Ddl Zan: Cardinal Parolin, nessuna intromissione. Preoccupa il concetto di discriminazione troppo vago, aperto ad interpretazioni arbitrarie

VATICANO – Non è stato in alcun modo chiesto di bloccare il ddl Zan. La nostra preoccupazione riguarda i problemi interpretativi che potrebbero derivare nel caso fosse adottato un testo con contenuti vaghi e incerti, che finirebbe per spostare al momento giudiziario la definizione di ciò che è reato e ciò che non lo è, ha rimarcato il porporato. Uno schiaffo alla sinistra, insomma, che ha puntato il dito affermando che la sovranità del Parlamento fosse in pericolo. Quella sovranità che, spiega Parolin, nessuno ha voluto mettere in discussione.

Il sottosegretario di Stato in Vaticano, interpellato da Vatican News, aggiunge di condividere le parole di Draghi al Senato: Lo Stato italiano è laico, non è uno Stato confessionale, come ha ribadito il presidente del Consiglio. Concordo pienamente con il presidente Draghi sulla laicità dello Stato e sulla sovranità del Parlamento italiano. Per questo si è scelto lo strumento della Nota Verbale, che è il mezzo proprio del dialogo nelle relazioni internazionali, puntualizza. Tutto chiaro: il Vaticano chiede semplicemente di modificare il ddl Zan poiché violerebbe il Concordato.

Le principali preoccupazioni della Chiesa sono legate al fatto che il concetto di discriminazione resta di contenuto troppo vago. In assenza di una specificazione adeguata corre il rischio di mettere insieme le condotte più diverse e rendere pertanto punibile ogni possibile distinzione tra uomo e donna, con delle conseguenze che possono rivelarsi paradossali e che a nostro avviso vanno evitate, finché si è in tempo – rimarca Parolin -. L’esigenza di definizione è particolarmente importante perché la normativa si muove in un ambito di rilevanza penale dove, com’è noto, deve essere ben determinato ciò che è consentito e ciò che è vietato fare, conclude il sottosegretario di Stato.

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Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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