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Pnrr, Meloni: “L’ok di Bruxelles non era scontato”. Tutte le novità. Fondi anche per le alluvioni in Toscana

Commissione Ue

ROMA – “Ieri la Commissione Ue, dopo un faticosissimo lavoro, ha approvato le modifiche al Pnrr presentate dal governo: e’ un lavoro di cui vado estremamente fiera, un lavoro molto complesso che ha coinvolto tutte le istituzioni e le categorie”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni, intervenendo al Forum internazionale del Turismo in collegamento video.

E’ stato, ha rivendicato Meloni, un “lavoro molto piu’ complesso di quanto si possa immaginare, non era scontato portarlo a casa ma ci siamo riusciti”.

2,8 MILIARDI IN PIU’ – In sostanza, si tratta di un Pnrr dal volto nuovo, ma con la stessa ambizione. Ci sono 2,8 miliardi in più. La Commissione europea ha dato luce verde alla revisione del piano italiano, con ben 145 misure nuove o modificate, e il capitolo RepowerEu da 11,17 miliardi di risorse per gli investimenti energetici. L’11 luglio l’Italia aveva presentato la richiesta di modificare 144 misure per poter raggiungere gli obiettivi e spendere le risorse in tempo per il 2026, il termine del piano.

UE – Dopo soli quattro mesi, segnati da intensi scambi tra Roma e Bruxelles, l’Esecutivo Ue ha partorito un nuovo piano che ha considerato il cambiamento delle circostanze oggettive, come l’inflazione, le carenze di approvvigionamento o la rimodulazione delle sovvenzioni. Alla fine vengono riformulate 145 misure, con relative allocazioni, che portano il valore del piano a 194,4 miliardi, con 66 riforme, sette in più rispetto al piano originale, e 150 investimenti.

La nuova cifra è data dai 144 milioni derivati dal ricalcolo delle sovvenzioni a disposizione dei 27 e dai 2,75 miliardi in più stanziati per il capitolo RePower. Quest’ultimo è stato rivisto rispetto alle stime iniziali che parlavano di 19 miliardi, e risulta ora composto dai citati 2,75 miliardi e da 8,4 miliardi che erano previsti come investimenti nel piano originario e che sono stati reindirizzati verso il nuovo strumento per lo sviluppo energetico.

TUTTE LE NOVITA’ – Ecco, punto per punto, le novità contenute nella rimodulazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e illustrate, nel dettaglio, da una nota di Palazzo Chigi diffusa al termine della conferenza stampa del ministro Raffaele Fitto.

“Presentiamo oggi il nuovo Piano di Ripresa e Resilienza italiano – si legge – che è stato rivisto e integrato, in stretta collaborazione con la Commissione europea e con tutte le amministrazioni titolari, per rafforzarne l’efficacia nel promuovere la crescita economica, la tutela dell’ambiente, la coesione sociale e l’efficienza energetica”, scrive il governo nella nota.

“Nel processo che ha condotto la Commissione all’approvazione della modifica del Piano, si è consolidata la proficua cooperazione già sperimentata nei mesi precedenti attraverso scambi e interlocuzioni positive sia a livello tecnico, sia a livello politico. La proposta di revisione, approvata dalla Commissione, sarà adottata dal Consiglio Ue, e successivamente entrerà in vigore”.

L’approvazione del nuovo Piano, indica Palazzo Chigi, è il risultato di un lavoro complesso, avviato formalmente il 7 agosto 2023, quando il Governo ha presentato la proposta di modifica, approvata dal Parlamento lo scorso 1° agosto, comprensiva del nuovo capitolo REPowerEU.

Il 4 settembre scorso è stato avviato formalmente il negoziato con la Commissione europea, che ha visto oltre 150 tavoli di lavoro, di taglio tecnico e di taglio strategico, a cui hanno preso parte la Struttura di missione PNRR della Presidenza del Consiglio, le Amministrazioni titolari delle misure interessate ed il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Il Governo ha assicurato la massima condivisione con le parti sociali, le Regioni e gli Enti locali, nell’ambito della Cabina di regia che, dal mese di settembre, si è riunita 20 volte. Il nuovo Piano, superando le numerose criticità attuative, consentirà al Governo di sostenere la crescita economica attraverso un più incisivo precorso di riforme e investimenti.

Nell’ambito della revisione, sono stati confermati nel PNRR i finanziamenti ai Comuni per i progetti in linea con le condizionalità e le tempistiche del PNRR. Nella Cabina di regia dei prossimi giorni, indica Palazzo Chigi, alla presenza di tutti gli Enti preposti e dei soggetti attuatori, saranno definite le modalità ed i termini per assicurare la copertura finanziaria di tutti gli interventi programmati dagli Enti locali. Le Missioni del Piano salgono da 6 a 7, con l’introduzione del nuovo capitolo REPowerEU.

Le riforme, parte essenziale del PNRR e del percorso di modernizzazione del Paese, passano da 59 a 66. Le 7 nuove riforme, di cui 5 relative al capitolo REPowerEU, includono il Riordino degli incentivi alle imprese, con l’obiettivo di razionalizzare e fornire strumenti semplici ed efficaci al settore produttivo; Coesione, per estendere alle politiche di sviluppo e coesione l’approccio orientato ai risultati del PNRR; Testo unico per le procedure in materia di energie rinnovabili, per razionalizzare e semplificare il quadro normativo e autorizzativo; Riqualificazione dei lavoratori (pubblici e privati), per l’innalzamento delle competenze in materia di efficientamento energetico e produzione di energia da fonti rinnovabili; riforma dei Sussidi Ambientalmente Dannosi (SAD) a partire dal 2026; misure per ridurre i costi di connessione alle reti del gas per gli impianti di produzione di biometano; strumenti per le imprese per ridurre il rischio finanziario legato all’acquisto di energia da fonti rinnovabili.

Il nuovo Piano, in relazione agli investimenti, prevede il finanziamento di nuove misure, l’incremento di risorse a favore di altre, la riprogrammazione di alcuni interventi e l’utilizzo delle economie maturate. Le principali misure di investimenti riguardano: Imprese (12,4 miliardi di euro); Transizione 5.0: 6,3 miliardi di euro, attraverso lo strumento del credito di imposta, per sostenere la transizione verde e digitale delle imprese, come evoluzione di ”Transizione 4.0”.

La misura interessa i beni digitali (beni 4.0 materiali e immateriali), i beni necessari per l’autoproduzione e l’autoconsumo di energia prodotta da fonti rinnovabili e la formazione del personale in competenze per la transizione ecologica; Supporto alle Piccole e Medie Imprese per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili: 320 milioni di euro per attivare un livello di investimenti pari ad oltre 600 milioni di euro. La misura prevede sovvenzioni alle Pmi per l’acquisto di sistemi e tecnologie digitali per la produzione di energia da fonti rinnovabili per l’autoconsumo, lo stoccaggio e l’accumulo.

Supporto al sistema produttivo per la Transizione Ecologica, Tecnologie Net Zero e competitività e resilienza delle filiere produttive strategiche: 2,5 miliardi di euro per sostenere lo sviluppo delle filiere strategiche per la transizione verso un’economia a zero emissioni, l’efficienza energetica dei processi produttivi e la sostenibilità degli stessi; Contratti di Filiera: 2 miliardi di euro per il finanziamento dei contratti di filiera nei settori agroalimentare, pesca e acquacoltura, silvicoltura, floricoltura e vivaismo; Parco Agrisolare: 850 milioni di euro per le aziende agricole e di allevamento, per sostenere l’installazione di pannelli fotovoltaici, sistemi di gestione intelligente dei consumi elettrici ed accumulatori, nonché per incentivare la realizzazione di tetti energetici; Fondo tematico BEI per il turismo: 308 milioni di euro aggiuntivi per sostenere il rafforzamento strutturale e la competitività del settore turistico.

Sono previsti inoltre, per la ricostruzione dell’Emilia-Romagna, Toscana e Marche, 1,2 miliardi di euro per i territori colpiti dagli eventi alluvionali del 2023, per la difesa idraulica, il ripristino della viabilità delle infrastrutture stradali, del patrimonio edilizio residenziale pubblico e delle strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche, delle scuole e delle infrastrutture sportive.

Riguardo le infrastrutture, 1,8 miliardi di euro per la realizzazione ed il rafforzamento strategico di reti elettriche e per il gas, di cui: 450 milioni di euro per il rafforzamento Smart Grid; 500 milioni di euro per il Tyrrhenian link-est; 200 milioni di euro per il collegamento Sardegna-Corsica-Italia; 60 milioni di euro per lo sviluppo di progetti di interconnessione elettrica transfrontaliera tra Italia, Slovenia e Austria; 63,2 milioni di euro a favore di interventi per incrementare la resilienza climatica delle reti elettriche; 140 milioni di euro per il finanziamento di interventi riguardanti la digitalizzazione della rete di trasmissione nazionale; 375 milioni di euro per la realizzazione della linea adriatica del gas Fase 1; 45 milioni di euro per il potenziamento Export Fase 1. 1,024 miliardi di euro per il finanziamento di interventi per la riduzione delle perdite e della dispersione idrica.

La misura intende finanziare interventi riguardanti la digitalizzazione delle reti idriche e la sostituzione delle condotte per la riduzione delle perdite idriche e per salvaguardare la risorsa ”acqua”; 1,165 miliardi di euro per l’acquisto di nuovi treni a emissioni ridotte, per il servizio pubblico universale, da destinare, a livello nazionale e livello regionale, al miglioramento dell’efficienza e della qualità del servizio; 400 milioni di euro per l’elettrificazione delle banchine portuali (Cold Ironing); 921 milioni di euro aggiuntivi per gli interventi di messa in sicurezza degli edifici scolastici, la realizzazione di nuove scuole e l’estensione del tempo pieno.

La misura consentirà di realizzare i metri quadri previsti nonostante l’incremento dei costi. Per quanto riguarda le famiglie, illustra ancora Palazzo Chigi, viene istituito un fondo di 1,381 miliardi di euro, in favore di famiglie a basso reddito e dei giovani, per l’efficientamento energetico degli immobili di edilizia abitativa pubblica e per i condomini. La misura è disegnata in modo da superare le criticità e le distorsioni generate dal superbonus.

Per i giovani, poi, stanziati 618 milioni di euro: 238 milioni di euro aggiuntivi per sostenere la misura dello student housing e per confermare l’ambizione di creare 60.000 nuovi posti letto per studenti universitari entro giugno 2026; 308 milioni di euro aggiuntivi per il finanziamento di borse di studio per l’accesso all’università; 100 milioni di euro aggiuntivi per il supporto e lo sviluppo delle start up per favorire la transizione digitale delle filiere e delle piccole e medie imprese che, in particolare, realizzano progetti innovativi negli ambiti dell’intelligenza artificiale, del cloud, dell’assistenza sanitaria, dell’industria 4.0, della cybersicurezza, del fintech, della blockchain e di altri ambiti della transizione digitale; 72 milioni di euro aggiuntivi per l’attivazione di corsi di dottorato triennali innovativi relativi alla pubblica amministrazione ed al patrimonio culturale, nonché l’estensione del numero di dottorati generici, per aumentare l’efficacia delle azioni delle amministrazioni pubbliche e l’efficienza della gestione e dello sviluppo del patrimonio culturale del Paese, cogliendo le nuove opportunità offerte dalla transizione digitale.

Rafforzata inoltre entro dicembre 2024 la disciplina del servizio civile universale, con l’obiettivo di aumentare i posti disponibili, in aggiunta alle modifiche già introdotte, che hanno previsto una riserva del 15% nei concorsi pubblici per i giovani che hanno concluso il servizio. Sul capitolo lavoro, poi, previsto l’incremento di un 1 miliardo di euro della dotazione finanziaria della Riforma Gol per favorire l’accesso al mercato del lavoro degli individui e per colmare il disallineamento tra domanda e offerte di competenze professionali (skill mismatch).

Infine, nell’ambito Salute, previsti 750 milioni di euro per l’Assistenza domiciliare integrata e la telemedicina, che risulteranno strategici per rafforzare l’approccio territoriale e innovativo della riforma della sanità contenuto nel PNRR; rafforzata l’ambizione della Missione 6 attraverso misure tese ad ampliare la dotazione complessiva di grandi apparecchiature nelle strutture ospedaliere e in quelle della medicina territoriale.


Sandro Bennucci

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