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«Re Lear» con Gabriele Lavia alla Pergola: tre ore di grande teatro

Una foto di scena (diffusione ufficio stampa)

FIRENZE – È arrivato al Teatro della Pergola il già acclamatissimo Re Lear (il debutto fu un anno fa al Teatro Argentina di Roma) con la compagnia di Gabriele Lavia, protagonista e regista, ben 53 anni dopo che, nella produzione con regia di Strehler, aveva interpretato il giovane Edgar (Lear era Tino Carraro).

Per ricordare il Maestro, Lavia ha utilizzato la stessa traduzione di quella messinscena del 1972 (per fortuna, mi verrebbe da dire, vista la sciatteria di molte traduzioni contemporanee). Nelle note di regia Lavia spiega che quello di Strehler era un Re Lear accuratamente costruito, mentre il suo è “uno spettacolo distrutto“, ma non è vero: la mano del regista, anche se così non vuole essere chiamato c’è; è leggera, ma sicura e precisa. In attesa dell’inizio dello spettacolo ci viene mostrato, in effetti, il palco di un teatro abbandonato, fra sedie ribaltate, scatoloni e casse che paiono la sciate lì da chissà quanto.

Il primo a entrare in scena è il Matto (Andrea Nicolini), il buffone del re, che toccando i tasti di una piano verticale sulla destra del palco attacca una cantilena di sua composizione (che diviene un leit-motiv). Alla sua voce si uniscono quelle del resto del cast e tutti pescano lunghe vesti dalle dorature un po’ offuscate (costumi intenzionalmente riciclati, dicono sempre le note di regia), con le maniche a sbuffo che evocano quelle del tempo di Shakespeare, mentre la leggenda di re Lear è molto più antica. Già in questo sovrapporsi di epoche, prima che vengano pronunciate le prime battute, si ha l’immediata percezione dell’attualità del dramma (i conflitti per il potere, le complesse relazioni tra padri e figli, il sentimento della perdita…), che cattura subito.

Gabriele Lavia, 83 anni ben portati, non perde un colpo e costruisce un personaggio commovente, che acquista umanità di minuto in minuto, spalleggiato a meraviglia dal suo Matto che non è mai caricaturale. Di alto livello anche la recitazione degli attori che interpretano il conte di Gloucester (Luca Lazzareschi)
e il conte di Kent (Mauro Mandolini), ma sono tratteggiate con grande nettezza anche le due perfide figlie adulatrici, Goneril (Federica Di Martino) e Regan (Silvia Siravo), pronte a rivelarsi jene anaffettive appena il potere è in mano loro. Non è facile tenere insieme le generazioni anche sul palco, con un grade cast di 14 attori fra rodatissimi e giovani (con la parte ampia e importante che hanno Edgar, interpretato da Giuseppe Benvegna, e il luciferino fratellastro Edmund, Ian Gualdani), ma Gabriele Lavia ci riesce. Il suo Re Lear è un grande classico che resta tale, ma, senza abbassarsi, parla direttamente al cuore degli spettatori, sempre più coinvolti, tanto che per la sala, a spettacolo finito, più di uno commenta che le tre ore sono volate.

Da non perdere. In scena fino a venerdì 19 dicembre 2025 (martedì, venerdì, sabato, ore 20; mercoledì, giovedì, ore 19; domenica, ore 16); durata intervallo compreso: 3 ore 30 minuti (ma gli spettacoli che solitamente iniziano alle 21 iniziano per l’occasione alle 20). Dettagli e istruzioni o link diretto per l’acquisto sul sito del teatro

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