Covid: antinfiammatori riducono dell’85-90% ospedalizzazioni, lo prova uno studio italiano

ROMA – Come ‘antidoto’ all’aumento dei contagi da Covid-19 che si stanno registrando nelle ultime settimane e per proteggere i soggetti più fragili dai rischi di malattia grave, ci sono degli “strumenti potenti” che però, in Italia, non riescono ancora a sfondare: sono i farmaci antivirali orali e gli anticorpi monoclonali. Lievissimo è infatti l’incremento nell’utilizzo di tali terapie, che il direttore Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza, uno dei principali collaboratori del ministro, definisce ‘strumenti importanti’ contro il virus e le sue varianti.

L’ultimo report sull’uso dei monoclonali, realizzato dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), indica infatti come da marzo 2021 al 25 agosto 2022 sono stati avviati 75.789 trattamenti con anticorpi monoclonali contro il Covid-19, di cui 68.763 per il trattamento precoce in pazienti a rischio di forma grave di malattia e 7.026 con la combinazione tixagevimab e cilgavimab (Evusheld) come profilassi pre-contagio in pazienti
con sistema immunitario molto debole. Rispetto ai 14 giorni precedenti, si registra un aumento dell’1,7% di prescrizioni, dettato soprattutto dalla crescita dell’utilizzo di Evusheld.
Parallelamente, il 17/mo report Aifa sugli antivirali contro Covid-19, indicati per pazienti non ospedalizzati ma con rischio di sviluppare forme gravi di malattia, indica che sono stati finora 118.081 i pazienti che hanno ricevuto un trattamento antivirale precoce in Italia (+5,7% rispetto all’ultimo monitoraggio di 14 giorni fa). Di questi, 100.000 sono stati trattati a domicilio con Paxlovid di Pfizer o molnupiravir di
Merck/Msd, mentre 18.000 sono stati trattati con remdesivir (Veklury), somministrabile in ambulatorio.

Inoltre, un ampio studio pubblicato su Lancet infectious diseases, condotto dall’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri e dall’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo, ha dimostrato che la terapia a
base di antinfiammatori (in particolare non steroidei, i Fans), avviata all’inizio dei sintomi, riduce il rischio di ospedalizzazione per Covid dell’85-90 per cento.

Ma sono soprattutto antivirali e monoclonali, si sostiene, che possono fare la differenza: “Considerato il lieve incremento nel numero dei nuovi casi e la possibilità che inizino a circolare nuove varianti – avverte Rezza – ricordiamo l’importanza di alcuni potenti strumenti che abbiamo per combattere l’epidemia.
I vaccini servono, ma sono soprattutto i farmaci antivirali e gli anticorpi monoclonali molto importanti
per proteggere le persone che sono a più alto rischio dalle conseguenze peggiori della malattia”.

Ma nel frattempo il ministro Speranza rilancia l’uso a tappeto dei vaccini, chiedendo la quarta dose per fragili e over60.


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Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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