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Firenze: multate per un presidio davanti a “Fratelli d’Italia”, in piazza Tanucci

Foto d’archivio

FIRENZE – Multate per un presidio non autorizzato davanti alla sede di Fratelli d’Italia, a Firenze, in piazza Oberdan. A ricevere la sanzione, dopo che l’articolo 18 del Tulps è stato depenalizzato, Silvia Fruzzetti e Chiara Pastacaldi del partito dei Carc, un caso simile a quello di piazza Tanucci per le proteste in occasione dell’inaugurazione della sede di Futuro nazionale alla presenza di Roberto Vannacci. “Siamo state raggiunte da una multa che c’è stata notificata dalla Digos che va dai 1000 ai 10.000 euro”, dice Fruzzetti, segretaria della federazione toscana.

Aggiungendo: “Abbiamo realizzato uno striscione, girato un video per social per denunciare le politiche del governo Meloni e la complicità nel genocidio del popolo palestinese”. Tuttavia, sottolinea, “non abbiamo nessuna intenzione di pagare questa multa, anzi faremo ricorso”, “non abbiamo assolutamente intenzione di farci intimidire”.

“Dobbiamo ricordarci – spiega l’avvocato Luigi Dell’Aquila – che l’articolo 18 del Tulps è già al vaglio della Corte Costituzionale. Dal novembre del 2025 siamo riusciti a ottenere dal tribunale di Firenze un rinvio alla Corte Costituzionale perché ne abbiamo chiesto l’illegittimità in relazione degli articoli 3 e 27 della Costituzione”.

Con la depenalizzazione “di fatto la garanzia si comprime, è l’onere della prova che è ribaltato. Non è lo Stato che deve provare l’illegittimità del comportamento del manifestante, ma è il manifestante che in negativo deve provare la sua estraneità rispetto alla sanzione amministrativa”.

“Questa depenalizzazione rischia di creare paura tra le persone che vogliono prendersi cura del loro territorio e manifestare liberamente il loro dissenso rispetto alle forme del potere – osserva Dmitrij Palagi, capogruppo di Sinistra progetto Comune -. È una situazione grave che riguarda tutto il Paese e quello che ci aspettiamo è che il Comune di Firenze la smetta con le zone rosse e prenda una posizione molto chiara. E per tutte quelle che fossero eventualmente le spese da sostenere serve una cassa di solidarietà. E’ necessaria – prosegue – una risposta all’altezza perché ogni forma di dissenso e ogni forma di contestazione deve essere legittimata e deve potersi esprimere liberamente, altrimenti viene meno la stessa Costituzione”.

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