Pensioni: si avvicina la scadenza di Quota 100, ma un accordo sulla riforma è lontano. Draghi tenta di mediare

Una sede dell’ Inps. ANSA/STRINGER

Mentre si avvicina la scadenza dell’ormai famosa pensione «Quota 100», l’anticipo introdotto nel 2019 che cesserà i suoi effetti alla fine dell’anno, si fanno i conti per la nuova legge di bilancio 2022, che dovrebbe portare un probabile allargamento della platea dell’Ape sociale, il cosiddetto anticipo pensionistico che consente di lasciare il lavoro con almeno 63 anni di età. Non solo la Lega, ma pure i sindacati tuonano contro il ritorno “tout court” alla legge Fornero (niente pensione prima dei 67 anni), invocando nuove forme di flessibilità. Puntando soprattutto su «Quota 41», ossia la possibilità di uscita al quarantunesimo anno di contribuzione, a prescindere dall’età anagrafica. Oppure su pensionamenti anticipati a 62-63 anni.
Le opzioni sul tavolo sono tante, ma che rischiano tutte di incagliarsi sul nodo dei costi. Dal momento che la spesa per le pensioni potrebbe condizionare gli aiuti finanziari (vedi soprattutto le somme a fondo perduto) da parte dell’Unione Europea. La conferma di quanto annunciato la si vedrà solo dopo la presentazione del testo ufficiale della legge di Bilancio in Parlamento, atteso per il mese di novembre.

Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, deve mediare le richieste di partiti e sindacati,  con l’obiettivo di tagliare gli sprechi.

Si dovrà fare i conti con le compatibilità di bilancio che preoccupano il ministro dell’Economia, Daniele Franco. Sostituire Quota 100 costa. Il pensionamento anticipato con 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età, come chiede il sindacato, costerebbe 4,3 miliardi nel 2022 e circa 9 miliardi dal 2028 in poi. Più digeribile, invece, l’ipotesi di aumentare a 64 anni il limite per uscire con 36 di contributi: 1,2 miliardi il primo anno, che salirebbero a 4,7 miliardi nel 2027, ma ha il difetto, come Quota 100, di penalizzare le donne, che difficilmente raggiungono 36 anni di servizio.

Il dibattito è in corso da tempo, le posizioni diverse stentano a riavvicinarsi, soprattutto per le posizioni distanti di Enrico Letta (Pd) e M5S, che cercano in tutti i modi, per ragioni squisitamente politiche, di mettere nell’angolo Salvini per far uscire la lega dal Governo e perseguire solo i propri interessi di partito (difesa strenua del reffito di cittadinanza, ius soli, aumento tasse). Ma non sarà tanto facile.

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