Migranti: Papa Bergoglio, se integrati sono una grande risorsa, se no avremo problemi gravi

Papa Francesco e il salvagente di una piccola migrante

ROMA – Pareva impossibile che, dopo aver rivolto un messaggio ai grandi della Cop26 per il clima, il Pontefice non tornasse sul suo tema preferito, l’accoglienza ai migranti e i vantaggi delle migrazioni (che solo lui,  i suoi seguaci e le sinistre vedono). Ammonisce ancora una volta: «Nella gestione dei migranti la parola d’ordine è integrare o arrivano problemi gravi. Ricevere, accompagnare, promuovere e integrare. I quattro passi. Se non arriviamo all’integrazione possono dare dei problemi, e gravi.  A me sempre viene in mente la tragedia di Zaventem: coloro che hanno fatto questo erano belgi, ma figli di migranti non integrati, ghettizzati. Accogliere, accompagnare, promuovere e integrare». Quindi la colpa è di noi europei, non dei migranti che delinquono.

Dice Bergoglio «L’Europa è una casa comune, spesso vediamo i migranti solo come altri da noi, come estranei. In realtà, anche leggendo i dati del fenomeno, scopriamo che i migranti sono una parte rilevante del noi, oltre che, nel caso degli emigranti italiani, delle persone a noi prossime: le nostre famiglie, i nostri giovani studenti, laureati, disoccupati, i nostri imprenditori. La migrazione italiana rivela – come scriveva il grande Vescovo
Geremia Bonomelli, fondatore dell’Opera di assistenza degli emigranti in Europa e in Medio Oriente – un’Italia figlia, in cammino in Europa, soprattutto, e nel mondo. E’ una realtà  che sento particolarmente vicina, in quanto anche la mia famiglia è emigrata in Argentina. Il noi, dunque, per leggere la mobilità». Per questo forse parla di migranti a ogni piè sospinto, esagerado talvolta.

«Gli emigranti sono una benedizione anche per e nelle nostre Chiese in Europa. Se integrati, possono aiutare a far respirare l’aria di una diversità che rigenera l’unità; possono alimentare il volto della cattolicità; possono testimoniare l’apostolicità della Chiesa; possono generare storie di santità.Nello stesso tempo, le migrazioni hanno accompagnato
e possono sostenere, con l’incontro, la relazione e l’amicizia, il cammino ecumenico nei diversi Paesi europei dove i fedeli appartengono in maggioranza a comunità riformate o ortodosse. In questo senso, constato con piacere che il percorso sinodale delle Chiese in Italia, anche grazie al lavoro pastorale della Fondazione Migrantes, si propone di considerare le persone migranti come una risorsa importante per il rinnovamento e la missione delle Chiese in Europa. Soprattutto il mondo giovanile in emigrazione, spesso disorientato e solo, dovrà vedere una Chiesa con i suoi Pastori attenta, che cammina con loro e tra loro».

 

 

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Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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