Firenze: per l’83° Maggio Musicale va in scena «La forza del destino» di Verdi diretta da Mehta con regia di Padrissa

La conferenza stampa per «La forza del destino» (foto Michele Monasta)

FIRENZE – La prossima opera in cartellone per l’83° Maggio Musicale Fiorentino è «La forza del destino» di Giuseppe Verdi, che va in scena da venerdì 4 a sabato 19 giugno al Teatro del Maggio; l’allestimento è di quelli fatti per svegliare la curiosità: non soltanto ci sono Zubin Mehta sul podio dell’Orchestra e del Coro del Maggio e Saoia Hernàndez, Annalisa Stroppa, Roberto Aronica, Amartuvshin Enkhbat, Ferruccio Furlanetto, Nicola Alaimo nei ruoli principali, ma c’è Carlus Padrissa, tra i fondatori di La Fura dels Baus, a firmare la regia e, da quel che ha detto in conferenza stampa e le prime foto delle prove, lo spettacolo si prospetta interessante.

Melodramma in quattro atti di Giuseppe Verdi, rimaneggiato dalla sua versione iniziale di san Pietroburgo fino alla stesura finale per del 1869 (quella prescelta anche stavolta), opera con una trama difficile e densa di pagine straordinariamente sublimi è il secondo titolo operistico dell’83esima edizione del Festival del Maggio Musicale dopo l’Adriana Lecouvreur inaugurale e subito prima di Il ritorno di Ulisse in patria di Claudio Monteverdi e dell’ultima opera, in luglio, Siberia di Umberto Giordano.

La “Forza” è stata più volte affrontata dal mastro Zubin Mehta, la prima nel 1992, poi nel 2007, nel 2010 e in tour a Tokyo nel 2011, che torna questa volta a dirigerla in un allestimento con la regia di Carlus Padrissa, della compagnia La Fura dels baus (la mitica Compagnia catalana con la quale Mehta ha realizzato nel 2007-2008 una sfolgorante Tetralogia wagneriana rimasta nel cuore a molti, compresa chi scrive; senza toccare purtroppo Firenze La Fura e Mehta hanno messo in scena anche un Tannhäuser, alla Scala).

Dice il maestro Zubin Mehta: «Nella Forza del destino di Giuseppe Verdi, troviamo un po’ di tutto, c’è naturalmente l’amore come in tutte le sue opere, la storia, ma anche il pregiudizio razziale, la guerra, e le buffonerie di Fra Melitone. Solo il genio di Verdi poteva concepire una storia come questa e intersecare tutti questi livelli tra loro».

L’opera, che i superstiziosi (non pochi, nell’ambiente teatrale) considerano innominabile perché si dice che non compaia mai nei cartelloni senza che accadano incidenti dal minimo all’enorme (tipo l’invasione della Polonia o il terremoto di Fukushima), ha una struttura molto complessa per la compresenza di tematiche spesso contrastanti: l’amore e la morte; la vendetta e il perdono derivante dalla conversione; il dramma e la commedia, ma su tutto «un destino inesorabile che schiaccia tutti i personaggi dell’opera –  dice Carlus Padrissa -. I due amanti Leonora e Alvaro sono due esseri intrappolati dalla forza del destino, due stelle che, quando si scontrano, formano un buco nero e perdono la loro luce. E il destino è come un buco nero nel quale precipitiamo. Il buco nero generato da Leonora e Alvaro si vedrà all’inizio e da questo buco nero verranno generate delle onde gravitazionali, come un sasso gettato nell’acqua, che influenzeranno tutta l’opera innescando dei legami tra il presente, il passato e il futuro fino al suo finale che appare come una fatalità».

Il 10 novembre 1862 al Teatro Imperiale di San Pietroburgo debutta «La forza del destino». L’anno precedente Verdi era stato a lungo corteggiato dalla direzione del teatro russo, che lo aveva convinto ad accettare l’incarico assicurandogli un ottimo compenso e la possibilità di scegliere libretto, librettista e interpreti. In prima battuta il maestro aveva pensato al “Ruy Blas” di Hugo, scartandolo poco dopo in favore del romanzo spagnolo “Don Alvaro o La forza del destino” di Ángel de Saavedra, duca di Rivas, un dramma definito da Verdi “potente, singolare e vastissimo”. Scrivere per il pubblico russo, abituato all’opera italiana settecentesca ma anche al grand opéra francese, voleva dire per Verdi sperimentare soluzioni drammaturgiche nuove. La trama dell’opera, poi, in cui si intrecciano più storie su uno sfondo brulicante di personaggi, ben si prestava alla commistione di stili e registri. Il risultato fu una sintesi tra dramma aristocratico e commedia popolare, tratto caratteristico di un’opera che non venne mai compresa in pieno. Ma che il maestro invece vi tenesse particolarmente lo dimostra la cura che mise nel revisionarla anni dopo per Milano, dove debuttò il 27 febbraio 1869. Nella versione scaligera, oltre all’aggiunta della famosa sinfonia, in cui compare il motivo del fato ineluttabile, Verdi decise di cambiare il finale. Quel dramma d’onore che si concludeva con le morti violente dei tre protagonisti non lo convinceva più. E così, con la collaborazione di Antonio Ghislanzoni, subentrato nel frattempo a Piave, optò per un finale in stile manzoniano, che vede Don Alvaro pentirsi e sopravvivere alla morte di Leonora.

Teatro del Maggio Musicale Fiorentino (Piazzale Vittorio Gui)

Venerdì 4, lunedì 7, giovedì 10 e mercoledì 16 giugno alle ore 19; sabato 19 giugno alle 15.30 (il 6 giugno alle ore 21 l’opera verrà trasmessa anche sulla nuova piattaforma ITsART, a pagamento)

«La forza del destino». Melodramma in quattro atti di Francesco Maria Piave [e Antonio Ghislanzoni]. Musica di Giuseppe Verdi (Versione 1869). Edizione: Edwin Kalmus &Co., Inc., Boca Raton, Florida. Nuovo allestimento. Coro e Orchestra del Maggio Musicale FiorentinoMaestro concertatore e direttore Zubin Mehta, Maestro del Coro Lorenzo FratiniCast: Il Marchese di Calatrava Alessandro Spina, Donna Leonora, figlia del marchese Saioa Hernández, Don Carlo di Vargas [Lo Studente], figlio del marchese Amartuvshin Enkhbat, Don Alvaro Roberto Aronica, Preziosilla, giovane zingara Annalisa Stroppa, Padre Guardiano, francescano Ferruccio Furlanetto, Fra Melitone, francescano Nicola Alaimo, Curra, cameriera di Leonora Valentina Corò, Mastro Trabuco, mulattiere, poi rivendugliolo Leonardo Cortellazzi, Un Alcade Francesco Samuele Venuti, Un Chirurgo, militare spagnolo Roman Lyulkin. Solisti del Coro Ferruccio Finetti, Leonardo Melani, Luca Tamani. Figuranti speciali Elena Barsotti, Maria Diletta Della Martira, Maria Novella Della Martira, Sara Silli, Giampaolo Gobbi, Emanuele Marchetti, Alessio Nieddu, Gaetano Tizzano

Regia Carlus Padrissa (La Fura dels Baus), scene Roland Olbeter, costumi Chu Uroz, Light e Video Designer Franc Aleu, Assistente regista João Aboim Carvalho, assistente scenografa Esterina Zarrillo

Allestimento Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

Rimasti biglietti da 120 a 180 euro per le prime quattro recite (esaurita l’ultima); ci sono anche pochissimi posti in galleria a 50 per le prime due recite; acquisto diretto senza d.p. dal sito del Maggio

83° Festival del Maggio Musicale Fiorentino, Carlus Padrissa, Firenze, La Fura dels Baus, Musica, opera lirica, zubin mehta

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