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West Nile: emergenza a Padova, 10 pazienti in terapia intensiva

Ospedale, pronto soccorso, Padova

PADOVA – E’ il Veneto, con 175 casi e nove morti, l’epicentro dell’infezione da West Nile Virus che sta
colpendo l’Italia dall’Inizio dell’estate. Infezione che sta facendo registrare incrementi considerevoli di settimana in settimana. A partire da giugno, infatti e sulla base delle rilevazioni dell’Istituto Superiore di Sanità del 18 agosto, sono stati confermati 230 casi nell’uomo e 13 decessi. Nelle rilevazioni dello scorso 9 agosto i casi erano 144 e 10 i decessi.
Sono 127 quelli che si sono manifestati nella forma neuro-invasiva (dei quali 14 in Piemonte, 8 in Lombardia, 71 in Veneto, 3 in Friuli-Venezia Giulia, 29 in Emilia-Romagna, 1 in Toscana, 1 Sardegna), 37 sono stati casi identificati in donatori di sangue (5 in Piemonte, 5 in Lombardia, 18 in Veneto, 9 in Emilia-Romagna), 63 casi di febbre (1 in Piemonte, 4 in Lombardia, 55 in Veneto, 1 in Friuli-Venezia Giulia, 2 in
Emilia-Romagna) e 3 sintomatici tutti in Veneto.
Proprio il Veneto è la regione a dare il segno più evidente della propagazione dell’infezione. All’ospedale di Padova, in pochi giorni, sono diventati 10 i pazienti in gravi condizioni ricoverati in terapia intensiva. Complessivamente nell’ospedale della città, secondo quanto reso noto dall’Azienda ospedaliera, si trovano 15 malati. “Alcuni di questi pazienti ospitati in terapia intensiva sono relativamente giovani, attorno ai 50-60 anni. I restanti sono anziani, colpiti duramente da questo virus, che quest’anno sembra particolarmente
aggressivo” afferma il direttore generale dell’Azienda Ospedale Università Padova, Giuseppe Dal Ben.
L’abbassarsi dell’età delle persone colpite, a fronte di una media che sfiora i 89 anni, è uno degli elementi che suscita i maggiori timori.

I sanitari sottolineano l’importanza delle misure di contenimento del contagio dall’infezione, trasmessa quasi esclusivamente dalle zanzare comuni, quelle delle specie culex pipiens. “Consigliamo grande attenzione e di adottare le più elementari misure di contenimento del contagio – spiega Dal Ben
– come l’uso di repellenti, l’evitare luoghi all’aperto nei pressi di acque stagnanti e possibili ambienti a rischio, e l’uso di vestiti a maniche lunghe”.

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Ezzelino da Montepulico


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