Rimpatri e incentivo da 615 euro agli avvocati: Mantovano al Quirinale da Mattarella. Per spiegare

ROMA – E’ alta l’attenzione del Quirinale sulla norma contenuta nel decreto Sicurezza che prevede un incentivo da 615 euro per gli avvocati che seguono una pratica di rimpatrio volontario, nel caso in cui i loro assistiti scelgano di tornare nei Paesi d’origine.
Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, è al Quirinale per un colloquio con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Lo si è appreso da fonti parlamentari.
Da giorni è attivo il faro del Quirinale su una norma che ha provocato l’allarme delle opposizioni e rilievi critici di alcuni costituzionalisti. Il presidente – si osserva – parla per atti e quando la norma arriverà sul suo tavolo deciderà se firmarlo, se rinviarlo alle Camere o se firmarlo con una lettera.
L’impressione è che la soluzione individuata dal capogruppo di Forza Italia alla Camera, Enrico Costa, di affidare la soluzione ad un ordine del giorno sul tema non possa essere sufficiente. Difficilmente il Presidente potrebbe firmare questo testo senza modifiche. Il decreto deve essere convertito entro il 25 aprile, pena la decadenza.
AGGIORNAMENTO DELLE 23,51
Sarebbe stata necessaria infatti la terza lettura in Senato, dopo l’ok di Montecitorio, per farlo diventare legge. Ma con tempi talmente stretti(la scadenza ultima è il 25 aprile) il rischio di non farcela sarebbe stato decisamente alto. Da qui la riconsiderazione di altre misure già valutate nel corso di una lunghissima giornata.
Nel pomeriggio il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano era salito al Colle per incontrare il capo dello Stato, molto contrariato per le norme sui rimpatri (“Così non va’”, si racconta in ambienti parlamentari che abbia detto al suo interlocutore). Subito dopo era spuntata l’idea di un emendamento in commissione per modificare la disposizione incriminata: una cosa data per fatta fino alla tarda serata.
Nelle triangolazioni tra Parlamento, Palazzo Chigi e Quirinale, fino alla fine erano rimaste sul tappeto anche altre possibilità come la leva dei decreti attuativi ed un nuovo decreto, da presentare in cdm, che si limiti ad abrogare il punto contestato. Ed è proprio quest’ultima possibilità che,in nottata, sembra aver preso quota.
