Firenze: ecco la stagione 2021-2022, firmata Rustioni, dell’Orchestra della Toscana (ORT) al Teatro Verdi

La Conferenza stampa dell’ORT con Daniele Rustioni collegato da Londra (foto Silvia Venturi)

Firenze – È stata presentata la stagione concertistica 2021-2022 dell’Orchestra della Toscana (ORT): solo quella che si svolge al Teatro Verdi di Firenze, in realtà, perché l’iperattiva ORT non si ferma mai, nemmeno a Ferragosto, girando in altre località della Toscana e non solo; ad esempio, subito dopo la conferenza stampa l’orchestra ha provato un concerto da fare domenica a Portogruaro con la direzione di Daniel Smith, in sostituzione di Daniele Rustioni che, avendo un concerto a Londra il 30, deve stare in quarantena là da quando c’è arrivato, il 23, e non si può spostare. Così, anche alla conferenza stampa di presentazione della sua prima stagione da direttore artistico dell’ORT Rustioni ha dovuto partecipare virtualmente, da una megaschermo attaccato davanti al sipario.

Il nuovo direttore artistico porta all’Orchestra della Toscana bacchette e solisti che mai (o di rado) qui si erano ascoltati; alcuni arrivano a Firenze e in Toscana addirittura per la prima volta o sono al loro esordio italiano. Rustioni ha selezionato una congrua parte delle composizioni in programma anche pensando al distanziamento imposto dalle norme anti-covid, ma la scelta di quasi quattro quinti dei brani vuole anche esaltare la peculiarità dell’ORT, che è una delle migliori orchestre da camera del mondo. Quanto agli ospiti, a contrassegnare le scelte artistiche di Rustioni è la curiosità per le visioni di direttori e strumentisti emergenti nel concertismo internazionale: una “nouvelle vague” di musicisti a cui le stagioni internazionali danno molto credito, e che invece da noi stenta a farsi largo. Giovani preparati, cosmopoliti, culturalmente agguerriti, che credono nella vocazione rivoluzionaria del repertorio classico, nella sua capacità di lasciare un segno forte, incisivo anche sul nostro presente. Sono, per parlare dei direttori, l’israeliano Daniel Cohen (22 ottobre), gli statunitensi Jonathan Heyward (29 ottobre) e Ryan McAdams (15 marzo), l’anglo-indiano Alpesh Chauhan (12 novembre), l’italo-turca Nil Venditti, bacchetta ospite dell’ORT da un paio di stagioni (24 dicembre), gli italiani Andrea Battistoni (6 aprile) e Alessandro Cadario (5 maggio), la tedesca Erina Yashima (13 maggio). I programmi a loro affidati non si distaccano da quelli tradizionali delle stagioni ORT, incentrati sulla presenza robusta di autori d’epoca classica su su fino al Novecento storico. Stavolta, comunque, si arriva a toccare anche l’avanguardia del secondo ‘900 (con Bruno Maderna) e anche la contemporaneità, per non tradire l’antica vocazione dell’orchestra che agli esordi le aveva affidato Luciano Berio. In questo senso significativa è la commissione di tre partiture ispirate alla Divina Commedia nell’occasione del settimo centenario della morte di Dante: prime assolute dell’americano Richard Danielpour (presentata nel concerto inaugurale dell’8 ottobre), di Lamberto Curtoni (29 ottobre) e Alberto Cara (12 novembre). Da notare che nessun concerto a Firenze sarà diretto da Rustioni stesso, che accompagnerà l’orchestra in qualche data fuori città, ma che qui vuol lasciare spazio alla sperimentazione sul podio. Resta da sciogliere il nodo del nuovo direttore musicale principale, dal momento che la finlandese Eva Ollikainen, nominata poco prima della pandemia, non ha mai preso servizio; ma per quest’anno si può soprassedere.

Questa stagione vede la presenza come artisti in residence di Lorenza Borrani, Pietro De Maria, ed Enrico Dindo. Compito loro è esaltare l’italianità dell’ORT, benché siano tutti e tre artisti di successo internazionale. Con De Maria e Dindo l’ORT ha realizzato nell’ultimo anno dischi dedicati rispettivamente a Chopin e Dvořák. Sono tutti presenti in stagione due volte, prima da soli e poi insieme, a maggio.

IL CARTELLONE 2021-2022

La stagione dell’Orchestra della Toscana si inaugura l’8 ottobre con una presenza assidua dei suoi cartelloni recenti: John Axelrod, discepolo di Leonard Bernstein che prima di darsi completamente al podio è stato manager di gruppi rock e boss di un’azienda di vini in California. Axelrod, dotato di una comunicativa straordinaria, si confronta con il pezzo nuovo di Richard Danielpour dedicato a Dante, la Sinfonia n.4 di Schumann, che ebbe una gestazione ultradecennale, faticosissima, e il Concerto per violoncello di Antonín Dvořák, banco di prova virtuosistico per ogni violoncellista che si rispetti; in questo caso Enrico Dindo.

Il 22 ottobre sul podio c’è Daniel Cohen, attualmente direttore musicale del Teatro di Darmstadt dopo aver lavorato a lungo come assistente di Pierre Boulez a Lucerna. Per lui, classicità viennese con la Sinfonia n.2 di Beethoven, folklore ungherese riletto a metà del secolo scorso dal Concert Românesc di György Ligeti, figura cardine della Nuova Musica, e ciclo di canzoni Les illuminations che Benjamin Britten ricavò nel 1939 dall’omonima raccolta di Arthur Rimbaud. Le canta il raffinatissimo tenore Ian Bostridge, non solo artista, ma anche storico laureato a Oxford, autore di saggi best seller musicali, come Il viaggio d’inverno di Schubert. Anatomia di un’ossessione, uscito in italiano per il Saggiatore.

Due nomi emergenti il 29 ottobre: la pianista padovana Leonora Armellini, classe 1992, e il direttore americano Jonathon Heyward. Insieme, qui, per il Concerto op.15 di Beethoven, il primo pubblicato dal compositore. Al solo Heyward – uscito dal prestigioso Concorso di Besançon e oggi alla testa della Nordwestdeutsche Philharmonie, in Germania – spettano il Bizet della Sinfonia in do maggiore e gli Affreschi danteschi, commissionati dalla Fondazione ORT a Lamberto Curtoni, compositore-violoncellista a cui piace contaminarsi con altre musiche, con artisti visivi, scrittori, danzatori, e che perciò ha collaborato con Franco Battiato, Michelangelo Pistoletto, Piergiorgio Odifreddi, Tiziano Scarpa.

Il 5 novembre torna all’ORT il tedesco Markus Stenz, per molti anni direttore artistico del Cantiere di Montepulciano. Per lui una pagina rara di Ferruccio Busoni, la Lustspielouvertüre, pensata a fine Ottocento come pezzo introduttivo a una commedia ideale, e la suite delle musiche di scena che, nel 1911, Richard Strauss compose a corredo di una messinscena del Borghese gentiluomo di Molière allestita dalla compagnia di prosa diretta dal grande regista Max Reinhardt. Con Nicolai Pfeffer esegue il Concerto per clarinetto di Mozart, che entrambi hanno registrato con l’ORT nell’agosto 2020 al Teatro Verdi per l’etichetta discografica NovAntiqua.

Il 12 novembre ci sono il direttore Alpesh Chauhan e il violoncellista Pablo Ferrández. L’uno, nato a Birmigham nel 1990 e cresciuto in una famiglia numerosa dove si intrecciano radici africane e indiane, bacchetta principale dell’orchestra Toscanini di Parma fino al 2020, attualmente Ospite Principale a Düsseldorf e direttore Associato a Glasgow, nonché direttore musicale dell’Opera di Birmingham. L’altro, nato a Madrid nel 1991, suona uno Stradivari concessogli in comodato da una fondazione nipponica grazie alla vittoria al concorso Čajkovskij di Mosca. Insieme, Ferrández e Chauhan affrontano il Concerto per violoncello dell’inglese Edward Elgar. Mentre al solo Chauhan spetta l’ultima Sinfonia di Brahms, la sublime Quarta, e la prima del pezzo di ispirazione dantesca Forse seimila miglia lontano di Alberto Cara.

Il 21 novembre alle 17 avviene il debutto di James Conlon come direttore onorario dell’ORT slittato già un paio di volte causa pandemia. Il maestro statunitense di origini lucane è una vera star, già alla guida dell’Opéra di Parigi, dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, attualmente della Filarmonica di Los Angeles e della Baltimora Symphony. A Firenze Conlon si confronta con una delle pagine più drammatiche di Dmitrij Šostakovič, l’ottavo quartetto per archi dedicato nel 1960 “alle vittime del fascismo e della guerra”, qui presentato nella trascrizione orchestrale di Rudolf Barshai. Attorno dispone due sinfonie di Mozart, la K.338 e la K.551 (Jupiter), l’ultima scritta dal compositore salisburghese.

Il Concerto di Natale, programmato come da tradizione il 24 dicembre alle 17, vede il ritorno di Nil Venditti, giovane promessa italo-turca su cui l’ORT ha scommesso da un paio di stagioni affidandole l’incarico di direttore ospite principale. Alla Turchia lei si rivolge, presentando le Symphonic Dances (2015) di Fazil Say, pianista e compositore geniale che ha subìto sulla sua pelle le vessazioni di un regime autoritario pretestuosamente fondato sul dogmatismo religioso. Completano il programma due ouverture da opere buffe rossiniane (La Cenerentola e Il barbiere di Siviglia) e il Concerto per violino di Mendelssohn con la russa Alina Ibragimova, classe 1985, che si è formata in due scuole che sfornano talenti superlativi, la Gnesin di Mosca e la Yehudi Menhuin in Inghilterra.

Debutta all’ORT il 12 gennaio una punta di diamante tra le bacchette nipponiche, Kazushi Ono. Classe 1960, già direttore principale del Teatro Reale de la Monnaie a Bruxelles e dell’Opéra di Lione, oggi si divide fra Tokyo e la Orquestra Simfònica de Barcelona i Nacional de Catalunya. In questo concerto punta su due periodi storici che molto gli si addicono: il romanticismo tedesco e la musica francese tra decadentismo e neoclassicismo. In programma l’arcaizzante Pavane di Fauré e Le tombeau de Couperin di Ravel più l’Idillio di Sigfrido di Richard Wagner e l’enigmatico Concerto per violino scritto da Robert Schumann poco prima di finire in manicomio. La solista è la russa Alena Baeva, che tra i suoi maestri vanta Rostropovič e Seiji Ozawa.

Il 27 gennaio si fa la conoscenza ravvicinata di William Chiquito, da qualche mese primo violino dell’ORT, cui è dato il compito di guidare gli archi. Lui, colombiano arrivato a studiare alla Scuola di Fiesole grazie a una borsa di studio finanziata dall’artista Fernando Botero, suo compatriota, è stato per diverse stagioni violino di fila nell’orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. In programma il Mozart adolescente del Divertimento K.136, un arrangiamento della Partita in si minore di Bach dovuto a Mario Castelnuovo-Tedesco, fiorentino che a causa delle leggi razziali dovette fuggire in America dove si guadagnò da vivere scrivendo colonne sonore per Hollywood, e la trascrizione firmata Gustav Mahler del quartetto di Schubert La morte e la fanciulla.

Ancora i soli archi dell’ORT protagonisti il 10 febbraio. Stavolta il loro capitano è un asso del violoncello (e della composizione), Giovanni Sollima, uno che trasforma i concerti in spettacoli travolgenti. In questo concerto rende omaggio all’arte del padre Eliodoro (scomparso nel 2000). Ma presenta anche il proprio Concerto per violoncello e orchestra Fecit Neap 17, dove mixa memorie del barocco napoletano ad atmosfere orientali.

Il 23 febbraio l’ORT è nelle mani di Lorenza Borrani, talento violinistico germogliato alla Scuola di Fiesole e poi sbocciato nell’Orchestra Mozart di Claudio Abbado, da cui ha imparato la pratica di concertare la musica tra pari, senza direttore. Lungo questa via ha dunque sviluppato la sua attività, costituendo la ‘comune’ orchestrale Spira Mirabilis e mettendosi spesso alla testa di orchestre australiane, svizzere, norvegesi, della Philharmonique di Radio France e del Mozarteum di Salisburgo. Con l’ORT accosta antico e moderno: due sinfonie di Haydn e due pagine in cui Bruno Maderna, compositore scomparso nel 1973, rielabora una serie di pagine inglesi per tastiera d’epoca elisabettiana (Music of Gaity) e alcuni dei pezzi presenti nella prima stampa musicale della storia, l’antologia Odhecaton impressa a Venezia da Ottaviano Petrucci nel 1501.

Il 15 marzo arriva Ryan McAdams, maestro americano (già protégé di James Levine e Lorin Maazel) che dimostra una spiccata inclinazione verso la musica del presente. Perciò dirige Strum della sua connazionale Jessie Montgomery, violista e didatta che ha ideato questa pagina per suonarla lei stessa con il gruppo da camera degli Sphinx Virtuosi, che sostiene la crescita culturale e professionale di giovani strumentisti afroamericani e latinos. Per il resto, pagine ottocentesche: la Sinfonia Scozzese di Felix Mendelssohn e il Concerto n.2 di Saint-Saëns, lavoro squisito che porta di nuovo a collaborare con l’ORT Pietro De Maria, pianista dalla tecnica preziosa, uno degli ultimi allievi della scuola di Maria Tipo.

Il 6 aprile si ha l’opportunità di ascoltare il veronese Andrea Battistoni, la cui carriera ha soltanto sfiorato l’Italia, senza metterci radici, benché nel 2012, a ventiquattro anni, abbia battuto un record, quello di più giovane direttore mai scritturato dalla Scala, dove ha diretto Le nozze di Figaro di Mozart. Lavora prevalentemente a Tokyo, dove è da anni il direttore principale dell’Orchestra Filarmonica della città. L’ORT lo chiama per un programma centrato sul Novecento: il Notturno di Giuseppe Martucci (1901), L’uccello di fuoco di Stravinskij, il Divertimento per Fulvia di Alfredo Casella e la Rapsodia su un tema di Paganini di Sergej Rachmaninov, solista al piano l’ucraino Vadym Kholodenko, vincitore sette anni fa, in Texas, del prestigioso Concorso Van Cliburn

Un amico storico dell’ORT torna sul podio, il 14 aprile. È Donato Renzetti, che ne è stato il direttore stabile tra la fine degli anni ’80 e i primi del ’90, quando l’orchestra era appena nata e si chiamava Orchestra Regionale Toscana. Per questa rimpatriata (ora che lui si sta occupando di far crescere un’altra orchestra, la Filarmonica Rossini di Pesaro) si confronta con un capolavoro del tardo romanticismo, la Sinfonia Dal nuovo mondo di Antonín Dvořak, le Danze di Galánta di Zoltán Kodály, caposcuola novecentesco della scuola nazionale ungherese, e le Due invenzioni di Bruno Bettinelli, compositore con cui a Milano hanno studiato decine di grandi musicisti da Abbado a Muti, e perfino Gianna Nannini.

Tre nomi già presenti in questa stagione, radunati come solisti nell’appuntamento del 5 maggio. Sono la violinista Lorenza Borrani, il violoncellista Enrico Dindo e il pianista Pietro De Maria, protagonisti del Concerto dell’Albatro che Giorgio Federico Ghedini compose nel 1945 ispirandosi al passo di Moby Dick in cui viene descritto l’incontro, sulla tolda del Pequod, con un albatro, qui raccontato dalla voce recitante dell’attore Giovanni Scifoni. Sul podio Alessandro Cadario, direttore ospite principale dell’Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano, a lungo impegnato nei tanti progetti di inclusione sociale per ragazzi provenienti da situazioni svantaggiate promossi in Italia dalla rete del “Sístema”, il rivoluzionario progetto latinoamericano diffuso in Itala da Claudio Abbado. Nel programma della serata anche la Rossiniana di Ottorino Respighi e il Romeo e Giulietta di Pëtr Il’ič Čajkovskij, che prende spunto dalla tragedia shakespeariana.

Ultimo appuntamento di stagione, venerdì 13 maggio, con Erina Yashima, direttrice di nazionalità tedesca che ha studiato a Ravenna con Riccardo Muti nella prima edizione della sua Italian Opera Academy, nel 2015. Da allora Muti l’ha scelta per lavorare come bacchetta assistente alla Chicago Symphony. Oggi è assistente di Yannick Nézet-Séguin alla Philadelphia Orchestra. Al suo primo appuntamento con l’ORT si presenta con l’Eroica di Beethoven e il Concerto per violino di Max Bruch, solista Stefan Milenkovich (serbo, ma di origini italiane dal lato materno) che, prima di diventare un nome di rilievo nei cartelloni internazionali, è stato, a fine anni Ottanta, bambino prodigio invitato a suonare di fronte a Reagan, a Gorbaciov, a Giovanni Paolo II.

PER LA PRIMA VOLTA CON L’ORT: Sul podio Andrea Battistoni, Alpesh Chauhan, James Conlon, Jonathon Heyward, Erina Yashima, Kazushi Ono; tra i solisti il tenore Ian Bostridge, al violino Alena Baeva, Alina Ibragimova, Stefan Milenkovich; al violoncello Pablo Ferrández; al pianoforte Leonora Armellini e Vadym Kholodenko. DEBUTTO NELLA STAGIONE DELL’ORT: I direttori Alessandro Cadario, William Chiquito, Daniel Cohen e l’attore Giovanni Scifoni.

L’Orchestra torna in palcoscenico lasciando libera l’intera platea al pubblico. La struttura della pianta del Teatro continua a garantire il protocollo di sicurezza. Si accede ai concerti e gli eventi in teatro muniti di Green Pass e documento di identità valido. Non c’è più una differenziazione tra primo e secondo settore, ma un unico settore che comprende platea, galleria, e gli ordini di palchi.

Da mercoledì 1° settembre parte la Campagna Abbonamenti (per i nuovi) e fino a mercoledì 15 settembre verranno bloccati e mantenuti in pianta i posti dedicati agli abbonamenti “Completi” a tutta la stagione (16 concerti), a “8 concerti”, e ai “Fai da Te” (dagli 8 ai 12).

La Fondazione ORT si impegna a riassegnare i posti degli abbonati prendendo in riferimento la pianta della Stagione 19/20, cercando di mantenere il più possibile la vicinanza con il proprio vecchio posto.

Sono riconfermate le consuete forme di abbonamento (da € 45,00 a € 256,00): Completo 16 concerti, 8 concerti, Fai da Te da 5 a 12 concerti e Fai da Te aperto da 3 a 6 concerti.

È già possibile rinnovare il proprio abbonamento recandosi alla Biglietteria del Teatro Verdi, oppure da casa, contattando lo sportello dedicato ed effettuando un bonifico. Per info e rinnovo: tel. 055 0681726 – teatro@orchestradellatoscana.it

Sempre da mercoledì 1° settembre è possibile acquistare i Biglietti dei singoli concerti (intero € 19,00, ridotto € 17,00) alla Biglietteria, presso i punti vendita BoxOffice e online su www.ticketone.it con relative commissioni aggiuntive.

La Biglietteria del Teatro Verdi (via Ghibellina, 97) aprirà al pubblico mercoledì 1° settembre nei seguenti orari: da lunedì a venerdì 10 – 13 e 15 – 17. Ulteriori info www.orchestradellatoscana.it

Musica, Orchestra della Toscana (ORT), Stagione 2021-2022, Teatro Verdi di Firenze

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