Firenze preda del “cubo nero”. Budini Gattai parla della città dei mangifici e dei finti studentati

FIRENZE – “La città che si sta delineando rischia di essere un ostacolo alla vita”, “la vicenda del Cubo apre una frattura. C’è unanimità su quanto sia brutto. Ora dobbiamo fermare la trasformazione dell’ex Ogr”, l’area delle ex Fs officine riparazione treni ceduta a un fondo del Lussemburgo, “lo chiediamo al Comune. E anche la Regione dovrebbe intervenire”.
Così il professor Roberto Budini Gattai, architetto e urbanista, docente universitario, esponente del comitato dei nobili fiorentini insorti ora contro le improvvise trasformazioni edilizie e urbanistiche che allarmano i residenti.
Budini Gattai ne parla a colloquio con gli autori di un pamphlet intitolato ‘Il libro nero del Cubo nero’, che riporta numerosi altri contributi ed è edito “per criticare ed esorcizzare” portando fuori la “sollevazione culturale” percepibile tra i fiorentini.
“C’era una scuola di governo in Toscana”, afferma Budini Gattai citando alcuni storici amministratori di grande livello di Firenze, da Bettino Ricasoli a Ubaldino Peruzzi, fino nel’900 al quartiere-giardino Isolotto di Giorgio La Pira, ma ora, ammette con rammarico, “ci siamo dimenticati della nostra storia”.
“Decenni addietro – prosegue -, la città borghese poteva apparirci un pò noiosa, perfino stucchevole; tuttavia, la nascente borghesia doveva rappresentarsi con eleganza. Ciò ha prodotto interventi urbanistici di cui oggi beneficiamo tutti: il Piazzale Michelangelo, le Rampe, il Parterre, il Cimitero degli Inglesi, la Passeggiata delle Carrozze”, “oggi – chiosa – c’è il mangificio!. Oggi si fanno Cubi”, oppure, alludendo a studentati di lusso e residenze per turisti straricchi, “un’enormità invereconda” al posto dell’ex Fiat in viale Belfiore, “bel fiore – fa notare – le parole non sono casuali”, passando “dal verde al cemento, dal Teatro Comunale al Cubo. E quella era una Firenze universale”.
In formato e-book, scaricabile da Internet, redatto dalla testata web ‘La Firenze che vorrei’, il pamphlet “a porte aperte contiene pareri di artisti, urbanisti, intellettuali”.
