Governo: Draghi pronto a respingere l’appetito dei partiti. Il M5S teme l’emarginazione

Il tavolo delle consultazioni di Mario Draghi (Foto ANSA)

ROMA – Non si rassegnano, i partiti della vecchia maggioranza (ma più il Movimento 5 Stelle del Pd o di Leu), a perdere gran parte del loro potere e della loro influenza con il governo Draghi. Il M5S è addirittura terrorizzato dal voto degli iscritti che uscirà dalla piattaforma Rousseau: se dovessero dire no al governo di salvezza nazionale emarginerebbero di fatto i loro rappresentanti, riducendo il 33% ottenuto alle elezioni del 2018 all’inutilità nelle scelte. Se viceversa dovesse vincere il sì alla partecipazione al governo Draghi, sarebbe pronta la richiesta di mantenere Di Maio alla Farnesina e Patuanelli allo Sviluppo economico. Ma le avvisaglie non sono favorevoli: sul blog c’è addirittura chi scrive a Grillo chiedendogli se la nascita del Movimento fosse soltanto un suo spettacolo giunto ormai all’epilogo. Il problema? Che tutti i partiti pressano Draghi, con i loro nomi o le pressioni sul programma.

DRAGHI – Ma il programma, Mario Draghi ce l’ha ben presente. E si basa su tre punti fermo: piano dei vaccini, lavoro e scuola. Con l’Europa al centro di tutto. Alla fine, questa è limpressione, il presidente incaricato deciderà e basta. Come alla cena della marchesa alle otto di sera: chi c’è, c’è. A chi non piaceranno le scelte potrà accomodarsi fuori dal perimetro. E se dovessero essere in tanti a star fuori, al Capo dllo Stato non resterebbe che una cosa da fare: sciogliere le Camere e indire nuove elezioni. A quel punto pericolososissime per quasi tutti. Alla Lega, che chiede Salvini nella lista dei ministri, viene fatto notare che la scelta europeista non è trattabile. E al Pd le aspirazioni degli ex ministri e delle correnti si scontrerebbero con la volontà di Draghi di scegliere i profili più adatti, di qui la spinta di alcuni per un disarmo e l’indicazione di tecnici d’area. Il Nazareno fa sapere che ci si affida alle decisioni che il premier incaricato prenderà d’accordo con Mattarella, ma nei gruppi parlamentari si fanno i nomi di Dario Franceschini, Lorenzo Guerini e Andrea Orlando come possibili ministri politici. Matteo Renzi, da Italia viva, starebbe spingendo nella direzione di una discontinuità col precedente governo. I leader di partito dovrebbero restare fuori, ma come tenere insieme gli auspici di M5s e Lega per Di Maio e Salvini, la possibilità che Speranza resti alla salute, con le difficoltà che la convivenza in Cdm comporterebbe? A complicare la situazione c’è che a ogni delega corrisponde un tema potenzialmente divisivo: Draghi non sarebbe disposto, ad esempio, a rinnovare alla scadenza la leghista quota 100.

TOTOMINISTRI – Secondo i cronisti esperti delle vicende di Palazzo, Draghi sarebbe stretto nel dilemma fra avere ministri politici, per dare più forza all’esecutivo in Parlamento, oppure tecnici. Sui nomi l’equilibrio è difficilissimo e potrebbe volerci più tempo per la sintesi. Figure chiave saranno i sottosegretari alla presidenza del Consiglio: c’è chi ipotizza che possano essere politici come Giorgetti e Orlando, a rappresentare i partiti, ma vengono più quotati profili tecnici come Daniele Franco di Bankitalia, della giurista Luisa Torchia o dell’avvocato Antonio Catricalà. Franco resta comunque il nome più quotato per l’Economia, insieme a Dario Scannapieco della Bei. Tra gli economisti si citano anche Carlo Cottarelli e Ignazio Angeloni della vigilanza Bce. Al Viminale, come ministro super partes e di garanzia, resterebbe Luciana Lamorgese. Per la sanità si cita Rocco Bellantone, presidente della facoltà di medicina della Cattolica e direttore del Gemelli. Molte, assicura chi conosce Draghi, saranno le donne. Di qui, nei rumors, i nomi di Marcella Panucci, ex Confindustria, della professoressa Lucrezia Reichlin, del direttore della Farnesina Elisabetta Belloni e di Marta Cartabia alla Giustizia. Ma l’opinione di chi scrive quest’articolo è una sola: la farà Draghi ascoltando solo Mattarella. Può darsi che faccia anche un giro finale di consultazioni con i leader politici, ma non si farà mai intortare nel gioco dei veti incrociati. Non mi stupirei se, dopo aver espresso le sue idee al Capo dello Stato, Draghi dirà ai partiti: signori, ecco la squadra di governo. Così è, se vi pare. E anche se non vi pare.

 

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Sandro Bennucci

Direttore del Firenze Post
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