Pensioni: nuove proposte dei sindacati al governo, che latita

ANSA / CIRO FUSCO

ROMA – I sindacati cercano di accelerare il confronto col governo in tema di pensioni, anche se l’esecutivo adesso è tutto proteso verso lo studio di nuove misure che possano consentire a draghi, Speranza e compagni di mantenere il cappio sanitario e vaccinale nei confronti degli italiani, unico paese al mondo. Anche se le vaccinazioni hanno raggiunto il 92% della popolazione sopra i 12 anni.

I sindacati comunque ci provano ed hanno elaborato un nuovo pacchetto di proposte per rendere più flessibile l’accesso alla pensione, sostenendo che bisogna ragionare sul ricalcolo contributivo dell’assegno. E’ la proposta fatta ai sindacati dal Governo nell’incontro tecnico sulla flessibilità in uscita. Un proposta che i rappresentati dei lavoratori hanno respinto al mittente: «È significativo – afferma il segretario confederale Uil Domenico Proietti – che il Governo riconosca che bisogna introdurre una flessibilità nell’età di accesso alla pensione. Giudichiamo sbagliata l’idea di legare questa flessibilità al ricalcolo contributivo che sarebbe un ulteriore penalizzazione».
L’esecutivo sarebbe disponibile anche ad abbassare la quota di 2,8 volte l’assegno minimo per chi è interamente nel sistema contributivo e vuole accedere al pensionamento tre anni prima dell’età di vecchiaia ed è disponibile ad estenderlo a chi è nel sistema misto se rinuncia ad utilizzare il metodo retributivo anche per gli anni che rientrerebbero in questo sistema. Il Governo inoltre è disponibile a ragionare su una sorta di pensione di garanzia per le persone che a 67 anni non hanno raggiunto un importo pari a 1,5 volte il minimo (e dovrebbero quindi andare a riposo più tardi) dando un assegno sociale integrato con i contributi maturati. Nessuna disponibilità invece, spiegano i sindacati, ci sarebbe sulla possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi così come chiesto da Cgil, Cisl e Uil.
In Italia l’età per accedere alla pensione, dal 2011, è 67 anni, ma in Europa, ricorda il sindacalista «la media solo ora raggiunge i 63 anni» che chiede, dunque, di riallinearsi alla media europea. Senza dimenticare i lavori gravosi e usuranti «eliminando tutti i vincoli formali che hanno impedito ai lavoratori di poter utilizzare questi strumenti. Si deve dare una risposta ai lavoratori precoci stabilendo che 41 anni di contributi sono sufficienti per andare in pensione a prescindere dall’età. Nel sistema contributivo vanno superate – conclude Proietti – le soglie reddituali che impongono a chi ha carriere più deboli o discontinue di andare in pensione più tardi».

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