La ministra cerca di intervenire sul fenomeno

Italia invasa dai migranti, Lamorgese confida nell’aiuto della Ue e dei Paesi di partenza

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

Il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ANSA / MATTEO BAZZI

FirenzePost ha anticipato il rapporto sui migranti che la ministra Lamorgese ha fatto oggi alla Camera, ma basta saper leggere le pagine del sito del ministero dell’interno dove, con precisione e chiarezza, sono indicati tutti i numeri degli afflussi dei migranti, in massima parte clandestini, che arrivano senza sosta in Italia, nonostante la pandmia.

Lamorgese aveva iniziato il suo mandato sperando che dall’Europa, dopo la volontaria caduta di Salvini, venisse un serio aiuto all’Italia per l’accoglienza dei migranti. Speranza svanita, dopo l’iniziale illusione dell’accordo di Malta con alcuni Paesi Ue (naufragato peggio dei gommoni e delle barche dei migranti). Nessun aiuto, nessuna redistribuzione, i clandestini tutti sul gobbo dell’Italia, a nostre spese e a  rischio per la salute e per la sicurezza dei cittadini.

Adesso la ministra fa il punto e indica una nuova strada da seguire, cercando nuovamente la collaborazione con i Paesi europei e con quelli dell’altra sponda del Mediterraneo (a questi ultimi evidentemente occorrerà pagare un pizzo salato). Ma partiamo dalla situazione attuale.

I flussi migratori sono in aumento, al 15 novembre sono arrivati circa 32mila persone delle quali il 38,7% sono tunisini. Lamorgese ha spiegato che gli arrivi si verificano nel pieno dell’emergenza Covid, il che è un fattore di complicazione per tutti gli Stati i e in particolare per i Paesi che sono maggiormente esposti alla pressione migratoria. E ha riferito che attualmente abbiamo 5 navi quarantena lungo le coste della Sicilia con a bordo 2.730 persone.

Necessarie solidarietà e redistribuzione Ue «Il fenomeno migratorio ha delle implicazioni globali e multilivello che rendono imprescindibile la collaborazione tra Stati. E’ cruciale il ruolo che assume l’Ue. Il lavoro della commissione europea ancora non vede quegli aspetti di riforma di Dublino da noi auspicati. Lo sforzo negoziale dell’Italia punta a meccanismi di solidarietà e di redistribuzione obbligatoria. E’ necessario che ci sia una solidarietà da parte di tutti gli Stati europei nei confronti degli Stati come il nostro, di primo approdo. C’è ora il Patto per l’asilo che vorrebbe superare Dublino, ma non mi soddisfa assolutamente e non soddisfa i Paesi di primo approdo. Ci sono degli aspetti che stiamo portando avanti come nostra trattativa», ha affermato la ministra.

Incentivare i canali di migrazione regolari  «A livello di governo sarebbe opportuno incentivare canali di migrazione regolari. Incrementare i canali legali di accesso al nostro paese riduce l’attrattività di canali illegali e diminuisce il peso delle reti criminali dedite al traffico di esseri umani. L’unica strada anche a livello europeo è quella di concentrare gli sforzi sulle partenze e sui Paesi di origine dei flussi, migliorandone le condizioni di vita».

In certe situazioni – ha spiegato la ministra – non abbiamo segnalazioni di avvicinamento e quando le imbarcazioni vengono intercettate dalla rete di sorveglianza marittima od aerea prevale giustamente l’obbligo, sancito dal diritto internazionale del mare, di soccorrere i migranti e di metterli in sicurezza: non ha senso parlare di divieto di sbarco.

Europa –  La ministra infine afferma di aver rappresentato in Europa la necessità d’intervenire sui Paesi di partenza, cercando di migliorarne le condizioni di vita, in modo da evitare queste partenze che non sono controllate in maniera adeguata. «Anche su questo abbiamo fatto una proposta alla Tunisia, che è di collaborare segnalando con un alert ai nostri assetti navali e aerei, comunicando eventuali partenze fuori dalle acque tunisine per dare modo alle autorità competenti di recuperare i migranti: una volta arrivati procediamo ai rimpatri».

Ottime intenzioni quelle della collega diventata ministra (chissà se se n’è pentita), ma destinate purtroppo a scontrarsi contro il muro di inefficacia e di egoismo della Ue, che da sempre ha lasciato sole Italia, Grecia e in parte Spagna, ad affrontare un problema epocale come quello dell’immigrazione. Lamorgese ha per di più, a quanto si dice, incontrato seri ostacoli interni al massimo livello di governo, perché sembra che il premier Conte sia stato infastidito dalle iniziative di accordi con la Tunisia per creare una rete di segnalazioni che impedisca e blocchi le partenze verso l’Italia.

In queste azioni meritorie Lamorgese è stata finora lasciata sola anche da Mattarella e, ovviamente, da Papa Francesco, che la ministra ha incontrato più volte.  Bergoglio da quell’orecchio non ci sente,  salvo poi non ospitare nessuno nei bei Palazzi e nei giardini del Vaticano. La solidarietà è bella, ma fatta da altri.

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Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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