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Vip e politici spiati: Antimafia convoca pm di Perugia. Renzi: “Come in Sud America”. Fontana: “Intervenga Mattarella”

ROMA –  “Ciò che stiamo leggendo e’ una vicenda enorme, che ricorda le dittature populiste del Sud America”. Lo dice Matteo Renzi, intervistato da “Il Foglio” riferendosi all’inchiesta della procura di Perugia sul presunto dossieraggio ai danni di politici. Con il ministro Crosetto “ogni tanto ci sfoghiamo reciprocamente al telefono perche’ – spiega il leader di Italia viva – ci riteniamo dei colleghi sul punto. Siamo due avversari politici ma l’attenzione che ci e’ stata dedicata appare sospetta”.

RENZI – “La cosa che piu’ mi dispiace – sottolinea ancora Renzi – e’ che la testa del ministro della Difesa debba essere concentrata su queste vicende in un momento in cui l’Italia subisce un attacco dagli estremisti Houthi. In un Paese civile vicende del genere dovrebbero portare a stringersi attorno al governo sulla politica estera, qui invece – conclude – abbiamo i dossier contro il titolare della Difesa. Follia”. 

FONTANA – Il presidente della Regione Lombardia, Fontana, ha affermato: “È una cosa sconvolgente e mi stupisco che se ne parli in termini così poco drammatici. Credo che sia una di quelle situazioni che dovrebbero drammatici per ognuno di noi, sapere che in uno Stato di diritto, in uno Stato civile esiste la possibilità di creare dei dossier, delle schedature, di poter utilizzare gli elementi che venivano illegittimamente ottenuti da queste schedature. È una cosa sconvolgente, mi aspetto anche che il presidente della Repubblica intervenga perché non possiamo permetterci che lo stato di diritto e la democrazia possano essere calpestati da questi comportamenti”.

INCHIESTA – Ottocento accessi abusivi, ai database delle forze di polizia su trecento noni di imprenditori e politici particolarmente in vista. Per giustificare le interrogazioni alla banca dati ‘Siva’, acronimo di Sistema Informativo Valutario, a quella dello ‘Sdi’, il sistema d’indagine e all’Etna’, elenco telefonico nazionale abbonati, dove su può risalire all’intestatario di un numero di cellulare, i 14 pubblici ufficiali indagati dalla procura di Perugia, aprivano un procedimento ‘specchio’ classificato come ‘Richiesta apertura Dossier pre- investigativo’.

CRISTIANO RONALDO – Il tutto sarebbe servito in futuro come giustificazione all’accesso ai report personali, veniva associato ad alcune segnalazioni di presunte operazioni finanziarie sospette. I Dossier e le interrogazioni finivano poi sulle pagine di alcuni quotidiani dove venivano pubblicate inchieste giornalistiche. Nell’inchiesta, tutt’altro che archiviata, partita dalla procura di Roma, e trasmessa per competenza a Perugia perché tra gli indagati figura anche il nome del magistrato della DNA, Antonio Laudati figurano tra gli altri, oltre ai nomi dell’ex premier Giuseppe Conte, del costruttore romani, Francesco Gaetano Caltagirone, il calciatore Cristiano Ronaldo, anche quelli del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, del presidente di Confindustria Carlo Bonomi, dell’ex ministro Vittorio Colao, di Michele Vietti, già vicepresidente del Csm Michele Vietti, di Letizia Moratti ex sindaca di Milano di Enrico Michetti, candidato sindaco a Roma, nelle ultime elezioni.

PERUGIA – La procura di Perugia, contesta al magistrato, Antonio Laudati, quattro accessi abusivi. Figura centrale delle indagine, sarebbe l’ufficiale della GdF, Pasquale Striano indagato insieme ad altri pubblici ufficiali in servizio al gruppo SOS, ufficio sotto la direzione e il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia. Il procuratore aggiunto della procura di Roma, Giuseppe Cascini, ha aperto un fascicolo sulle accuse contro il presidente della Figc Gabriele Gravina.

GRAVINA – L’indagine per il momento non ha ipotesi di reato e nasce da una segnalazione, della Dna che segnalava presunte attività illecite che, secondo le accuse tutte da verificare, sarebbero state messe in atto da Gabriele Gravina presidente della Figc. Tra le vittime della spy story il senatore e sottosegretario di Stato al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Claudio Durigon, l’Europarlamentare pontino, Matteo Adinolfi, l’ex capogruppo della Lega alla Regione Lazio, Angelo Tripodi, originario della provincia di Latina e Vincenzo Zaccheo, candidato a sindaco del centrodestra a Latina. Le presunte accuse mosse nei confronti delle oltre 300 persone spiate, verranno vagliate dalle procure italiane dove i presunti illeciti segnalati sarebbero stati commessi.

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