Firenze, Uffizi riaperti: nuove sale e capolavori del ‘500 mai messi in mostra

FIRENZE – Uffizi riaperti, da oggi 4 maggio 2021. Primi visitatori puntuali e sbalorditi. Perchè sono Uffizi anche nuovi: con 14 nuove sale e opere mai viste. Si tratta di opere della pittura fiorentina, emiliana e romana del ‘500 mai esposte, capolavori di recente acquisizione e autoritratti collezionati nel corso dei secoli. E non mancano, per lo stupore di chi ritorna nella Galleria che è l’attrazione di Firenze per tutto il mondo, le novità nel percorso d’ingresso per smaltire le fatidiche code dell’era pre-Covid. In totale, questa riapertura, gli Uffizi inaugurano nuovi spazi per oltre 2.000 metri quadrati: sono 14 nuove sale espositive al primo piano della Galleria, finora utilizzate per mostre temporanee, oppure vere stanze chiuse, e 22 locali al piano terreno, restaurati e adibiti a varie funzioni di ingresso e servizi (guardaroba, spogliatoi e locali tecnici). Ci sono 129 opere visibili al pubblico in più nella galleria. Erano nei depositi, oppure venivano da acquisizioni o donazioni, alcune non erano esposte da decenni.

Sono capolavori di Daniele da Volterra, Rosso Fiorentino, Bartolomeo Passerotti (una grande tela ritenuta perduta da secoli), e tanti altri maestri, mai esposti in maniera permanente al pubblico ma adesso protagonisti, insieme ad Andrea del Sarto, Parmigianino, Pontormo, Sebastiano del Piombo del prezioso allestimento di tredici nuove sale dedicate ai grandi della pittura fiorentina, emiliana e romana del Cinquecento. Non basta: nella quattordicesima nuova sala s’incontra uno speciale assaggio, sintesi ed anticipazione degli spazi che presto accoglieranno gli autoritratti degli artisti collezionati nel corso dei secoli, con lavori, tra gli altri, di Bernini, Cigoli, Chagall, Guttuso.

«Tutti noi degli Uffizi – è il commento del direttore, Eike Schmidt – abbiamo preparato con cura la riapertura che possiamo definire trionfale, e che sorprenderà il pubblico con una serie di capolavori finora mai visti ed altri ben noti ma esposti in modo da riscoprirli nel loro significato più profondo».

 

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Ernesto Giusti


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