Firenze come nel lockdown: bar vuoti. Disdetti viaggi, cene e prenotazioni negli alberghi

di Sandro Bennucci - - Approfondimento, Cronaca, Economia, Politica, Primo piano, Salute e benessere

Veduta di via Cavour, a Firenze

FIRENZE – Sembra di essere tornati a marzo: Firenze è di nuovo semideserta, quasi spettrale. La proroga dell’emergenza coronavirus al 31 gennaio ha fatto l’effetto del macigno su un’economia già fragile e praticamente al collasso. Anche i bar, ora, sono vuoti. Non pochi gestori sono stati costretti a ricorrere alla cassa integrazione per il personale e a rimettere il grembiule per tornare direttamente dietro al bancone. Raffica di disdette negli alberghi, che avevano appena cominciato a rifiatare. Si cancellano le cene già programmate e nessuna osa segnare sul calendario gli auntamenti natalizi che, in genere, cominciavano a essere fissati in questo periodo.

Domina la paura. Anche Firenze, dal centro storico alla periferia un tempo vivacissima e ora profondamente colpita dalla crisi, sta soffrendo. E’ ovvio che non bisogna sottovalutare il rischio di contagio che è forte in tutto il mondo, ma il clima di paura instaurato dal governo, con la pressione del Comitato tecnico scientifico, ha fatto precipitare di nuovo la situazione. Non siamo al lockdown, ossia alla chiusura totale come nei mesi passati, ma la «repubblica dei virologi», medici in perenne contrasto fra di loro, ha ingessato il Paese. E soprattutto le città d’arte, di turismo e di vacanza come la nostra.

Poca gente in giro, soprattutto turisti straniti, e con pochi soldi, che  non entrano nei negozi di lusso e sostano sul marciapiede prima di entrare in un ristorante per dare prima l’occhiata al menù e ai prezzi. Tassisti allineati nei parcheggi. Guide turistiche alla ricerca di visitatori che non ci sono: molte di loro, quasi con le lacrime agli occhi, cancellano appuntamenti presi nelle settimane scorse, quando ancora era forte la speranza di ripartire. L’elenco dei delusi e degli scoraggiati sarebbe lunghissimo. E’ bastato l’ennesimo dpcm di Conte a gettare nel panico, e probabilmente sul lastrico, migliaia di operatori. Crolla un mondo. E nessuno sa come si potrà fare a ricostruirlo. Anche perchè non è dato sapere che cosa ci sarà dietro l’angolo del 31 gennaio 2021. Intanto s’intravede un autunno vuoto: davvero lungimirante (sic) anche la scelta del Ministero dei beni culturali, di abolire le visite gratis nei musei nelle oprime domeniche del mese. L’avvio di novembre, così, si profila terrificante. Si parla di misure restrittive nei week end. Addio gite in campagna, addio affari per agriturismi e aziende collegate.

Che fare? Gli aiuti da parte del governo sono stati solo promessi. L’Inps, l’abbiamo visto, deve occuparsi di previdenza: l’assistenza è tutt’altra cosa. Le prospettive sono opache. Nessuno, ragionevolmente, riesce a vedere e programmare. Chiudere, vietare, proibire può dare un senso di onnipotenza. Ma se gli strumenti non vengono usati con accortezza, rischiano di diventare lanciafiamme. Capaci di distruggere tutto.

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Sandro Bennucci

Direttore del Firenze Post
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