Report: “Meta interferì con raccolta dati nelle elezioni del 2022”. La secca smentita: “Accuse infondate e del tutto inaccurate”

ROMA – Nell’agosto 2022, a poche settimane dalle elezioni politiche in Italia, il colosso americano Meta “raccoglieva e trattava dati degli utenti italiani legati alle interazioni con contenuti elettorali”. Una volta venuta a galla la vicenda, membri del Garante della Privacy “si adoperarono per sventare una mega-multa che avrebbe anche portato alla luce un sistema surrettizio di influenza sul voto”.
È quanto si legge su Il Fatto Quotidiano, che anticipa i contenuti della nuova inchiesta di Report, la trasmissione di Sigfrido Ranucci, in onda stasera, 12 aprile 2026. Secondo l’inchiesta, “oltre 6 milioni e mezzo di utenti vengono coinvolti vengono coinvolti, attraverso la funzione EDI (Election Day Information) su Facebook e Instagram, e i loro dati vengono raccolti, conservati e aggregati”.
Di fronte a questa attività, il dipartimento tecnico del Garante chiede un blocco urgente, ma “i membri del collegio Guido Scorza e Agostino Ghiglia frenano, chiedendo di attendere le autorità europee”. A metà 2023 – prosegue il quotidiano – si ripropone il problema con le elezioni regionali e i tecnici riescono a far emanare un provvedimento d’urgenza che impedisce a Meta di condividere i dati con terzi. E propongono una multa da 75 milioni, ma, nonostante la multa venga abbassata a 25 milioni, sia Scorza che Ghiglia votano contro il provvedimento.
Nel 2021 – spiega ancora Il Fatto – “Meta aveva introdotto un filtro per limitare la visibilità dei contenuti politici, dichiarando di averlo rimosso per tutti nel 2025. Un’analisi condotta da un gruppo interno di tecnici del Pd smentisce però questa versione: il filtro sembrerebbe essere stato disattivato in gran segreto già nel novembre 2024, in coincidenza con la vittoria di Donald Trump negli Usa. I grafici mostrati a Report evidenziano che la rimozione ha favorito esclusivamente le posizioni della destra antieuropeista”.
META – “La tesi secondo cui il nostro strumento Election Day Information (EDI) costituirebbe una “profilazione di massa” è infondata e del tutto inaccurata”. Così un portavoce di Meta risponde alle accuse di interferenze nelle elezioni politiche, contenute nell’inchiesta di Report.
“Lo strumento è utilizzato in tutto il mondo per contribuire a sensibilizzare gli utenti sulle elezioni ed è stato impiegato durante numerose consultazioni elettorali in Unione Europea dal 2021 – prosegue Meta -. In Italia, indirizzava semplicemente gli utenti al sito web del Ministero dell’Interno, dove le persone potevano trovare informazioni verificate e attendibili sulle elezioni del 2022. Lo strumento è stato progettato in stretta consultazione con le autorità di regolamentazione per garantire un elevato livello di tutela della privacy. Non raccoglie alcun dato sensibile o di natura politica, non fornisce a Meta alcuna informazione su come o se un utente abbia votato, e non condivide dati con terze parti, inclusi i comitati elettorali. I dati raccolti tramite EDI non sono stati utilizzati in alcun modo per mostrare o moderare contenuti politici.”
“Come annunciato a gennaio 2025 – sottolinea ancore il portavoce del colosso Usa -, Meta ha iniziato a trattare i contenuti di natura politica in modo più simile ad altre tipologie di contenuti, offrendo agli utenti controlli che possono aggiornare in qualsiasi momento su Facebook, Instagram e Threads. Non vi e’ stata alcuna asimmetria temporale nella rimozione di questo filtro per specifiche categorie di politici e opinionisti.”
