Terza dose vaccino: non serve a tutta la popolazione, lo rivela un nuovo studio e lo conferma l’Oms

EPA/MOHAMED MESSARA

ROMA – Un macigno sulla necessità di una terza dose del vaccino arriva da un nuovo studio. Nel pieno dell’iniziativa di Speranza e Figliuolo (e dal governo), mentre Lazio e Lombardia hanno già annunciato l’avvio delle somministrazioni della terza dose del vaccino anti Covid, che partiranno in Italia dal 20 settembre per gli immunodepressi, uno studio getta una nuova luce sulla situazione, mettendo in forse le certezze di politici ed esperti governativi. Pubblicata sul The Lancet, uno dei più autorevoli giornali specializzato in malattie infettive,  la nuova ricerca controcorrente svela che la dose booster non serve a tutta la popolazione.

Gli autori dello studio hanno spiegato che, anche contro la variante Delta di Sars-CoV-2, l’efficacia dei vaccini Covid-19 sarebbe tale da rendere non appropriate dosi vaccinali di richiamo per tutti. Gli studiosi hanno invece parlato di due alternative.

«La fornitura limitata di questi vaccini – ha osservato Ana-Maria Henao-Restrepo dell’Oms – salverà la maggior parte delle vite se verrà messa a disposizione di persone che più rischiano forme gravi di Covid-19 e non hanno ancora ricevuto alcun vaccino. Anche se alla fine la somministrazione di un booster potrebbe produrre un certo beneficio, questo non supererà i vantaggi di fornire una protezione iniziale ai non vaccinati» ha avvertito l’esperta.

Una valida alternativa, secondo l’esperta che ha revisionato lo studio, sarebbe quella di fornire vaccini dove più servirebbero, potrebbero accelerare la fine della pandemia, inibendo l’ulteriore evoluzione delle varianti.

A detta dei ricercatori che hanno preso parte allo studio, se in futuro emergeranno nuove varianti del virus che potrebbero sfuggire agli attuali vaccini anti-Covid, bisognerà creare nuovi vaccini specifici. «L’efficacia di vaccini booster sviluppati in modo specifico per contrastare possibili nuove varianti potrebbe essere maggiore e più duratura, rispetto a quella di richiami vaccinali fatti usando i prodotti attuali. Si tratta di una strategia simile viene adottata anche per i vaccini anti-influenza: ogni vaccino annuale si basa sui ceppi circolanti più recenti, aumentando la probabilità che l’iniezione rimanga efficace anche in caso di ulteriore evoluzione dei virus».

Soumya Swaminathan, scienziato capo dell’Oms, co-autore della review, ha dichiarato: «Qualsiasi decisione in tal senso dovrebbe essere basata sull’evidenza e considerare i benefici e i rischi per gli individui e la società. Queste decisioni dovrebbero poggiare su prove solide e discussioni scientifiche internazionali».

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Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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