Ucraina, la pace si allontana. All’orizzonte il pericolo di una guerra ibrida e della proxy war (combattuta per procura)

(Photo by Sergey BOBOK / AFP)

I progetti di Putin rispetto alla guerra lampo in Ucraina sono stati in poco tempo disattesi, il conflitto lampo si sta protraendo più del previsto grazie alla resistenza Ucraina, appoggiata e sostenuta dalle armi e dalle sanzioni degli Usa e dell’Europa. Ma, oltre alla quasi certezza di un prolungamento non breve dell’attuale conflitto, è stato più volte segnalato dai servizi dell’Ucraina e da quelli occidentali il pericolo che il Cremlino inizi una guerra ibrida non solo nei confronti dei Paesi scandinavi, se entreranno nella Nato, ma dell’Unione europea e degli Stati membri dell’Alleanza atlantica.

Per guerra ibrida, non si intende solo un conflitto militare, ma un complesso di altre attività come atti di spionaggio, disinformazione e cyberattacchi, che già in parte si sono verificati. Cambia e si adatta velocemente con tecnologie avanzate e altamente distruttive. Aerei, droni, missili guidati a distanza, attacchi hacker sono alcuni esempi di combattimento durante una guerra ibrida. Si opta per tattiche e formazioni irregolari, atti terroristici e criminali. Non è raro che le azioni siano clandestine e che si cerchi di non avere attribuzioni specifiche attraverso una strategia multiforme. Un fattore importante è costituito dalle armi comunicative e dalla propaganda.

Si tratta di una strategia militare che è nata dopo la Seconda Guerra Mondiale, con la contrapposizione di URSS e Stati Uniti. Si traduce nella diffusione di fake news mirate all’indebolimento dei Paesi nemici, è una guerra diplomatica che si basa su battaglie legali e interventi elettorali stranieri.

Ma all’orizzonte si staglia, secondo molti osservatori, anche un altro tipo di guerra molto insidiosa, la proxy war, la guerra per procura. Si tratta di un conflitto internazionale tra due potenze straniere, combattuto, però, sul suolo di un paese terzo. In questo tipo di guerra uno o più Stati forniscono armamenti, formazione e finanziamenti alla nazione sul cui terreno si svolge il conflitto. Non è la prima volta che la Proxy war viene applicata, anzi, durante le guerra fredda è stato un modo per affermare il potere e l’influenza delle superpotenze nei confronti di altri Stati. Nella storia delle Proxy war, solo nel XX secolo, troviamo gli Stati Uniti contro l’Unione Sovietica, quando furono coinvolti nella guerra di Corea (1950-53) e nella guerra in Vietnam (1955-75). Durante le Proxy war, spesso sono impiegate anche forze militari private (mercenari), pagate per andare a combattere nello stato terzo per conto della superpotenza.

In questo senso alcune potenze hanno lanciato segnali inequivoci. La Russia ingaggiando mercenari dalla Siria per combattere in particolare nel Donbass, mentre Londra e Washington sembrano temere una guerra prolungata ed agiscono in modo che il passare del tempo aggravi le difficoltà attribuite alle forze russe. Londra in particolare punta a moltiplicare contro Putin anche ulteriori sanzioni a tempo virtualmente indeterminato, la cui durata il premier britannico Johnson collega ora addirittura a un ipotetico ritiro “dell’ultimo soldato” di Mosca dalla Crimea annessa.

Come si può rilevare molti elementi fanno supporre che i lodevoli sforzi verso la pace intrepresi da Papa Francesco e da pochi altri non siano destinati, per ora, ad avere successo. I principali attori sullo scacchiere a livello mondiale sembrano avere altre mire. E chi ci va di mezzo, purtroppo, sono i civili, donne e bambini, che muoiono in molte città ucraine.

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Ezzelino da Montepulico


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