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Ilaria Salis in tribunale a Budapest: ancora in catene e con le manette. Tajani protesta: “Non è un bel modo”

Ilaria Salis in aula a Budapest: nel riquadro la sua autorizzazione alla stampa italiana a pubblicare le foto in manette

BUDAPEST – Ilaria Salis in tribunale a Budapest, oggi 28 marzo 2024, di nuovo con le manette ai polsi, ceppi e catene alle caviglie e una catena tirata da un agente come un guinzaglio, esattamente come accaduto nell’udienza del 29 gennaio. E’ a processo con l’accusa di aver aggredito tre militanti di estrema destra.

Per problemi tecnici, si sono allungati i tempi nel processo e il giudice Jozsef Sòs ha quindi deciso di non ascoltare una delle vittime e i due testimoni previsti per oggi. Si passerà quindi solo ad ascoltare Ilaria Salis e poi alla decisione sulla richiesta dei domiciliari. È stata fissata inoltre al 24 maggio la prossima udienza.

In una lettera scritta a mano, Ilaria Salis autorizza la stampa italiana alla pubblicazione di foto che la ritraggono in manette.

TAJANI – Il vicepremier e ministro degli esteri, Antonio Tajani, ha scritto: “Mi auguro che la signora Salis possa essere assolta, ho visto che oggi è stata portata in aula ancora in manette e catene ma pare che poi gliele hanno tolte. Non è un bel modo, non mi pare ci sia pericolo di fuga. Detto questo eviterei di politicizzare il caso se no si rischia lo scontro”.

AGGIORNAMENTO DELLE 22,15

Le circostanze non sono cambiate” e “13 mesi di carcere non sono poi tanti”: si infrangono contro queste due frasi pronunciate dal giudice Jozsef Sòs, nell’aula del tribunale di Budapest, le speranze di Ilaria Salis di uscire dal carcere dove è reclusa dal febbraio del 2023 per attendere l’esito del suo processo ai domiciliari in Ungheria. 

 Arriva senza troppe esitazioni e nessun attimo di riflessione la decisione della giustizia ungherese che non fa nessuno sconto all’attivista italiana, accusata di due aggressioni nei confronti di militanti di estrema destra e di far parte di un’associazione criminale.

Troppo pesanti le imputazioni per concederle i domiciliari, anche con il braccialetto elettronico, e per cambiare il suo status di detenuta pericolosa, che viene quindi trasferita con manette e catene alle caviglie, oltre a essere tenuta da un’agente con un’altra catena come un guinzaglio. Così è arrivata in aula anche oggi, e quindi a nulla sono serviti il clamore mediatico, le reazioni internazionali e gli appelli del governo italiano. 

“A questo punto dovrò fare una chiamata al Quirinale per cercare di avere una mano dal presidente della Repubblica” Lo ha detto Roberto Salis, intervistato a Piazza pulita su La7.

“Non so più cosa farne degli appelli al governo italiano”, ha detto fra ancora Salis. “Oggi non ho ricevuto nessuna chiamata dalle istituzioni italiane. Al processo c’erano sette parlamentari, nessuno della maggioranza”. Per il padre di Ilaria, “è inutile stare a discutere in un paese dove le leggi del diritto sono totalmente calpestate”. “La motivazione del diniego” dei domiciliari per Ilaria, ha detto fra l’altro, “era già pronta” prima dell’udienza.

Budapest, Ilaria Salis, tajani

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