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Picchiato e bruciato ad Agliana: cognato in udienza al riesame. Difesa: “Ha problemi a un braccio non può colpire”

Il palazzo di giustizia di Firenze

FIRENZE – Davanti al tribunale del riesame di Firenze, udienza per il ricorso contro la misura di custodia cauetlare presentato dalla difesa di Daniele Maiorino, il 58enne arrestato per l’omicidio del cognato e vicino di casa Alessio Cini, aggredito con un spogranga e e poi dato alle fiamme l’8 gennaio a Agliana (Pistoia).

“La decisione sull’eventuale scarcerazione dovrebbe arrivare entro i primi giorni della prossima settimana”, fa sapere il legale dell’indagato, avvocato Katia Dottore Giachino, che riferisce di aver portato un elemento nuovo, che potrebbe dimostrare l’impossibilità da parte del suo assistito di colpire con forza il cognato.

“Un problema fisico di Maiorino – spiega l’avvocato -, una limitazione funzionale al suo braccio destro, dovuta ad un incidente molto grave, avuto qualche anno fa, che gli ha precluso la possibilità di alzare l’arto, se non fino a 90 gradi. Di fatto il suo braccio destro non ha forza. Tramite questa documentazione noi vogliamo avvalorare la tesi secondo la quale Maiorino non avrebbe avuto la forza fisica per tramortire un uomo alto un metro e 97 centimetri, come era il cognato, da quanto abbiamo rilevato dalla sua carta d’identità, anche se la procura dice che era alto 1,87. Maiorino è alto un metro e 70 centimetri e con questo problema al braccio, figuriamoci se aveva la possibilità e la forza di tramortire il cognato”.

La difesa ha cercato anche “di smontare le intercettazioni – spiega l’avvocato Giachino – perché a volte Maiorino nei suoi soliloqui parla al singolare e altre volte al plurale, in particolare quando si riferisce ai soggetti che avrebbero ammazzato il cognato”.

“Il mio assistito ha ribadito di essere innocente – conclude l’avvocato – e in forza anche della documentazione medica che abbiamo prodotto crediamo e speriamo che il collegio di Firenze si possa porre un ulteriore dubbio sulla sua colpevolezza”.

All’udienza la procura di Pistoia era rappresentata dal procuratore capo Tommaso Coletta e dal sostituto procuratore Leonardo De Gaudio.

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