I potenti non se ne curano

La guerra colpisce produzione di grano e aggrava problema della fame

L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia sta coinvolgendo, per ora indirettamente, molti paesi occidentali, non causa problemi per gli approvvigionamenti energetici, ma sta aggravando il problema della fame nei paesi più poveri, visto che Ucraina e Russia sono i maggiori produttori mondiali di grano.
È dal 2014 che la fame cresce nel mondo dopo che, negli anni a cavallo del passaggio di secolo, le statistiche segnalavano la speranza di una inversione di rotta, capace di portare milioni di persone finalmente fuori dalla fame cronica. Questo conflitto rischia di essere il punto di svolta più drammatico, anche sul fronte della sicurezza alimentare globale, proprio per le caratteristiche agricole di Russia e Ucraina. Questi due paesi rappresentano il 30 per cento del mercato mondiale di grano, il 55 per cento di quello di olio di semi di girasole, il 20 per cento nel mais, il 32 per cento nell’orzo.

L’ex ministro Maurizio Martina, adesso vicedirettore generale della Fao, ha rilevato che sono ben cinquanta i paesi in via di sviluppo che ricevevano prima del conflitto almeno un terzo del loro grano da Russia e Ucraina: dall’Egitto al Libano, dalla Somalia al Senegal, dalla Tanzania al Congo o al Pakistan. A questo, si aggiunga che Russia e Bielorussia rappresentano il 20 per cento del mercato mondiale dei fertilizzanti, essenziali per garantire il successo dei raccolti soprattutto nelle aree più delicate.
Il Segretario generale dell’Onu ha lanciato l’allarme, nella previsisone che 1 miliardo e 700 milioni di persone, un terzo dei quali già in povertà,siano ancor più esposti a insicurezza alimentare, energetica e finanziaria e dunque a rischio fame e povertà. Le stime Fao indicano che l’aumento dei prezzi alimentari entro la fine di quest’anno potrà arrivare anche al 20 per cento e se consideriamo che già gli aumenti sono stati in media del 30 per cento rispetto all’anno scorso, si raggiungerà un livello mai toccato nella storia recente delle rilevazioni dei prezzi alimentari.

Anche prima che il problema si aggravasse a causa della guerra Papa Bergoglio aveva denunciato lo scandalo di tanti che restano senza cibo quotidiano: “Produciamo cibo a sufficienza per tutti, ma molti rimangono senza il pane quotidiano. Questo costituisce un vero scandalo, un crimine che viola i diritti umani fondamentali”. Da qui il monito a “rafforzare le economie locali, migliorare la nutrizione, ridurre gli sprechi alimentari, fornire diete sane accessibili a tutti, ambientalmente sostenibili e rispettose delle culture locali”. Un monito che diventa ancor più urgente rispettare adesso che, dopo la pandemia, si è aggiunta l’emergenza guerra.

Le grandi potenze finanziarie, economiche e industriali mondiali, le istituzioni europee, gli Usa, oltre a pensare a fornire armi a Zelensky per controbattere l’invasione russa e scalzare il regime di Putin, dovrebbero riservare maggiore attenzione e risorse al problema alimentare, a debellare, nei limiti del possibile, la fame nel mondo, nei paesi più poveri e meno sviluppati. Ma forse non è questa una priorità nei piani di Biden, Von der Leyen e degli altri leader dei Paesi europei, Draghi compreso, e anche le invocazioni e le parole dure di Papa Francesco su questo tema riscuotono poco ascolto fra i potenti.

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Ezzelino da Montepulico


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