Vertice Ue, si discute anche di migrazioni, ma non si deciderà nulla su ricollocamenti e redistribuzione. E l’Italia resta isolata

ANSA

Su esplicita richiesta del premier Draghi il vertice dei Capi di Stato e di Governo dell’Ue affronterà anche il nodo dei migranti, degli arrivi e della loro accoglienza e redistribuzione. un tema che divide fortemente i 27 Stati membri.

In materia di migrazioni si prevede che le conclusioni si focalizzeranno sull’unico aspetto sul quale i leader possono trovare un accordo allo stato attuale, cioè la dimensione esterna. In questo ambito, spiega un alto funzionario Ue, riteniamo che ci siano spazi di miglioramento nei rapporti con i Paesi di origine e di transito. I leader chiederanno dunque alla Commissione di presentare proposte concrete, in settembreottobre, per lavorare sugli attraversamenti illegali, sui rimpatri, sulle riammissioni e sulle cause profonde delle migrazioni.

I rimpatri, per esempio, sono rimasti a lungo affidati alla dimensione bilaterale, vista la ritrosia di molti Paesi a siglare accordi.  La dimensione interna,  quella che più interessa i Paesi di primo arrivo, è anche la più complicata, viste le esigenze di politica interna di ognuno dei 27 Stati membri. Nel vertice si potrà discutere di solidarietà, ma le conclusioni si focalizzeranno sulla dimensione esterna, perché lì un consenso si può trovare. La dimensione interna delle migrazioni, cioè  come ripartire gli oneri tra gli Stati membri (leggi ricollocamenti), verrà sollevata, ma alcuni leader sicuramente confermeranno che bisogna andare avanti con il patto sulle migrazioni, altri diranno che non ce n’è alcun bisogno, in modo da rinviare discussione e soluzione. Lasciando la palla nelle mani dell’Italia e degli altri paesi di sbarco.  

Del tema non si era più discusso dal giugno 2018, quando si affrontò, senza risolverlo, il problema del regolamento di Dublino. Queste le conclusioni del vertice di allora: «E necessario trovare un consenso sul regolamento Dublino affermavano i leader tre anni fa per riformarlo sulla base di un equilibrio tra responsabilità e solidarietà, tenendo conto delle persone sbarcate a seguito di operazioni di ricerca e soccorso. Il Consiglio Europeo sottolinea la necessità di trovare una soluzione rapida all’intero pacchetto e invita il Consiglio a proseguire i lavori al fine di concluderli quanto prima». Da allora la riforma del sistema di Dublino non ha fatto passi avanti.

Dal punto di vista concreto i leader si metteranno d’accordo su altre proposte della Commissione, ad esempio quella del sostegno strategico di 5,7 miliardi di euro per i profughi e le comunità che li ospitano in Turchia, Giordania, Libano e Siria, fino al 2024. Di questo pacchetto, 3 miliardi di risorse dal bilancio Ue dovrebbero essere destinati a sostenere le azioni per i profughi in Turchia, che si aggiungono ai 535 milioni di euro di finanziamento ponte in corso per proseguire con i progetti umanitari chiave con i profughi fino all’inizio del 2022.

Nella bozza di conclusioni del vertice Ue, che riguarda la situazione della migrazione sulle varie rotte, si riconosce la necessità in alcuni casi di una vigilanza continua e di un’azione urgente. Proprio questo senso di urgenza è stato inserito su insistenza dell’Italia. «Il Consiglio europeo ha discusso la situazione della migrazione sulle varie rotte – si legge nel documento -. Sebbene le misure adottate dall’Ue e dagli Stati membri abbiano ridotto i flussi irregolari complessivi negli ultimi anni, gli sviluppi su alcune rotte destano serie preoccupazioni e richiedono una vigilanza continua e un’azione urgente». Inoltre nella bozza si specifica l’obiettivo delle partnership e della cooperazione con i Paesi di origine e transito, finalizzata a «sostenere i rifugiati e gli sfollati nella regione, sviluppare capacità di gestione della migrazione, sradicare il traffico di esseri umani, rafforzare il controllo delle frontiere, cooperare in materia di ricerca e soccorso, affrontare la migrazione legale nel rispetto delle competenze nazionali, e garantire il rimpatrio e la riammissione.

Quest’ultimo aspetto è l’unico che potrebbe per ora giovare alla causa italiana, ma il sostegno finanziario prevalente dato alla Turchia ridurrà notevolmente la disponibilità d’intervento a favore di altri paesi della sponda Mediterranea, dai quali partono i viaggi verso l’Italia. Confidiamo nell’azione di convincimento di Draghi, ma dubitiamo che raggiunga gli esiti sperati, e così l’Italia continuerà ad essere il centro d’accoglienza di tutta l’Africa, senza alcuna solidarietà da parte dell’Europa.

 

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Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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