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Caro carburanti: dopo i voli a rischio anche i traghetti per le isole. Biglietti alle stelle

Traghetti ancorati all’Isola d’Elba

ROMA – Se lo Stretto di Hormuz continuerà a rimanere chiuso a farne le spese non saranno soltanto i voli aerei: quali sono gli scenari per il trasporto marittimo anche in Italia. In un contesto geopolitico sempre più instabile, segnato dalle tensioni internazionali e dalle ripercussioni dirette sui mercati energetici e sulle catene logistiche globali, la pressione sull’intero sistema produttivo, sia terrestre sia marittimo, si sta acuendo sempre più. Inevitabile l’aumento dei prezzi per spostarsi e viaggiare da e per le isole del Mediterraneo con biglietti più salati per navi e traghetti.

A preoccupare particolarmente è il costo dei carburanti, lievitato nelle ultime settimane dopo la chiusura di Hormuz. Chiusura che ha avuto pesanti ricadute in prima battuta sul trasporto aereo, ma che, senza una riapertura a breve, potrebbe causare problemi anche a navi e traghetti. Con l’annuncio della tregua e l’ipotesi ventilata di una possibile riapertura dello Stretto in Medio Oriente, si spera ora in una progressiva normalizzazione della situazione. Al momento però il blocco rimane così come l’incertezza e, anche se in calo, il costo dei carburanti rimane a livelli record.

Una situazione che non lascia per nulla tranquilli i vertici di Assarmatori (l’associazione che rappresenta gli armatori italiani, dell’Unione Europea e dei Paesi terzi che operano in Italia). Dal canto loro invece le compagnie di navigazione rassicurano i passeggeri rimarcando che, nonostante l’aumento del costo dei carburanti, le forniture sono garantite e il settore sta riuscendo, almeno per ora, a reggere l’impatto dei rincari senza rivedere l’offerta. “L’aumento del costo dei carburanti causato dalla grave crisi in atto in Medio Oriente sta impattando, oltre sul trasporto aereo, anche sui servizi marittimi per passeggeri e merci, sulle rotte nazionali e sui collegamenti da e per le isole maggiori e minori” – fanno sapere dall’associazione. Al punto che, sottolinea l’Assarmatori in una nota diffusa qualche giorno fa e firmata anche da Confitarma (la Confederazione Italiana Armatori), “in assenza di interventi correttivi, il rischio, quantomai concreto, è quello di una compromissione stessa di questi servizi, fino a una possibile riduzione dell’offerta o, nei casi più critici, al venire meno dei collegamenti marittimi essenziali per la continuità territoriale”. In quest’ultimo caso i rischi maggiori potrebbero sussistere per le tratte a lungo raggio come quelle verso la Sicilia o verso la Sardegna mentre per i collegamenti a corto raggio potrebbe solo diminuire la frequenza.

“Il trasporto marittimo svolge un ruolo imprescindibile nella continuità territoriale e più in generale nell’economia italiana, spiegano Stefano Messina, presidente di Assarmatori, e Mario Zanetti, presidente di Confitarma. Un segmento industriale che è stato escluso dalle prime misure emergenziali varate per far fronte al rincaro dei carburanti, ma che adesso, per continuare a garantire i servizi, deve essere considerato al pari degli altri, assicurando condizioni di coerenza tra modalità di trasporto in una fase congiunturale particolarmente delicata. Ci rivolgiamo a un governo che ha saputo mettere la Blue Economy al centro della sua agenda affinché ascolti la voce del settore e sappia mettere in campo le iniziative necessarie per garantirne la continuità operativa”.



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