Il presidente del consiglio su tutti i fronti

Draghi e le nomine: difficile mediazione con l’appetito dei partiti

Il presidente del Consiglio Mario Draghi

ROMA – Mario Draghi ha un metodo: portare al tavolo del governo un dossier per volta. Ma i partiti azionisti della maggioranza sgomitano per avere tante cose tutte insieme: a cominciare dal nuovo decreto Sostegni bis da 38 miliardi, fino alla partitona delle nomine. Con caselle delicate e ambite come Anas E Fs. Draghi si appresta a incontrare gli altri leader europei per la prima volta, di persona, da presidente del Consiglio, venerdì e sabato, a Oporto, dove si discuterà in particolare del sociale e della lotta alle diseguaglianze, a partire dal Recovery fund. In Portogallo non ci sarà Angela Merkel, che Draghi sente però al telefono nel pomeriggio: con la Cancelliera il premier discute del dossier Covid e di come coordinare le misure per la ripartenza. Al centro in questi giorni c’è il tema degli spostamenti tra i Paesi e il pass verde su cui il governo italiano scommette, fin dalla nuova ordinanza sui viaggi attesa entro il 15 maggio, per far ripartire il turismo. Il 21 maggio Roma ospiterà poi il Global Health Summit, occasione di discussione sulle linee strategiche per il futuro, a partire da quella della produzione dei vaccini. Con questo dossier si intreccia il lavoro costante sui dossier economici.

SOSTEGNI BIS – Nel prossimo decreto Sostegni bis da oltre 38 miliardi, i partiti premono per inserire misure a loro care: la Lega vuole nuovi criteri per i ristori ma chiede anche di rinviare la ripartenza delle cartelle esattoriali, il Pd pressa per un pacchetto sul turismo, i Cinque stelle fanno sponda ai sindacati nel chiedere una rimodulazione della sospensione del blocco dei licenziamenti a partire da giugno. Dopo l’incontro di Draghi con il segretario del Pd, Enrico Letta, anche la Lega potrebbe tornare a incontrare il premier, o almeno questo è l’auspicio che trapela da fonti leghiste secondo le quali Matteo Salvini potrebbe vedere Draghi con i ministri. Solo nelle settimane successive entrerà poi nel vivo la partita nomine. Una società di cacciatori di teste sarebbe stata incaricata di sondare i candidati più adatti, non solo per i vertici Rai, ma anche per le altre controllate. Tra i partiti è diffusa la convinzione che il premier, con il ministro dell’Economia, terrà la scelta delle figure apicali, lasciando spazio ai partiti nelle indicazioni dei cda: su Cdp ad esempio sarebbe diffuso tra i partiti l’auspicio della conferma come ad di Fabrizio Palermo ma non si esclude che il premier opti per una scelta diversa, e in questa chiave torna a circolare il nome di Dario Scannapieco (Bei).

RAI – Il pressing dei partiti è poi alto per caselle come Fs e Anas, da cui passa una grossa fetta dell’attuazione del Recovery plan. Ma anche qui, spiegano fonti di governo, difficilmente sarà applicato il cencelli. Mentre c’è chi non esclude che gli auspici dei partiti vengano ascoltati sulla Rai, ad esempio con la scelta di una figura interna come Maurizio Ciannamea, considerata gradita alla Lega. Anche sulla governance del Recovery plan gli azionisti di maggioranza hanno gli occhi puntati. Il decreto che disegnerà la cabina di regia del piano da 191,5 miliardi non dovrebbe arrivare prima della metà del mese. Al centro ci sarà ilministero dell’Economia, ma i ministri vogliono sedere nel comitato che avrà la supervisione politica a Palazzo Chigi. Su come sarà strutturata la governance comunque la Commissione Ue non avrà voce in capitolo: Bruxelles dovrà valutare l’attuazione del piano, verificando che si rispettino i tempi e le fasi degli interventi. E qui l’Italia dovrà mostrare il suo volto credibile. Draghi lo sa e, oltre alle risorse da portare a casa, gli interessa una cosa fondamentale: non perdere la faccia in Europa.

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Sandro Bennucci

Direttore del Firenze Post
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