La crisi energetica colpisce l’economia globale. Rischi per l’Europa e l’Italia

EPA/FRANK RUMPENHORST

La guerra Russia-Ucraina “non solo ha gettato un’ombra sull’Europa, ma ha anche sollevato diversi interrogativi su dove si sta dirigendo l’economia globale nel 21° secolo. I cambiamenti che stiamo vedendo potrebbero significare tempi incerti per il commercio globale”, e potrebbero comportare cambiamenti significativi a livello mondiale, ha osservato recentemente la Presidente della Bce.

Attraversiamo un momento di grande incertezza. Da oltre due anni la pandemia sta scuotendo le fondamenta dell’economia mondiale. Inoltre, negli ultimi mesi si sono susseguite continue tensioni sui mercati dell’energia, che sta attraversando una transizione difficile e costosa verso la neutralità carbonica, e delle materie prime, i cui prezzi sono in vertiginoso aumento. Il panorama si fa ancora più drammatico dopo l’invasione dell’esercito russo in Ucraina e il conflitto armato che ne è seguito. Le sue prime, disastrose conseguenze economiche sono già sotto gli occhi di tutti, e, secondo molti esperti, c’è da aspettarsi che accentuino il processo verso un nuovo ordine economico mondiale.

La pandemia ha messo in evidenza i limiti insiti nella globalizzazione ultraliberale, su cui si è basato finora il modello produttivo. La globalizzazione si ridisegna e sceglie un modello in cui l’obiettivo dell’efficienza si accompagna alla considerazione di altri elementi: resilienza, sicurezza nel controllo di settori vitali di un’economia e aspetti etici. I possibili conflitti geo­politici (la guerra commerciale Cina-Stati Uniti, l’Iran, l’attuale guerra in Ucraina ecc.) e le catastrofi naturali sono altri elementi che spingono alla ricerca di una maggiore sicurezza negli approvvigionamenti.

Le sanzioni occidentali al governo di Putin, tese a isolarne l’economia, ma foriere di una ricaduta negativa anche sull’Europa, propizieranno una crescente dipendenza di Mosca da Pechino, mentre la Ue sta ricercando il proprio ruolo nel mondo. Gli Stati Uniti vanno verso il distacco dalla Cina e puntano a raggiungere l’autosufficienza e la sicurezza. L’America Latina patisce gli effetti dannosi della depressione mondiale.

Questa prospettiva è stata confermata da Christine Lagarde, presidente della Bce in un discorso a Washington. Secondo la Presidente il raggiungimento di una maggiore sicurezza non sarà privo di costi. “Il prezzo di una maggiore sicurezza potrebbe in linea di principio assumere la forma di una minore condivisione internazionale del rischio e maggiori costi di transizione. La regionalizzazione può in una certa misura costituire una minore condivisione del rischio a livello globale. E può anche aiutare a compensare le pressioni sui costi derivanti dall’aumento dei prezzi dell’energia e dai relativi elevati costi di trasporto”.

Sono tutte considerazioni da valutare scrupolosamente ed è necessario che l’Europa e l’Italia stiano molto attente a non rimanere stritolate, vasi di coccio, nella lotta fra i vasi di piombo, Cina e America in particolare, che ambiscono non solo a confermare il dominio economico nelle rispettive zone d’influenza, ma ad estenderlo alle zone di economia che diventeranno più deboli, come l’Europa, Italia compresa, La Russia, a causa delle sanzioni, e l’America Latina. Considerato che in Africa ormai la Cina ha posto da tempo solide basi di predominio economico.

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Ezzelino da Montepulico


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