La decisione del Consiglio Europeo

Unione Europea: sì alla candidatura di Ucraina e Moldavia. Attacco alla Russia: “Usa il cibo come arma”

BRUXELLES – Ursula von der Leyen parla di gran giornata per l’Europa. Infatti il Consiglio Europeo ha dato formalmente il via libera alla concessione a Ucraina e Moldavia di Paesi candidati all’ingresso nell’Ue, sulla base delle raccomandazioni della Commissione. Luce verde anche alla “prospettiva europea” per la Georgia.

Oggi è un buon giorno per l’Europa. Congratulazioni al Presidente Volodymyr Zelensky, alla presidente Maia Sandu e al primo ministro Irakli Garibashvili. I vostri Paesi fanno parte della nostra famiglia europea. E la storica decisione odierna dei leader lo conferma”, scrive in un tweet la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si è collegato in live alla sala del Consiglio Europeo a Bruxelles dopo il voto positivo allo status di candidato. “E’ un momento unico e storico”, ha commentato il presidente ucraino. 

“Il sì dell’Ue alla candidatura di Ucraina e Moldavia e a una prospettiva europea per la Georgia – Ha detto il presidente francese Emmanuel Macron – è un segnale molto forte alla Russia, è un fatto importante nel contesto della guerra. Vediamo un fenomeno di stanchezza di alcuni Paesi per l’allargamento, perché il percorso è lungo e duro. Servirà tantissimo tempo, siamo onesti. Invece dobbiamo operare in modo più rapido per stabilizzare il nostro vicinato. Alla nostra frontiera abbiamo la Russia, la Turchia e il Regno Unito e non possiamo lasciare un vuoto geopolitico”.

“E’ un momento storico che ci permette di definire il perimetro dell’Ue”, ha detto il presidente del Consiglio Ue Charles Michel in conferenza stampa parlando della decisione dei 27 leader su Ucraina, Moldavia e Georgia. “E’ un messaggio forte, di determinazione politica. Abbiamo trovato un accordo anche su come portare il sostegno all’Ucraina, a livello finanziario e militare e abbiamo confermato la nostra determinazione a contrastare le conseguenze dell’aggressione russa a livello anche alimentare ed energetico”, ha aggiunto. 

“La Russia – si legge nelle conclusioni approvate dal Consiglio europeo – usando il cibo come arma nella sua guerra contro l’Ucraina, è l’unica responsabile della crisi di sicurezza alimentare globale che ha provocato. Il Consiglio europeo esorta la Russia a cessare immediatamente di prendere di mira le strutture agricole e di sbloccare il Mar Nero, in particolare il porto di Odessa, in modo da consentire l’export di grano e le operazioni di navigazione commerciale. Il Consiglio europeo sostiene gli sforzi del Segretario generale delle Nazioni Unite a tal fine”. 

A Bruxelles scoppia il caso dei Balcani occidentali: nessun risultato tangibile, per loro, dal vertice con i 27 leader a causa dei veti incrociati. 

LA QUESTIONE DEI BALCANI
La questione è arzigogolata. L’Albania e la Nord Macedonia, dopo anni di riforme, non riescono ad ottenere l’apertura dei negoziati per l’adesione a causa del blocco della Bulgaria, che sbarra la strada a Skopje per questioni identitarie. Il premier filo-occidentale Kiril Petkov è arrivato a Bruxelles ufficialmente sfiduciato dal Parlamento, con una crisi politica in massima esplosione, in parte proprio per aver tentato di sciogliere la matassa. La Francia ha tentato una mediazione, con un piano in queste ore all’esame dei deputati nel corso di una seduta straordinaria, che prevede però anche delle modifiche costituzionali per la Macedonia del Nord.

“La proposta francese in questa forma è inaccettabile per noi”, ha però tuonato il premier macedone, Dimitar Kovacevski, in conferenza stampa. A complicare le cose, i sondaggi in Bulgaria: se si andrà a nuove elezioni, i partiti populisti e filo-russi rischiano di prendere molti voti. Dunque tocca muoversi con delicatezza. Esattamente il contrario del premier albanese, Edi Rama. Che ha sparato a palle incatenate. “È una vergogna che un Paese Nato, la Bulgaria, tenga in ostaggio altri due Paesi Nato, la Nord Macedonia e l’Albania, nel pieno di una guerra nel nostro cortile di casa e che altri 26 membri dell’Ue restino fermi e impotenti”. Il problema è sempre l’unanimità. E infatti Borrell, scuro in volto, ha ribadito l’ovvio: “Dobbiamo andare oltre, non possiamo continuare ad accettare che un membro solo blocchi tutto”. Ma per ora è così. Se questo è lo scoglio più tagliente, ci sono altri intralci.

La liberalizzazione dei visti per il Kossovo, ad esempio. O la concessione dello status di Paese candidato alla Bosnia-Erzegovina. Ecco, sul punto è scattata una battaglia di Slovenia e Austria per chiedere più coraggio ai leader europei e quindi ci potrebbe essere l’escamotage di equipararla alla Georgia, alla quale è stata assicurata una “prospettiva europea” condizionata a certe riforme. La discussione, semmai, è come, quanto e in che forma investire sul futuro.

“C’è una forte volontà politica di rivitalizzare il processo con i Balcani occidentali, per inviare un messaggio molto chiaro e forte”, ha assicurato il presidente del Consiglio Charles Michel. Benissimo. Allora registriamolo nelle conclusioni del vertice, propongono alcuni Stati membri. Peraltro la questione si salda con la proposta avanzata da Emmanuel Macron di creare una “comunità politica europea” non alternativa al processo di allargamento ma che possa accomodare in pieno tutto lo spirito europeo. Magari tenendo dentro anche il Regno Unito. La proposta raccoglie il plauso del presidente serbo Aleksander Vucic (al quale sono state comunque tirate le orecchie per il mancato allineamento alle sanzioni contro la Russia). “Sarebbe l’unico modo per i Balcani di essere ascoltati e, allo stesso tempo, di confrontarci con l’Ue”, ha spiegato. Ma è l’inizio di un lungo percorso, questo vertice non deciderà niente. La geopolitica, per l’Unione, resta un percorso a tappe, non senza ostacoli. Intanto però un pezzo di storia si è fatta.

Moldavia, Ucraina, Unione Europea


Ernesto Giusti


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