of Steve Reich, la prima performance creata da Anne Teresa de Keersmaeker con debutto nel 1982 a Bruxelles. La coreografa utilizza la struttura della musica minimalista di Steve Reich per sviluppare un linguaggio del corpo che non si limita a illustrarla, ma aggiunge una nuova dimensione. Musica e danza partono dal principio dello sfasamento attraverso piccole variazioni: movimenti inizialmente sincroni scivolano gradualmente dando vita a un gioco di forme in continuo cambiamento. De Keersmaeker, a oggi unica interprete di Fase, lo trasmette a due nuove danzatrici. A Firenze il Solo Violin Phase, proposto all’aperto nel magico scorcio de Le Otto Viottole nel cuore del Parco delle Cascine, è interpretato da Yuika Hashimoto e Soa Ratsifandrihana che si alternano in 3 repliche al giorno. La danzatrice si muove secondo schemi circolari con la ripetizione rigorosa di un’unica frase di rotazione e torsione che gioca con il formalismo e la drammaticità della musica. La sinergia dei movimenti semplici, sottili e sempre più espansi con le sonorità del violino, è potente per purezza e intento. Eseguite su una superficie di sabbia bianca, le fasi dei gesti inscrivono forme e tracciati creando un’immagine ipnotica del tempo e del corpo.

Sono due gli appuntamenti con Enzo Cosimi che presenta un dittico dalla trilogia sulla diversità “Ode alla bellezza”, una riflessione che coinvolge minoranze, emarginati, non professionisti. I love my sister (PARC, 19 settembre) è un’esplorazione sulla transessualità dei corpi che reinventano modalità inedite per abitare lo spazio fisico, urbano e sociale e che pagano il peso di un’invisibilità inflitta che relega ai margini le loro storie. Racconta di persone in transito FtoM (dal femminile al maschile) e di vissuti che riverberano nuovi paesaggi dell’animo umano. Lo stesso giorno, presentazione del libro ENZO COSIMI. Una conversazione quasi angelica, 10 oggetti per uso domestico. A cura di Maria Paola Zedda (Editoria & Spettacolo, 2019). La bellezza ti stupirà (Teatro Studio, 2 ottobre), creazione coreografica/performativa/installativa, nasce da un’indagine sulla figura dell’homeless e sulla sua solitudine nella società contemporanea. Il lavoro è realizzato in collaborazione con le Associazioni dei senza fissa dimora. Narra un mondo abitato da persone che scelgono o si trovano a vivere ai margini. L’esperienza di vita degli homeless rappresenta il fulcro drammaturgico della pièce, una sfilata visionaria, una sequenza di video ritratti che mostrano i protagonisti nei loro luoghi del quotidiano, un racconto fiabesco immerso in un’inquietudine sospesa e rarefatta.

Perpendicolare come la potenza del gesto, come il profondo desiderio di relazione. Canzoni che risuonano nei corpi. Movimenti che fioriscono dalle parole e dai suoni. Un innesto affascinante e naturale tra il mondo musicale di Cristina Donà e la danza del coreografo Daniele Ninarello, plasmati e cuciti insieme dal musicista e compositore Saverio Lanza. Materiale inedito nato per lo spettacolo e alcune tra le canzoni più note della cantautrice si aprono nello spazio della performance come una visione che scorre fin sotto la pelle. «Una collaborazione entusiasmante – racconta Cristina Donà – quella nata con Daniele nel gennaio 2020 (…). Il dialogo tra le mie canzoni e la danza, ha partorito nuovi frutti anche durante il lockdown: la clip “Protesta silenziosa#1”, ispirata dalle “Proteste silenziose” danzate da Daniele durante la quarantena, ne è la testimonianza» (Teatro Studio, 17, 18 settembre).

 Terminalia Amazonia è un’esperienza potente che unisce i suoni degli Zu (Massimo Pupillo, Luca T. Mai, Jacopo Battaglia) ai visual magmatici dell’artista berlinese Lillevan. Negli ultimi 4 anni la band ha viaggiato nella giungla amazzonica lungo il fiume Ucayali, tra Perù e Brasile, immergendosi nella cultura, nei rituali, nelle antiche tradizioni della sua gente. «Ciò che si percepisce in Terminalia Amazonia è l’integrazione di mondi: le antiche canzoni sciamaniche della tradizione shipibo-conibo e la nostra personale ricerca di suoni e frequenze», afferma Pupillo. Il lavoro degli Zu è iniziato con una serie di registrazioni notturne sul campo durante alcuni canti cerimoniali di guarigione. I toni e i ritmi sono quelli del respiro umano, vitale, vulnerabile, che rivela uno straordinario spazio sacro. Utilizzando solo synth analogici vintage, gli Zu danno vita a strati di suono densi, spontanei ed elaborati, capaci di far immergere l’ascoltatore in atmosfere che allontanano dal qui e ora, verso territori, acustici e non, inesplorati (PARC, 3, 4 settembre).

Trilok Gurtu è uno dei musicisti più importanti al mondo. Ama definirsi un costruttore di ponti musicali tra diverse culture. Fondendo tecnica occidentale e indiana, ha sviluppato uno stile e un suono inconfondibili che da metà anni ‘90 lo collocano tra i più grandi innovatori dell’arte percussiva di tutti i tempi. I suoi live incantano per intensità, fantasia, virtuosismo ed energia comunicativa. Nel corso della quarantennale carriera ha attratto artisti di livello mondiale, da John McLaughlin – nel cui trio Trilok si è affermato come solista e con cui collabora da oltre 20 anni – seguito da Joe Zawinul, Jan Garbarek, Bill Evans, Pharoah Sanders, Dave Holland, gli Oregon, folgorati dal suo magistrale senso del ritmo. Drumming e stile compositivo trasversali e personali sono alimentati da grande passione e disciplina (Festival au Désert, Teatro Puccini, 10 settembre).

Cristina Kristal Rizzo presenta al Teatro Studio due lavori. VN / Variazioni criminali è un luogo di attraversamento dove sperimentare una pratica di libertà e una diversa postura politica dei corpi. Indaga il rapporto tra danza e musica, emancipando le potenzialità del corpo, l’eleganza del gesto, la reversibilità tra impulso e decisione, tra determinazione e imprevisto. Un dispositivo estetico in cui lo spazio tra realtà e apparenza, tra individuo e collettività, costituisce un luogo rinnovato e aperto all’esperienza del mondo per quello che è ora, oggi, qui (21 settembre).

TOCCARE the White Dance, nuova creazione, mette in atto un’esperienza estetica che rivela la potenza del toccare come gesto fondante il mondo. Toccare è uno stato dell’esistente che riguarda la vita delle forme e la possibilità che esse hanno di trovare misura e posare i corpi nello spazio. La pièce si sviluppa in sinergia con la riscrittura di “Les Pièces de clavecin” di J.P. Rameau a cura del compositore Ruggero Laganà, in una dimensione che vede 4 corpi coinvolti in una danza senza soluzione di continuità, una composizione tattile in abbandono di se stessi, una ‘danza da camera’ che mette a nudo una tecnologia fatta di precisione analitica e contrappunto cinetico (4 ottobre).

Nato in Costa d’Avorio ma originario del Mali, Aly Keita è tra i musicisti più noti al mondo per la capacità di tirare fuori ogni sfumatura armonica e percussiva dal suo balafon. Insieme al batterista afroamericano Hamid Drake attraversa scenari sonori che travalicano le musiche tradizionali per esplorare innesti di jazz, ritmi irresistibilmente solari e vortici di battiti trascinanti e contemporanei. Al duo si unisce per la prima volta il vibrafonista Pasquale Mirra, già al fianco di Drake in meravigliosi live che hanno conquistato in questi anni pubblici nazionali e internazionali (Festival au Désert, PARC, 5 settembre). Sempre nell’ambito del Festival au Désert si tiene l’incontro “Almar’à, l’orchestra delle donne arabe e del Mediterraneo. Ideazione, creazione e prospettive di un progetto che muove la realtà” (PARC, 8 settembre).

Leïla Ka e Alexandre Fandard presentano le loro nuove creazioni: C’est toi qu’on adore e Très loin, à l’horizon. Il primo duo (coreografia di Leïla Ka) si interroga sullo spazio sconosciuto che è la vita, sugli ostacoli e i nemici che talvolta noi stessi ci creiamo. La pièce incarna una traiettoria sinuosa disseminata di speranze, ricerche, disillusioni e mostra come la lotta possa produrre incessanti inversioni dei rapporti di potere. I due danzatori, spossati o incerti, gioiosi o grotteschi, si gettano contro un’avversità di cui non sanno nulla. Invincibili o tragicamente vulnerabili. Nel secondo duo (coreografia di Fandard) viene indagato il concetto di alterità, di cammino, ripartenza e impulso a raggiungere l’orizzonte. Giocando su suggestioni poetiche e attingendo al chiaroscuro amato dai pittori romantici, si delinea attraverso i corpi una sorta di “stato d’animo paesaggistico”: l’uomo, i suoi desideri, i suoi limiti ma anche il suo potere di sublimare ciò che non capisce o non può realizzare, in una eterna tensione tra laggiù/futuro e qui/ora (Teatro Studio, 26 settembre).

Nel 1881 al Teatro alla Scala di Milano debutta il Gran Ballo “Excelsior”, uno dei grandi successi dell’Ottocento. Sono gli anni delle Esposizioni Universali in cui vengono celebrate le conquiste del progresso, della rivoluzione industriale, dell’imperialismo coloniale, dell’affermazione della identità nazionale. Qual è l’eredità culturale di quell’idea di Occidente di fine XIX secolo? Quali iconografie del Gran Ballo “Excelsior” riemergono oggi in forme apparentemente diverse? Excelsior di Salvo Lombardo/Chiasma non vuole essere un riallestimento dello storico balletto, quanto una sua ri-mediazione che indaga gli immaginari stereotipici che il presente ripropone attraverso i suoi linguaggi, le sue raffigurazioni e i suoi media (Teatro Cantiere Florida, 12, 13 settembre).

Alone, un album che celebra l’infinito e suona all’infinito, un viaggio radicale e ambizioso, un “disco perpetuo” come lo definisce lo stesso Gianni Maroccolo, iniziato nel dicembre 2018 e giunto al suo IV volume, con la chiusura del primo ciclo di vita. Un percorso sonoro unico e senza fine, articolato in molteplici tappe con cadenza semestrale. E, come in tutti i viaggi in cui sempre si incontra qualcuno, Gianni ha incrociato e incrocerà tanti compagni d’avventura. Al Festival il progetto Alone not alone trova la sua prima messa in scena live. Sul palco, con Maroccolo, Simone Filippi, Flavio Ferri, Matilde Benvenuti, Vladimir Jagodic, Mariano De Tassis, senza distinzioni di ruolo, tutti suoneranno tutto. Ospiti, Giorgio Canali e Edda (Teatro Puccini, 12 settembre).

Immensità, il nuovo lavoro di Andrea Laszlo De Simone (uscito nel novembre 2019 per 42 Records e nel 2020 in Francia, UK, USA, Canada e Belgio per Ekleroshock/Hamburger Records), è un’opera complessa che lega musica e immagini, divisa in quattro capitoli (le canzoni) per nove tracce (ogni “capitolo” ha un prologo o una conclusione), ma fruibile come un’unica sinfonia. Una vera e propria suite, per usare il termine classico che meglio descrive una composizione strumentale in più tempi. Sul palco nove musicisti in un concerto immersivo, un’orchestra mista tra synth, elettronica, cori, archi e fiati, un intreccio di strumenti classici e moderni, una versione contemporanea della musica da camera (Teatro Puccini, 11 settembre).

Chiude il Festival Alessandro Sciarroni con Save the last dance for me, uno studio tra la danza e l’antropologia con cui il coreografo ha ridato vita a un ballo bolognese in via di estinzione, la Polka Chinata, danza di corteggiamento eseguita da soli uomini risalente ai primi del ‘900. Fisicamente impegnativa, quasi acrobatica, vede i danzatori Gianmaria Borzillo e Giovanfrancesco Giannini abbracciati l’un l’altro girare vorticosamente mentre si piegano sulle ginocchia quasi fino a terra. Il lavoro nasce in collaborazione con Giancarlo Stagni, maestro di balli Filuzziani che ha ridato vita a questa antica tradizione grazie allo studio di alcuni video di documentazione risalenti agli anni ’60. Al termine della serata Sciarroni incontra il pubblico (PARC, 8 ottobre).

Tra arte figurativa e performativa si inserisce Un/Dress | moving painting della coreografa italo-giapponese Masako Matsushita. Un lavoro dove la fusione tra corpo e tessuto dà vita a un dipinto in movimento. È un mutare di azioni e gesti, una metafora di immagini in continua metamorfosi. L’atto di vestirsi e svestirsi è il dispositivo per esplorare il ruolo del tessuto/oggetto femminile e corpo e il suo cambiamento nella società odierna (PARC, 9 settembre).

Secret Florence 2020_Cascine Edition: MEMORIES_an archive of gestures di Giovanfrancesco Giannini, Fabio Novembrini, Valentina Zappa è una riflessione sull’incontro, sull’affidarsi all’altro, sul riconoscere un punto comune nella diversità. Ritornello di Greta Francolini è una concatenazione tra la traccia di William Basinski “The Disintegration Loops” e alcune canzoni pop. Ritornello e melodia sono segno di una cultura, una musica gergale e leggibile che entra in contatto con il movimento creando la danza. Adriano Bolognino con Gli Amanti, prendendo spunto dal calco di Pompei del 79 d.C., vuole riportare alla luce un amore interrotto dalla forza prepotente della natura, ma custodito in eterno (Parco delle Cascine, 13 settembre). Il Segreto di Annamaria Ajmone è un’azione coreografica con 3 macchine sonore rotanti, Rose Spinner, realizzate con Francesco Cavaliere. In un ecosistema geograficamente prossimo, aperto, terreno, indeterminato, si alternano elementi organici e inorganici, umani ed extraumani, creature capovolte e rose del deserto. La pièce è presentata in forma di tre soli, danzati dalla stessa Ajmone, da Lucrezia Palandri e da Marta Capaccioli (PARC, 6 ottobre). Corpi Elettrici, nuovo lavoro coreografico di Collettivo MINE (Roberta Racis, Francesco Saverio Cavaliere, Silvia Sisto, Siro Guglielmi, Fabio Novembrini) nasce come progetto speciale di Gender Bender e del Conservatorio G.B. Martini di Bologna, messo a punto durante il lockdown per far lavorare insieme dancemaker e allievi dei corsi di Musica Elettronica e Musica Applicata. Da questi incontri, avvenuti in videoconferenza, sono state realizzate 20 brevi opere video, risultato del dialogo profondo e poetico tra un danzatore e un allievo del Conservatorio. Da questi video il Collettivo ha messo a punto una nuova creazione per il palcoscenico (PARC, 6 settembre).

Al PARC un progetto di valorizzazione dedicato alle nuove generazioni della danza. rosarosaerosae di Sara Lupoli: pelle, corpo, tessuti, proiezioni, suoni, movimenti si confondono nel repertorio di luoghi immateriali, dove risiedono sentimenti ed emozioni, fungendo da sensori di un mondo intangibile e allo stesso tempo reale (15 settembre). Giuseppe Vincent Giampino e Greta Francolini vedono nella danza la possibilità di sparire, di uscire da “io e l’altro”, ruoli che si instaurano quando due corpi condividono lo stesso spazio. In Vacantes i performer si concentrano sul corpo in abbandono e senza un “io” che lo guidi (16 settembre). Paola Bedoni presenta Some disordered interior geometries: Quale sono io? Qual è la mia identità? Una moltitudine di contraddizioni per una sola donna. Un autoritratto come concessione per cogliersi e non essere cancellati. Sul corpo va in scena l’immaginario (22 settembre). In Underground.Roof di Andrea Dore c’è una zona sconosciuta e contratta dove un corpo si muove. In quello spazio si agisce e si viene agiti, ci si abbandona alla gravità, alla caduta, accettando fragilità e inerzia con il desiderio costante di andare avanti (23 settembre). Andrea Zardi con GRNDR_Date no one presenta uno studio sul fenomeno delle dating app per incontri. Una figura, una ‘speedmodel’, passa da un profilo all’altro, da un corpo all’altro rivestendo in modo discontinuo gli atteggiamenti e le stereotipie di genere che caratterizzano l’estetica di un corpo “appetibile” (25 settembre).

Dance Wall, una produzione di Fabbrica Europa, è un’installazione video immersiva per la sala del PARC. Propone un processo automatico di stratificazione e relazione ritmica dei materiali visivi provenienti dalla danza contemporanea degli ultimi 2 decenni, alla ricerca di tratti comuni ed eccezioni. L’installazione attinge in tempo reale dai contenuti presenti nell’archivio storico del Festival, proiettando uno o più video, porzioni o frammenti, sulle singole superfici dello spazio e con specifici trattamenti grafici e scarti temporali. Da una proposta di Maurizia Settembri, l’installazione, un lavoro in progress che crescerà nel tempo, è progettata e curata dal visual designer Tommaso Arosio con la collaborazione di Andrés Morte Téres. Durante il Festival, Dance Wall ospita una programmazione dedicata alla video danza nazionale e internazionale.

Date le capienze limitate si raccomanda l’acquisto dei biglietti in prevendita: online su www.ticketone.it e presso punto vendita al PARC Performing Arts Research Centre, Piazzale delle Cascine 7 Firenze, dal martedì alla domenica h 18.00 > 20.00. Per gli eventi a ingresso gratuito su prenotazione telefonare al numero 055 365707.

INFO Fondazione Fabbrica Europa, PARC Performing Arts Research Centre, Piazzale delle Cascine 4/5/7 – 50144 Firenze Italia, +39 055 055 365707 | 2638480   |  www.fabbricaeuropa.net

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