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Elezioni europee: Pd spaccato sul nome di Schlein nel simbolo. Prodi strilla: “Ferita la democrazia!” Ma non l’ascolta nessuno

Elly Schlein e Giorgia Meloni

Non sarà simpatico, con quella sua aria da curato di campagna, o forse perchè c’è ancora chi lo accusa di aver deprezzato la lira portandola nell’euro (quasi duemila lire al cambio, stipendi e pensioni praticamente dimezzati), ma stavolta Romano Prodi, che si erge a inquisitore dei leader che si candidano alle elezioni europee sapendo bene che non siederanno nel Parlamento di Strasburgo, non la butta di fuori

“Non mi dà retta nessuno – ha detto – ma chiedere il voto e poi non fare l’europarlamentare provoca ferite alla democrazia che scavano un fosso. Vale per Meloni, Schlein, Tajani e tutti gli altri”.

Le parole di Prodi hanno pesato, anche e soprattutto, in casa Dem: perchè piombate in mezzo alla direzione del Pd riunita per approvare le liste per le europee. Al Nazareno, il clima era già piuttosto teso, per la proposta del presidente del partito, Stefano Bonaccini, di inserire il nome della segretaria Schlein nel simbolo per le europee. Un’ipotesi che ha creato divisioni sia nella maggioranza del Pd sia nella stessa minoranza guidata proprio da Bonaccini. Tanto che la decisione è stata rinviata.

Tema spinoso, quello del nome della segretaria nel simbolo. “Non sono dell’avviso che possa funzionare un modello di partito leaderistico”, ha detto Peppe Provenzano, che ha sostenuto Schlein al congresso. Fra le minoranze, critico Gianni Cuperlo: “Una scelta non necessaria”. Contrari anche diversi esponenti di Energia popolare, l’area di Bonaccini. I loro interventi sono stati letti da molti anche come espressione di una polemica montante verso la leadership interna del presidente. Quella del nome nel simbolo “è una proposta che spacca il partito”, ha detto Annamaria Furlan.

In difesa di Schlein, il capogruppo al Senato, Francesco Boccia: “Penso che il nome della segretaria nel simbolo serva a confrontarsi con Giorgia Meloni e a garantire quel valore aggiunto che tutti riconoscono” a Schlein. La candidatura della segretaria ha alimentato un altro capitolo di polemica col M5s. Correre “per acquisire qualche voto in più per noi è impensabile – ha detto Conte – Io non sarà candidato e il mio nome non sarà nel simbolo”.

La risposta indiretta di Schlein è arrivata nelle repliche in direzione: “La mia candidatura è a disposizione del partito” anche perché “se c’è una persona che ha in astio la personalizzazione della politica sono io”. Quindi un avvertimento: “Questa ostinazione nel metterci al servizio di una prospettiva più alta per creare l’alternativa alla destra non è porgere l’altra guancia, non è buonismo”.

Le liste sono “espressione di una idea dell’Europa e del Pd che vogliamo – ha aggiunto la leader – un partito aperto che si lascia attraversare dalle migliori energie della società e che rivendica la competenza dei suoi amministratori, dirigenti e militanti. Una lista plurale”.

Ma resta aperta la questione del nome nel simbolo. E i tempi stringono, visto che la direzione si è tenuta alla vigilia della scadenza del deposito dei contrassegni. Nel rinviare la decisione, il partito ha dato “mandato alla segreteria di verificare le condizioni affinché possa dare il massimo contributo” al risultato nelle urne. Una formula che – in alternativa – potrebbe aprire all’ipotesi di una corsa di Schlein anche in altre circoscrizioni. Lo faceva anche Berlusconi, assai criticato dai Dem. Che ora sono lì a disquisire sulla segretaria in lista con il suo nome nel simbolo. Prodi strilla: “Non mi ascolta nessuno!”. Orecchie tappate, soprattutto in direzione.

Meloni, pd, Prodi, Schlein, tajani


Sandro Bennucci

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