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Kiev: tre forti esplosioni in città, ci sarebbero vittime. Bombe a Zaporiszhzhia, un morto

Palazzi bombardati UKRINFORM

KIEV – Tre forti esplosioni sono state udite questa mattina nel centro di Kiev: lo riferiscono giornalisti dell’agenzia di stampa Afp sul posto. Le esplosioni sono avvenute intorno alle 8:15 ora locale (le 7:15 in Italia). Le sirene di allarme antiaereo sono risuonate diverse decine di minuti prima delle detonazioni. “La mattina del 10 ottobre ci sono state almeno 2 esplosioni nel centro della capitale, provocando
morti e feriti”. Lo riporta l’Ukrainska PravdaVideo postati sui social network mostrano alcune grandi colonne di fumo nero in diverse zone della città. Secondo un giornalista dell’agenzia molte ambulanze nel centro della città si sono dirette verso il luogo delle esplosioni. L’ultimo attacco russo contro la capitale ucraina risale al 26 giugno scorso.

Oltre a Kiev, oggi sono finite sotto attacco russo diverse altre località ucraine. Lo segnala il Guardian. Sulla base dei social media e dei post su Telegram, la testata britannica segnala esplosioni a Zhytomyr, Khmelnitsky, Dnipro e Ternopil. Ci sono anche notizie non confermate di esplosioni a Leopoli.
Almeno un civile è morto e altri cinque sono rimasti feriti nell’attacco missilistico russo della notte scorsa che ha centrato un condominio di Zaporizhzhia: lo ha reso noto su Telegram il segretario del Consiglio comunale della città, Anatoly Kurtev, come riporta il Guardian. I media ucraini riferiscono che alcune aree di Lviv e Ternopil sono rimaste senza elettricità dopo gli attacchi missilistici.

Gli attacchi vengono dopo che ieri il presidente russo Vladimir Putin ha accusato l’Ucraina di terrorismo, facendo riferimento all’incendio al ponte di Kerch, che unisce Crimea a Russia.

PONTE CRIMEA – Ancora polemiche e accuse reciproche fra Russia e Ucraina per l’esplosione che ha distrutto tre campate del ponte e causato tre morti. Putin e Zelensky ovviamente si accusano a vicenda, ma sono i servizi americani che puntano il dito per ben due volte su quelli di Kiev, prima per l’attentato alla Dugina, poi appunto per l’esplosione sul ponte più lungo d’Europa.

Il New York Times, come riporta ampiamente Ansa, ha rivelato che alcuni alti funzionari ucraini hanno commentato in modo fin troppo eloquente l’operazione che ha distrutto alcune carreggiate del ponte che
collega la Crimea alla Russia. Tra tutti, il potente consigliere di Zelensky, Mikhailo Podolyak, il quale ha assicurato che si tratta “solo dell’inizio”. E, prima ancora del New York Times, era stata l’agenzia stampa ucraina Unian, poche ore dopo l’esplosione, a riferire di un coinvolgimento della ‘Sbu’, i servizi di sicurezza di Kiev.

Il messaggio che da Washington giunge a Mosca è comunque lo stesso: gli Usa non solo non c’entrano nulla con le iniziative più ardite delle autorità ucraine ma avrebbero anche una conoscenza approssimativa dei loro piani, dei quali gli alleati non sembra vengano resi partecipi.

Sono molti gli analisti che nelle scorse settimane hanno parlato di una crescente insofferenza dell’amministrazione Biden per l’approccio fin troppo aggressivo di Zelensky. E che un alto
funzionario di Kiev abbia violato l’obbligo di segretezza sull’operazione in Crimea con la stessa testata responsabile dello scoop su Dugina suscita piu’ di una riflessione.

Si puè supporre. osserva Ansa, che, attraverso il New York Times, gli Stati Uniti abbiano lanciato
un avvertimento al presidente ucraino, invitandolo a non allargarsi troppo per evitare un’escalation e ricordandogli che, se non intende condividere i suoi progetti, Washington sa a chi rivolgersi nella sua
cerchia per conoscerli.

Una lettura, questa, che potrebbe apparire coerente con le voci di divergenze sempre maggiori all’interno
dell’esecutivo di Kiev. Il messaggio rivolto al Cremlino sarebbe invece chiarissimo: gli Usa non vogliono esacerbare la tensione oltre i livelli di guardia e sono determinati a scongiurare un’estensione del conflitto. Non è quindi impossibile, continua Ansa, che le controverse dichiarazioni di Biden sul rischio di un “armageddon” avessero Zelensky come destinatario principale.


Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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