Firenze: si apre l’84° Maggio Musicale con «Orphée et Euridice» di Gluck

Orphée et Euridice, prove © Michele Monasta-Maggio Musicale Fiorentino

Martedì 12 aprile 2022 alle 20 nell’Auditorium del Teatro del Maggio il direttore principale Daniele Gatti, alla guida del Coro e dell’Orchestra del Maggio, inaugura l’84º Festival del Maggio Musicale Fiorentino con Orphée et Euridice di Christoph Willibald Gluck, mai eseguita al Maggio nella versione francese, posteriore di una dozzina d’anni rispetto a quella italiana. Sul palcoscenico Anna Prohaska come Euridice, Juan Francisco Gatell nel ruolo di Orphée (sostituito da Michele Angelini per la replica del 13) Sara Blanch in quello di Amore. La regia è di Pierre Audi. In questo nuovo allestimento le scene e le luci sono curate da Jean Kalman, i costumi sono di Haider Ackermann, i video di Gilbert Nouno e la coreografia è di Arno Schuitemaker. Il maestro del Coro è Lorenzo Fratini. Quattro le repliche previste: il 13, 19 e 21 aprile alle ore 20 e il 23 aprile alle ore 17.

Orfeo ed Euridice, che nella versione italiana fu eseguita al Maggio per la prima volta nel giugno del 1976 diretta da Riccardo Muti per la regia di Luca Ronconi, debuttò al Burgtheater di Vienna il 5 ottobre del 1762. È la data di riferimento per la riforma del melodramma condotta dal compositore tedesco col librettista Ranieri de’ Calzabigi. L’opera seria italiana sembrava ridotta a un susseguirsi di recitativi secchi e arie con da capo, diventate il terreno prediletto di castrati e primedonne per prodursi in acrobazie vocali; la riforma gluckiana intendeva riportare la musica «al suo vero ufficio di servire la poesia». Nell’Orfeo dominano razionalità ed equilibrio anche nel libretto, articolato in lunghe scene in da versi sciolti. Gluck rielaborò la partitura e presentò a Parigi una seconda versione dell’opera, in francese: Orphée et Euridice su libretto di Pierre-Louis Moline, che debuttò il 2 agosto 1774 all’Académie Royale de Musique. Rispetto all’impianto originario, vi sono alcune aggiunte e trasformazioni: il protagonista nell’Orfeo era un castrato, mentre nell’Orphée venne trascritto per haute-contre, una voce tenorile particolarmente chiara e di ampia estensione nel registro acuto, che aveva in Francia una lunga tradizione, e vengono aggiunti ballabili.

Spiega il direttore Daniele Gatti, a proposito dell’Orphée francese rispetto all’Orfeo italiano: «ha un testo che ritengo più intrigante e vorrei dire anche aulico e per me, più abituato a un repertorio verdiano o a Wagner, rappresenta una sfida molto stimolante affrontare adesso Gluck. In questa edizione non useremo strumenti originali né prassi barocche, ma ci avvicineremo il più possibile allo spirito della metà del Settecento e soprattutto alla volontà di Gluck, il quale nella sua rivisitazione dell’opera, dalla prima a questa versione, la arricchisce nella strumentazione allineandola molto con il gusto francese dell’epoca, modernizzandola. […] Tra l’altro  la buca d’orchestra della sala Mehta è perfetta per un organico orchestrale come quello di Orphée et Euridice e lo spazio scenico, seppur ridotto, è quanto mai adatto per enfatizzare l’aulicità della versione francese – e qui Pierre Audi ha fatto un lavoro eccellente per enfatizzare questo aspetto». Quanto al regista Pierre Audi, al suo debutto al teatro del Maggio e anche lui al debutto col titolo, benché abbia affrontato altre opere di Gluck, è felice di poter lavorare su un libretto in francese del quale, da madrelingua, può cogliere molte sfumature; ha parlato dell’importanza simbolica che il mito ha tramandato sino ai giorni nostri, nonostante la crudeltà che lo permea, e ritiene si possano avere dubbi sulla linearità del lieto fine: «Orphée, devastato dall’improvvisa perdita dell’amata sposa Euridice, sfida gli dei a concedergli un viaggio negli Inferi per riprenderla. Gli Dei impongono una sola condizione: sulla via del ritorno alla vita, Orphée non deve voltarsi a guardare Euridice negli occhi. Il loro drammatico incontro rivela il tumulto del loro amore, la sua intensità ma anche la sua fragilità, come fragili sono tutte le relazioni umane appassionate. Orphée si gira e perde Euridice una seconda volta. Il mito greco non si arresta qui e, mentre si dispiega in varie forme, finisce sia tragicamente che poeticamente. L’opera di Gluck si conclude con Amore che libera Orphée dal suo tormento e riporta in vita Euridice, suggerendo che l’Amore è una forza che perdona, nonostante tutto. Nel XXI secolo è difficile accettare una lettura drammatica così lineare e semplicistica ma, esaminando da vicino testo e partitura, possiamo vedere emergere dietro le parole e la musica un thriller psicologico molto più sofisticato di quanto si pensi e una fine molto meno lieta del previsto. L’opera è incentrata su un potente trio d’amore: Orphée, Amore ed Euridice. Chi è Amore? Nell’opera è una seducente voce libera – uno spirito libero – che è chiaramente un’alternativa alla personalità terrena e possessiva di Euridice. Orphée, l’artista, è un uomo con un ego pronunciato, prigioniero e dipendente da questo triangolo amoroso, uno specchio della sua personalità possessiva e una droga per le sue insicurezze […]. Il suo egoismo mostra la sua cecità nei confronti di ciò che serve per gestire la sua vita amorosa e le emozioni di coloro che lo amano.  Credo che i capolavori del passato debbano essere immaginati nuovamente per il nostro tempo, esaminandone i molteplici significati e approfondendo l’analisi dei personaggi del dramma rappresentato. Nella mia produzione siamo andati a ritrarre tre esseri umani complessi, un tempo incatenati tra loro, in un viaggio alla scoperta di sé stessi; un viaggio che li libererà da quelle catene. L’esito dell’opera di Gluck è davvero felice perché la libertà che trovano alla fine è stata conquistata attraverso la lotta e l’accettazione reciproca, e non attraverso il possesso reciproco».

Auditorium “Zubin Mehta” del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino (Piazza Vittorio Gui)

Martedì 12, mercoledì 13, martedì 19 e giovedì 21 aprile ore 20; sabato 23 aprile ore 17

Christoph Willibald Gluck, Orphée et Euridice Tragédie-opéra (Drame héroïque) en trois actes. Livret de Pierre-Louis Moline d’après Ranieri de’ Calzabigi. Musique de Christoph Willibald Gluck, Version Paris 177. Edizione: Bärenreiter, Kassel, Basel, London, New York, Praha Rappresentante per l’Italia: Casa Musicale Sonzogno di Piero Ostali

Coro e Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino – Direttore e concertatore Daniele Gatti Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Orphée Juan Francisco Gatell/Michele Angelini (13/04) Euridice Anna Prohaska Amore Sara Blanch Compagnia di Danza di Arno Schuitemaker Danzatori: Clotilde Cappelletti, Ilaria Quaglia, Lucrezia Palandri, Paola Drera, Angelo Petracca, Antoine Ferron, Emanuele Rosa, Ivan Ugrin, Mark Christoph Klee, Umberto Gesi

Regia Pierre Audi Scene e luci Jean Kalman Costumi Haider Ackermann Video Gilbert Nouno Coreografia Arno Schuitemaker Assistenti regista Frans Willem de Haas, Mirko Rizzi Assistente light designer Valerio Tiberi Assistente coreografo Mark Christoph Klee

Allestimento Teatro del Maggio Musicale Fiorentino Con sopratitoli in italiano e inglese a cura di Prescott Studio, Firenze

Settore D: 40€  – Settore C: 70€  – Settore B: 110€  – Settore A: 180€ Biglietti in vendita anche sul sito del Maggio senza sovrapprezzo

L’opera sarà registrata e incisa e poi resa disponibile in dvd, da Naxos-Dynamic

84° Festival del Maggio Musicale Fiorentino, Auditorium del Maggio Musicale Fiorentino, Christoph Willibald Gluck, Firenze, opera lirica, Orphée et Euridice

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